Bottas: il sottovalutato quanto varrebbe lontano da Hamilton?

Il vincitore del GP d'Austria 2020 conferma di avere una mentalità da top driver e un livello di guida sopraffino. Quando varrebbe lontano dal mostro sacro Hamilton?

Bottas: il sottovalutato quanto varrebbe lontano da Hamilton?

Valtteri Bottas è nato a Nastola (in Finlandia) il 28 agosto 1989, il giorno successivo una perentoria doppietta Senna-Prost sul circuito di Spa. La sua storia è entrata nel libro di coloro che ce l’hanno fatta senza soldi di famiglia, uno che si è conquistato in pista ogni passaggio di categoria fino all’approdo in Formula 1.

A trent’anni, il pilota su cui nel 2007 puntò gli occhi Toto Wolff, ha alle spalle 139 Gran Premi, 45 dei quali terminati sul podio, ma soprattutto vanta dodici pole position e otto vittorie. C’è chi ha fatto meglio, anche molto meglio, ma sarebbe terribilmente ingiusto non sottolineare un aspetto: ogni vittoria ed ogni pole position conquistate da Bottas sono state ottenute battendo Lewis Hamilton a parità di macchina.

Non si può prescindere da questo aspetto quando si giudica Bottas, perché gli incroci con i compagni di squadra sono sempre un elemento fondamentale per tarare in modo corretto il valore di un pilota. Il confronto interno con il compagno di squadra è da sempre il più sentito, ed il motivo è facile da cogliere: è una comparazione al netto della variabile meccanica.

Si sono scritti libri su questo argomento, entrando nell’affascinante mondo delle supposizioni: quanti allori avrebbe conquistato Prost se non gli fosse capitato Senna in McLaren? Quanti titoli mondiali avrebbe vinto Schumacher con un compagno di squadra di alto profilo? Vettel sarebbe un quattro-volte campione del Mondo se Ricciardo fosse arrivato in Red Bull due o tre anni prima?

Una lista lunghissima, ma non ci sarà mai una risposta a questi interrogativi. Però è innegabile che nella carriera di un pilota il peso del compagno con cui si divide il box è una variabile cruciale, che non di rado ha cambiato percorsi.

I campionissimi si sono sempre presentati facendo piazza pulita dei compagni di squadra, capovolgendo le gerarchie ed entrando così nel ristretto club dei ‘cannibali’, ma nell’albo d’oro della Formula 1 ci sono anche grandi piloti con denti un po' meno aguzzi, che ad un certo punto della loro carriera hanno trovato una strada aperta in cui dare tutto, senza complicazioni interne, gente a cui ‘ha detto bene’.

Dopo il Gran Premio d’Austria alcuni addetti ai lavori hanno riempito un’altra pagina del libro sulle domande impossibili: cosa sarebbe oggi Valtteri Bottas se non avesse incrociato sul suo percorso Lewis Hamilton? A volte il destino sembra voler giocare con momenti e luoghi. Bottas è arrivato in Mercedes grazie a Nico Rosberg, che pochi giorni dopo la conquista del suo titolo Mondiale chiamò Wolff dicendogli che ne aveva abbastanza. Ma proprio la sconfitta subita da Rosberg ha portato Hamilton a salire ancora di livello, conscio del prezzo a causa di un inizio di stagione molto al di sotto dei suoi standard.

Bottas si è così trovato in Mercedes, ma con la missione di dover affrontare il miglior Hamilton di sempre, senza cali di tensione, praticamente ‘error-free’ e sempre tremendamente veloce. La otto vittorie di Valtteri (così come le sue dodici pole position) sono arrivate battendo un riferimento assoluto, e per riuscirci ha dovuto mettere sul piatto un altissimo livello di guida e una tenuta psicologica da vero ‘big’.

Si può obiettare che nel confronto con Hamilton il buon Bottas ha spesso viaggiato a corrente alternata, ma quanti oggi nel paddock possono essere certi di reggere un confronto simile meglio del finlandese?

Oggi Bottas ha già un piede fuori dalla Mercedes, e solo un miracolo può consentirgli di convincere i vertici del team a fare retromarcia. Ieri ha Spielberg ha messo un mattone importante, in questo senso, ma potrebbe essere già tardi. In ogni caso Valtteri cadrà in piedi, perché nel paddock c’è chi lo tiene d’occhio da tempo e forse, sotto diversi aspetti, per ‘woodman’ sarà un affare.

Più soldi, il sospirato contratto biennale mai avuto nella sua carriera, e c’è da scommettere che un nuovo confronto porterà a galla in modo più visibile il suo valore. Che ovviamente non è quello di Lewis Hamilton, ma forse maggiore di quello di altri colleghi che oggi portano gradi da top-driver.

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