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Barilla: "Zanardi sapeva parlare ai nonni e ai bambini con un linguaggio universale"

L'ex pilota di F1 e oggi vicepresidente del gruppo alimentare di famiglia ha conosciuto Alex grazie a una sponsorizzazione iniziata quando il bolognese correva in America in Indycar. E poi il rapporto si trsformato in un'amicizia: "Lo stavo convincendo a lanciare dei nuovi progetti che gli piacevano, ma non voleva ancora dire addio all'agonismo".

Alex Zanardi, BMW Team Italy-Spain, BMW 320si

Alex Zanardi, BMW Team Italy-Spain, BMW 320si

Il rapporto era iniziato con una sponsorizzazione, quando Alex Zanardi era una star dell’Indycar americana, ma poi è consolidato in una bella amicizia. Paolo Barilla, ex pilota di F1, vincitore della 24 Ore di Le Mans 1985 con la Porsche 956 del team Joest Racing e oggi vicepresidente della multinazionale alimentare di famiglia. 

“Sono rimasto sorpreso dalla scomparsa di Alex, per quanto ci sia sempre stato un grande riserbo sulle sue condizioni. La brutta notizia ha avuto un impatto che ti colpisce come per tutte le persone a cui voglio bene, a prescindere dalle condizioni in cui sono, perché fanno parte della nostra vita. Noi abbiamo compagni di viaggio, nel bene o nel male, per cui una cosa così ti colpisce di per sé”. 

“Alex è stato un compagno di viaggio, con cui ho e abbiamo tutti condiviso varie storie: c’è stata la parte dei grandi successi e poi c'è stata la parte, che è quella più intima, del suo dopo, dove sono venute fuori le qualità dell'uomo, oltre a quelle del campione. E c’è stata la prevalenza dei sentimenti che hanno superato, secondo me la valenza delle tante coppe e medaglie vinte nello sport. Perché l'impatto che ha avuto nella nostra vita e sulla vita di tante persone che soffrono, è stato importante: attraverso di lui tanti hanno visto che il tunnel si può percorrere, alla fine c'è sempre una luce, quella che ha percorso lui. Alex ha dato un messaggio a tantissimi, in tutte le situazioni”. 

“Era consapevole che non poteva piacere a tutti e mi raccontava: “...io capisco che ci possa essere qualcuno a cui sto antipatico, perché mi considera un fortunato, perché della mia sfortuna ne ho fatto una fortuna, ma non me frega niente, perché per me l'importante è tirar fuori quelli che non hanno il coraggio di uscire di casa e di affrontare la vita come tutti gli altri. Questo è diventato il mio obiettivo primario, su tutto il resto per cui ci passo sopra e vado avanti". E questo è quello che Alex ha saputo fare”.  

Alex Zanardi con Jimmy Vasser dopo una doppietta in Indycar con il Ganassi Racing

Alex Zanardi con Jimmy Vasser dopo una doppietta in Indycar con il Ganassi Racing

Foto di: Motorsport Images

Bisogna riconoscere a Zanardi le qualità del grande comunicatore... 
“Riusciva a parlare sia al nonno che al bambino: la grande verità è che il suo linguaggio arrivava a tutti. Quando veniva a Parma per parlare ai ragazzini di Giocampus, che era un dopo scuola, ci limitavamo a dire che arrivava un personaggio famoso che nessuno di loro conosceva. Quando Alex raccontava la sua storia c’erano ragazzini entusiasti, perché sapeva attaccare la... spina delle persone. Questo è stato il suo più grande contributo che ci ha lasciato”. 

Come lo hai conosciuto visto che non vi siete mai sfidati in pista...
“Nei giorni di sponsorizzazione quando lui correva negli Stati Uniti con la Honda e noi avevamo bisogno di riconoscibilità per cui Zanardi era diventato il nostro ambassador. Siamo stati anche fortunati perché aveva portato a casa due campionati! Era un personaggio estremamente popolare e ci ha aiutato molto. La nostra era una relazione amichevole, sportiva, professionale. Poi dopo l'incidente siamo stati molto più a contatto e ci siamo sentiti regolarmente, ci siamo sempre visti e abbiamo anche condiviso pensieri e progetti”. 

“Non ti nascondo che un mese prima del suo incidente con il camion lo volevo convincere a mollare la parte agonistica con l'handbike per dedicarsi più intensamente a quei progetti che avevano anche impatto sulla vita delle persone.  Mi diceva sempre di sì, prima di aggiungere che avrebbe gareggiato ancora un pochino”.  

Alex Zanardi

Alex Zanardi

Foto di: BMW AG

E cosa avevate in testa?  
“Avevo in testa una cosa che sarebbe piaciuta anche a che lui, visto che aveva una mente estremamente aperta alla tecnica e gli piaceva molto l'innovazione, lo studio del dettaglio. Con la Dallara aveva sviluppato questo... missilotto e continuava a studiarlo per migliorarlo, perché non mollava mai il colpo”.  

“E gli avevo proposto che si poteva fare qualcosa di bello sviluppando dell’attrezzatura per persone che hanno difficoltà di mobilità sportiva. Pensavo che con il suo nome si potessero sviluppare prodotti per migliorare la qualità del tempo libero: per esempio non esiste una carrozzina per andare in spiaggia. O pensarne una adatta ad un percorso un po’ di montagna con le ruote più grosse. Oggi c’è una tecnologia dell’elettrico che non era difficile da abbinare per quel tipo di mobilità. Purtroppo, poco dopo ha avuto l’incidente che ha pregiudicato tutto: sono sicuro che avrebbe realizzato cose bellissime”. 

Come dimenticare il sistema di guida assistita che gli aveva permesso di guidare la BMW nel WTCC, permettendo alla Casa bavarese di omologare l’impianto e mettendo nella dotazione degli optional del marchio tedesco... 
“L’handbike se l’è fatta con i tecnici di Dallara: questo spirito profondo Alex ce l’aveva. La sua esperienza poteva essere utile per progettare mezzi non solo per le corse, ma anche per il tempo libero. Con il suo temperamento non mollava mica colpo. Era uno dove la sua testardaggine aiutava il percorso di innovazione perché si dedicava con cura ad ogni dettaglio”. 

Che poi era la sua forza anche quando era in pista... 
“Ah sì, non c’è dubbio. Ricordo che mi descriveva la sua handbike pezzo per pezzo. Secondo Alex, che era tenace, c’è sempre da guadagnare l’ultimo decimo. Era estremamente determinato per sé, com’era aperto a vedere quelle che erano le esigenze degli altri. E ha dato delle testimonianze straordinarie”. 

Alex Zanardi, BMW Team Italy-Spain, BMW 320si WTCC

Alex Zanardi, BMW Team Italy-Spain, BMW 320si WTCC

Foto di: FIA WTCC

E a te come persona cosa ti ha lasciato?  
 “A volte gli raccontavo le mie apprensioni perché mi capitava di vedere nero: lui mi guardava con un sorriso e mi diceva: ‘Non lasciarti andare, perché alla fine vedrai che si fa qualcosa e si migliorerà”. Era sempre alla ricerca della strada per fare meglio, una determinazione come la sua era rara da vedere”. 

Hai avete la fortuna di trovare un testimonial straordinario che aveva la capacità di parlare al di fuori del mondo delle corse... 
“Aveva un linguaggio universale. E quando si dice che c’è una persona che buca il video bisogna pensare a Zanardi. Non bisognava domandarsi il perché, quella era una magia...”.  

Era tosto anche nella trattativa per la sponsorizzazione? 
“No, era giusto, preciso, dettagliato. Una persona precisa, organizzata e di buon senso. Sapeva trovare un equilibrio fra le relazioni e la professione. Però un difetto ce l’aveva: parlava troppo. E ricordo che diceva: “Mio padre mi ripeteva sempre che da piccolo chiacchierava molto E mi diceva: ‘Se non stai zitto e parli non ascolti e se non ascolti non impari”. E questa logica di ragionamento perfetta gli era rimasta in testa”. 

Ma l’aveva imparata? 
"Quando ci sentivamo per telefono riusciva a passare dai massimi sistemi della vita, passando per le cose sue di famiglia per poi arrivare fino all'ingranaggio del rapporto della bicicletta che non andava bene perché grattava e non la finiva più... Era consapevole del suo essere e ci faceva una grande ironia sopra. Ma era un grande narratore e ci manca...”.

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