Che cosa è cambiato ora che FOM e FIA sembrano più allineate sul futuro della F1?
Dopo un primo periodo in cui non sono mancate visioni differenti, nel corso di un'intervista esclusiva a Motorsport.com, Stefano Domenicali ha ribadito che oggi il detentore dei diritti commerciali della F1, la FOM, e l’organo di governo, la FIA, sono allineati, lavorando in sontonia sugli stessi obiettivi. Scopriamo cosa è cambiato.
Mohammed ben Sulayem, FIA President and Stefano Domenicali, CEO of the Formula One Group on the grid
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Il 2026 è appena iniziato e, dietro le quinte, si sta ragionando già su dei correttivi per intervenire su quei punti critici che hanno evidenziato aree di miglioramento. Tuttavia, lo sguardo della Formula 1 è rivolto anche al futuro. Abbiamo discusso come, in ottica 2031, si stia ragionando per creare un regolamento che coinvolta tutti i costruttori, ma che sia anche sufficientemente forte per non dipendere dal mercato.
In caso di un cambio di rotta dell’industria automobilistica o di una crisi del settore, come accadde con il Dieselgate, che finì per condizionare l’intero programma sportivo del gruppo Volkswage, diventa evidente la necessità di un meccanismo di protezione. Uno strumento che, pur mantenendo un terreno comune con i grandi marchi per garantire una tecnologia rilevante, non renda la F1 dipendente dai desideri dei costruttori.
È una strada che si percorre su due corsie parallele. La Formula 1 ha bisogno dei costruttori, ma anche i grandi marchi dell’industria hanno bisogno della categoria regina, che resta la piattaforma di riferimento nel motorsport per sviluppare e mostrare la propria ricerca tecnologica. Tuttavia, in ottica futura, e alla luce della lezione appresa con il regolamento 2026, qualcosa è destinato a cambiare.
Griglia di partenza
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
C'è un punto d'incontro sulla direzione per il motore del futuro
L’idea che dal 2031 si possa tornare a un V8 con un piccolo kers per mantenere una componente ibrida appare sempre più plausibile. La scelta sul motore del futuro, come ricordato da Stefano Domenicali, andrà presa già quest’anno: programmare in anticipo il prossimo ciclo tecnico è indispensabile. Progettare una nuova PU richiede tempo e risorse, e definire quella direzione è un passaggio vitale per lo sport.
Una possibilità sul tavolo che piace a piloti e appassionati… e, in una certa misura, anche alla FIA stessa. L’ipotesi di riportare in vita un V10 era infatti stata ventilata dallo stesso Presidente della Federazione nei primi mesi dello scorso anno, dando il via a una serie di riunioni dedicate alle Power Unit.
Dopo la risposta fredda di nuovi costruttori come Audi all’idea di anticipare la fine del ciclo tecnico appena iniziato per cui sarebbe servita la super-maggioranza, vista anche l’entità degli investimenti necessari per sviluppare queste Power Unit, si è infine scelto di rimandare i colloqui a dopo l’avvio della stagione, concentrando tutti gli sforzi sulle normative 2026.
Presentazione Power Unit Honda RA626H
Foto di: Honda
All’epoca poteva sembrare un’ipotesi ancora lontana. Tuttavia, come ha confermato Stefano Domenicali in un’intervista esclusiva a Motorsport.com, oggi sembra esserci un consenso più ampio sulla direzione futura della serie, rispecchiando anche l'attuale scenario del settore dell'auto, la cui corsa verso l'elettrico ha visto un rallentamento.
"Dico sinceramente che vedo personalmente, ma spetta, naturalmente, alla FIA proporlo, un tipo di carburante sostenibile al centro del futuro, con un diverso equilibrio di quella che potrebbe essere l’elettrificazione insieme a un buon motore endotermico. Questo è il motorsport. Permetterà di risparmiare molti chili, con una vettura più leggera, più piccola, che puoi davvero spingere al massimo. Quindi questa è la direzione, credo, che dovrebbe rendere più felici i puristi", ha detto Domenicali a Motorsport.com.
Ora c'è maggior sintonia senza sovrapposizioni di ruoli
È uno degli ambiti in cui il detentore dei diritti commerciali, la FOM, e la FIA sono allineati e, col passare del tempo, questo è diventato più una regola che un’eccezione. Non si può nascondere che il rapporto tra Ben Sulayem e la controparte commerciale sia partito in salita nel 2021, con scambi a distanza che non sono mancati di tensione.
Stefano Domenicali, CEO della F1
Foto di: Motorsport Network
Non si può nemmeno negare che lo stile di gestione dell’attuale Presidente della FIA, da poco rieletto, abbia inizialmente irritato più di qualcuno nel paddock di F1. A partire dai piloti, che non hanno apprezzato scelte come le imposizioni su linguaggio e gioielli, fino alle uscite di scena di alto profilo tra il personale dirigente dell’organo di governo.
Sebbene, come in ogni dinamica umana, sia difficile essere completamente allineati su ogni elemento, negli ultimi 24 mesi il rapporto tra FIA e FOM sembra essersi disteso e aver trovato un nuovo punto d'incontro, con una fiducia reciproca sui temi più importanti. Una condizione che permette di procedere in una direzione comune senza il timore che il pestarsi i piedi a vicenda possa far deragliare l’agenda.
Una fiducia reciproca confermata anche dallo stesso Stefano Domenicali, che ha spiegato come oggi le parti comunichino meglio e comprendano più chiaramente di cosa ha bisogno l’altra e come opera senza che vi siano sovrapposizioni come era successo in passato: "Quello che posso dire è che il rapporto con il Presidente della FIA e con la FIA è molto positivo. Sappiamo di essere complementari nello sport. Noi non faremo mai il ruolo della FIA, così come la FIA non farà mai il ruolo del detentore dei diritti commerciali".
"Senza i volontari che arrivano in pista, uno sport che vale miliardi non sarebbe possibile. Per questo dobbiamo assicurarci che ci sia un enorme rispetto per loro e che venga dato tutto ciò che serve. È una questione di fiducia. È una questione di avere una direzione su dove vogliamo portare questo sport. Credo che lo stiamo dimostrando con i fatti”.
Il ruolo del nuovo Patto della Concordia per sostenere la crescita
“C’è stata una crescita così grande in così poco tempo che il nostro principale punto di attenzione è garantire che le gambe del tavolo siano abbastanza solide da sostenere questa crescita. Questo significa l’organizzazione dell’intero ecosistema: i promoter, i broadcaster, i partner, i team, la FIA. Tutti noi".
"È una questione di capirsi meglio. C’è stata una sorta di curva di apprendimento che è stata affrontata e oggi siamo in una situazione in cui la linea è molto chiara. La fiducia c’è, senza dubbio. E questo fa bene allo sport. Io ne sono convinto, almeno". Un punto di svolta fondamentale è stato il nuovo Patto della Concordia siglato nel 2025, che ha permesso di affrontare anche alcuni nodi rimasti irrisolti, tra cui sostenere questa crescita.
Ufficiale FIA
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Pur essendo i contenuti dell’accordo confidenziali, è emerso che la FIA avrà a disposizione maggiori fondi per migliorare le proprie strutture, formare il personale coinvolto nella gestione della corsa e i commissari, che oggi operano su base volontaria. Un rafforzamento che fa bene sia alla Federazione sia alla Formula 1: avere un organo di governo capace di rispondere alle necessità dello sport e su cui poter fare affidamento è un vantaggio per l’intero sistema.
Domenicali ha riconosciuto la necessità di un collegio di commissari professionale, che non si basi soltanto su volontari come avviene oggi. La speranza è che il nuovo accordo contribuisca a sostenere una Federazione più forte: "Credo che l’aspettativa sia che dobbiamo avere una Federazione più forte. Lo sport ha bisogno di un presidente forte che dia alla FIA l’indirizzo per gestire la parte dello sport di cui è responsabile" ha aggiunto l’amministratore delegato della F1.
"È chiaro che senza i volontari che arrivano in pista, uno sport da miliardi non sarebbe possibile. Per questo dobbiamo assicurarci che ci sia un enorme rispetto per loro e che venga dato tutto ciò che serve affinché continuino a essere attratti nel modo giusto, ricevendo il rispetto che meritano. Nella finale della Coppa del Mondo devi avere il miglior arbitro”.
“Noi abbiamo una finale della Coppa del Mondo ogni weekend, quindi dobbiamo avere i migliori arbitri, che diano ai piloti e a tutti la fiducia che ciò che decidono sia la decisione giusta. Qualunque investimento sia necessario, noi siamo lì per aiutare e sostenere, perché sappiamo che se questo elemento viene a mancare, la credibilità dello sport scompare”. Alla fine, entrambe le parti hanno comunque lo stesso obiettivo finale: assicurarsi che la crescita rapidissima della F1 resti sostenibile e credibile.
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