15 maggio 1986, trent’anni fa ci lasciava Elio De Angelis

Quel giorno il corpo del campione romano si arrese all’ospedale di Marsiglia alle terribili conseguenze dell’incidente nei test del Paul Ricard, in cui la Brabham BT55-BMW “sogliola” aveva perduto l’alettone posteriore...

Accadeva trent’anni fa esatti, il 15 maggio 1986, ma il ricordo di un ragazzo gentile e dai lineamenti aristocratici, che alternava i circuiti del Campionato del Mondo di Formula 1 alle sedute al pianoforte, rapito dalla musica classica, non si è mai attenuato in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo nell’intimo.

Quel giorno, all’ospedale di Marsiglia, il corpo e lo spirito di Elio De Angelis si erano definitivamente arresi alle terribili conseguenze dell’incidente in un test privato al Paul Ricard in cui il pilota romano era rimasto coinvolto al volante della fallimentare Brabham BT55-BMW progettata da Gordon Murray.

Ventiquattr’ore prima aveva avuto termine nella maniera più tragica possibile la difficile stagione di De Angelis, approdato alla corte della Motor Racing Development di Bernie Ecclestone dopo sei anni consecutivi in seno alla Lotus, trovando un Riccardo Patrese con cui, almeno sino all’86, non aveva mai avuto rapporti cristallini e di sincera amicizia.

Causa il distacco dell’alettone posteriore della oggettivamente pericolosa “sogliola” congegnata dal tecnico sudafricano, il cui soprannome ne indicava l’anomala altezza da terra, Elio aveva perduto ad altissima velocità il controllo del retrotreno della monoposto, che aveva capottato diverse volte ed era finita contro una barriera di protezione, incendiandosi come un cerino.

Gli sforzi di colleghi come Alan Jones e Nelson Piquet e, da ultimo, di Alain Prost, che avevano cercato di estrarlo dall’abitacolo a mani nude malgrado le alte fiamme, si erano rivelati vani. Soltanto l’arrivo dei commissari di percorso e di alcuni meccanici privi di tute ignifughe, però muniti di rudimentali estintori, consentiranno di rimuovere Elio De Angelis dalla carcassa della Brabham BT55-BMW.

Il distacco della colonna vertebrale, gravi danni alla testa, alcune ustioni e la frattura della clavicola, ma soprattutto i venefici fumi della combustione respirati durante gli interminabili minuti precedenti la sottrazione del suo corpo al rogo, si riveleranno fatali per l’organismo del ventottenne pilota laziale. L’elicottero di soccorso arrivò inutilmente a Le Castellet mezzora più tardi...

Nato il 26 marzo del 1958 a Roma, Elio De Angelis riposa da sei lustri nel cimitero capitolino del Verano. Fu l’ultimo pilota italiano di Formula 1 a perdere la vita, quattro anni dopo la tragedia di Riccardo Paletti a Montréal e otto stagioni prima del terribile week end imolese in cui perirono Ayrton Senna e Roland Ratzenberger.

Di lui, ci restano 109 Gran Premi disputati con Shadow, Lotus e Brabham, 10 piazzamenti sul podio, tre pole position, 122 punti conquistati e le vittorie di San Marino 1985 e Austria 1982, l’ultima volta in cui il celebre cappellino del geniale e controverso Colin Chapman si alzò verso il cielo per celebrare l’affermazione di una propria monoposto in Formula 1. 

 

A chi lo amava piace immaginare che lassù, dove regna la pace eterna e tanti campioni del volante continuano a sfidarsi in velleitari Gran Premi dell’aldilà, Elio De Angelis abbia finalmente coronato il sogno di diventare un compositore musicale.

Ai fratelli Roberto, Andrea e Fabiana De Angelis, che gli sono incolpevolmente sopravvissuti, forse piacerà ritrovare nei colori del casco prima di Jean e ora del figlio Giuliano Alesi la stessa livrea che aveva accompagnato Elio dall’inizio alla fine della carriera nelle corse, ultimo effimero omaggio alla sua memoria… 

 

 

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Elio de Angelis
Team Brabham
Articolo di tipo Ricordo
Tag incidente, morte