15 dicembre 2006: dieci anni fa ci lasciava Clay Regazzoni

La vita intensa del ticinese, un’altalena di alti e bassi, si chiuse tamponando un camion in autostrada vicino Parma. Era un purosangue, un personaggio quasi da romanzo, che nel 1974 regalò alla Ferrari e alla Svizzera un “quasi titolo” di F.1...

Dieci anni, due lustri, e sembra ieri... Tanti ne sono trascorsi dalla morte di Clay Regazzoni, avvenuta nel tardo pomeriggio del 15 dicembre mentre il Motor Show edizione 2006 di Bologna, di cui era reduce, scivolava verso la chiusura e lui affrontava una curva dell’Autostrada A1, nei pressi dello svincolo della Parma-La Spezia e del ponte sul fiume Taro, dinanzi al quale si è parato un camion disgraziatamente inevitabile per il 67enne vicecampione del mondo di Formula 1 nel lontano 1974. 

Ma chi era veramente Regazzoni, il pilota svizzero più forte di sempre, che tante italianissime soddisfazioni diede anche alla Ferrari e ai suoi tifosi. Nei primi Anni Sessanta accompagnava il suo amico Silvio Moser alle corse, che a quei tempi già si faceva conoscere. Poi, pian piano, Clay incominciò a partecipare a qualche corsa nazionale in Salita, alla guida di un’Austin Sprite. Nel 1965 fece qualche gara al volante di una De Tomaso-Ford di Formula 3, con la quale Mario Casoni si era distinto l’anno prima.

Due anni dopo Regazzoni era già pilota ufficiale della Tecno di Bologna, con la quale nel 1968 passò alla Formula 2, che in quei tempi prevedeva dei motori di 1600 cc. Nel 1970, proprio con la Tecno, vinse il titolo di campione europeo della serie cadetta. Comunque, nello stesso anno Regazzoni aveva già in tasca un contratto con la Ferrari, per correre in Formula 1. Debuttò nella massima categoria il 21 giugno 1970 al Gran Premio d’Olanda, alla guida di una Ferrari 312B, e si piazzò subito quarto dietro Jochen Rindt, Jackie Stewart e Jacky Ickx. Al Gran Premio di Gran Bretagna giunse pure quarto, mentre in Austria le due Ferrari terminarono prima con Ickx e seconda proprio con Clay.

Seguì il Gran Premio d’Italia a Monza. Si forma un plotone di punta con Stewart su March, Regazzoni su Ferrari, Hulme su McLaren, Stommelen su Brabham e Beltoise su Matra. Regazzoni era alla sua quarta gara di Formula 1, si batté come un leone e infine vinse la corsa tagliando il traguardo con 5"08 di vantaggio su Jackie Stewart. Sembrava che l’autodromo di Monza esplodesse dall’entusiasmo della folla, vittoria della Ferrari, per di più con un pilota che al pubblico italiano piaceva. Comunque, in quel fine settimana l’automobilismo era in lutto: il sabato, durante le prove, aveva perso la vita Jochen Rindt per un incidente in Parabolica.

Allegro, affascinante e lunatico

Enzo Ferrari aveva subito capito che aveva a che fare con un grosso talento, un vero combattente di prima linea. La vittoria a Monza con una Ferrari era il massimo che un pilota potesse offrire al pubblico locale. Ed è stato da quel giorno che gli appassionati, svizzeri e italiani, per sempre tifarono per Clay. Lui poi è stato uno che ha vissuto, che si è goduto la vita, ma che ha anche sofferto. Era uno sempre pronto a battersi al limite, un vero attaccante pieno di energia. Comunque, poteva essere cortese e affascinante, ma anche lunatico. Di tanto in tanto poteva avere degli attacchi di rabbia, quando le cose non andavano a modo suo.

Anche il suo stile di guida era quello di un pilota che si batte per ogni centimetro, delle volte (sopratutto nei primi tempi) poteva essere anche troppo irruente e aggressivo. In un’occasione Enzo Ferrari disse di lui: “Clay è un playboy che nel tempo libero partecipa alle corse". In ogni caso, si rivelò essere pure un tester infaticabile, capace di dare informazioni precise ai tecnici. L’ingegner Mauro Forghieri, a quei tempi direttore tecnico della Ferrari, disse di lui: “Clay portava il buon umore in squadra, quando tutto filava alla perfezione egli diventava imbattibile". Ha corso per i colori della Ferrari dal 1970 al 1972, passando alla BRM nel 1973, per poi ritornare alla Casa di Maranello nel 1974, pilotando i 12 cilindri piatti del Cavallino Rampante sino alla fine del 1976.

“Campione mondiale per soli 500 metri!”

La sua più grande annata è stata il 1974, quando, prima dell’ultima gara iridata a Watkins Glen, era in testa al Campionato Mondiale a pari punti con il brasiliano Fittipaldi su McLaren. Ma proprio in quella gara decisiva, la sua Ferrari non era in forma. Partì in ultima fila; il suo rivale più diretto, Emerson, in quarta. “Fitti” terminò in quarta posizione, Regazzoni invece giunse al traguardo undicesimo.

Diversi anni dopo Mauro Forghieri raccontò: “La macchina di Clay era reduce da un incidente in prova, successo qualche settimana prima. Quando fu riparata, io ero assente, essendo occupato con un altro progetto. Per di più giunsi a Watkins Glen solo il sabato sera prima del Gran Premio, quindi non avevo neanche potuto assistere alle prove. Il mio ritardo era dovuto al fatto che, prima della partenza, all’aeroporto di Milano, mi accorsi che il mio passaporto era scaduto. Persi due giorni di tempo. La macchina di Clay, a Watkins Glen, indubbiamente non era perfetta. Regazzoni terminò quel campionato con tre punti in meno di Fittipaldi, diventando cosi vicecampione del mondo”.

Con ironia, egli commentò quella gara decisiva: “Sono stato campione del mondo per 500 metri; infatti, dopo la partenza, la mia Ferrari rimase davanti alla McLaren di Fittipaldi per mezzo chilometro. Però, quel titolo mondiale non era andato perso soltanto nel finale di Watkins Glen. Agli inizi della stagione, alla Ferrari puntavano su Niki Lauda e così, quando io passai al comando del Campionato del Mondo, ancora non si volle fare affidamento su di me. Comunque vi sono stati altri errori, come per esempio un cambio di gomme disastroso a Zeltweg".

Sette gare di F.1 vinte, cinque iridate

Con la Ferrari vinse il GP d’Italia 1970 a Monza, il GP di Germania 1974 al Nürburgring e, nuovamente, il Gran Premio d’Italia nel 1975. In quel giorno sembrava che Monza esplodesse, visto che Niki Lauda, giunto terzo, si laureò definitivamente campione del mondo. Nel 1976 Clay vinse il Gran Premio degli Stati Uniti West a Long Beach, dopo essere partito dalla pole position, rimanendo in testa dal primo all’ultimo giro. Di più vinse due gare non iridate, vale a dire la Corsa dei Campioni di Brands Hatch e il Gran Premio “amico” dell’AC della Svizzera a Digione nel 1975.

Le sue cavalcate su e giù per le autostrade italiane, prima ancora di quella che gli risultò fatale, talvolta furono avventurose. Nel ‘76 Clay dovette accompagnare il suo direttore sportivo Luca Cordero di Montezemolo con urgenza a Roma, per un incontro con il ministro Giulio Andreotti. Egli sfogò tutta la sua abilità di pilota. Montezemolo dichiarò: “Non vorrei rivivere più quei momenti subiti in autostrada".

Anche Mauro Forghieri ebbe la sua esperienza con Regazzoni: insieme andarono in autostrada da Montecarlo a Maranello e il DT della Ferrari dichiarò: “Mai più!”. La polizia italiana chiudeva un occhio quando si trattava di Clay. Durante una cena a Modena, un capo della Polstrada, seduto a tavola accanto al pilota, gli disse: “Se tu un giorno dovessi avere qualche difficoltà, telefonami, rimetterò le cose a posto". Una volta gli agenti lo bloccarono proprio in autostrada, ma dopo aver costatato che si trattava di Clay Regazzoni dissero: “Stia attento, perché c’è della gente in giro che guida male".

Al via con Ensign, Shadow e Williams

Nel 1977 la Ferrari sostituì Regazzoni con l’argentino Carlos Alberto Reutemann, quindi il ticinese passò all’Ensign, una squadra di tono nettamente minore. L’anno seguente passò alla Shadow, ma anche questa stagione offrì parecchie delusioni. Nel 1979 Clay si accordò con la Williams, in quei tempi una squadra in ascesa. Era sponsorizzata da compagnie arabe, per di più il direttore tecnico era Patrick Head, valido progettista di macchine di Formula 1. Il suo compagno ora era l’australiano Alan Jones, diventato poi campione del mondo nel 1980. Al GP d’Inghilterra Regazzoni colse la prima vittoria della marca Williams. Siccome il patron avrebbe preferito una vittoria di Alan Jones, Clay all’arrivo gli disse: “Scusami, Frank".

Dopo una sola stagione con la formazione di Didcot, Regazzoni nel 1980 passò nuovamente alla Ensign. Il fatale incidente avvenne il 30 marzo di quell'anno sul circuito cittadino di Long Beach. Quando Clay, alla fine di un rettilineo volle decelerare, si spezzò il pedale del freno, e la monoposto inglese andò a sbattere violentemente contro un massiccio blocco di cemento che delimitava la pista. Seguirono lunghi mesi di convalescenza, con varie operazioni in cliniche specializzate, però le gambe rimasero paralizzate: da quel momento in poi, dovette usare per sempre la sedia a rotelle.

I suoi numerosi incidenti

In varie occasioni egli sfiorò la catastrofe. Ancora molto giovane, partecipò al Gran Premio di Monaco per macchine della Formula 3. Alla variante, la sua Tecno andò a sbattere contro il guardrail, passando con la metà anteriore della monoposto sotto la protezione, ma grazie ai suoi riflessi poté abbassare la testa, evitando così di essere decapitato. Un altro grave incidente lo ebbe al Gran Premio del Sud Africa: a Kyalami la sua BRM uscì di pista, incendiandosi. Regazzoni rimase imprigionato tra le fiamme, però fortunatamente l’inglese Mike Hailwood, pure coinvolto nell’incidente, se ne accorse e gli prestò soccorso, salvando Clay dalle fiamme.

Ci fu un altro spettacolare incidente, durante la 500 Miglia di Indianapolis del 1977, alla quale Regazzoni partecipò al volante di una McLaren-Offenhauser della Theodore Racing. Al 31esimo giro il pilota perse il controllo della macchina e andò a sbattere contro il muretto esterno, essendo poi catapultato verso l’interno. Seguì tutta una serie di salti mortali della sua macchina sul prato. Comunque, il pilota rimase illeso. E poi ci fu l’incidente che il 30 marzo 1980 in California lo costrinse al ritiro...

Un amore grande per la famiglia

Durante i lunghissimi periodi di convalescenza, Clay non rimase inattivo: si dedicò ai problemi dei paraplegici, fondando dei corsi di pilotaggio per loro. Ovviamente bisognava apportare delle modifiche alle automobili, siccome non era possibile l’uso delle gambe. Questi corsi si svolsero soprattutto sulla pista di Vallelunga, a Campagnano di Roma. Anzi, chi riusciva a terminare i corsi di pilotaggio con successo poteva addirittura ottenere un brevetto di pilota. Creò anche una fondazione per aiutare le persone disabili.

Da giovane aveva fatto un apprendistato da carrozziere presso l’officina paterna. Conobbe sua moglie, Maria Pia, pure lei di Lugano, in occasione del Gran Premio di Monaco. Si sposarono nel 1966 e nacquero Alessia e poi Gianmaria. Comunque, nonostante il grande attaccamento ai due figli, dopo alcuni anni ci fu la separazione e Clay andò ad abitare a Mentone, occupando pure un appartamento a Montecarlo. Sulla Costa Azzurra viveva assieme alla compagna Maddalena, la quale si tenne sempre in disparte.

Cambiò il luogo di soggiorno poiché a Lugano chiedevano delle cifre fiscali da capogiro. Una volta disse di avere sempre avuto un certo nodo sullo stomaco. “Nei bei tempi, quando vincevo dei Gran Premi, non c’è mai stato un uomo politico, un sindaco o una qualsiasi persona in rappresentanza delle autorità cantonali a farmi una telefonata, soltanto per dirmi: ‘Complimenti, Clay: sei veramente stato bravo...". 

 

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