La Ferrari del dopo Marchionne cerca stabilità: resta anche Raikkonen?

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La Ferrari del dopo Marchionne cerca stabilità: resta anche Raikkonen?
Franco Nugnes
Di: Franco Nugnes
22 lug 2018, 10:14

John Elkann è il primo rappresentante della famiglia Agnelli che arriva alla presidenza del Cavallino. Ha scelto Camilleri come amministratore delegato perchè Louis conosce Maranello essendo da anni parte del CDA. Vediamo cosa potrebbe succedere...

Piero Ferrari, John Elkann
Sebastian Vettel, Ferrari SF71H
Sergio Marchionne, CEO FIAT e Louis Camilleri, Presidente di Philip Morris
Kimi Raikkonen, Ferrari, congratulates team mate Sebastian Vettel, Ferrari
Il poleman Sebastian Vettel, Ferrari, festeggia nel parco chiuso
Maurizio Arrivabene, Team Principal Ferrari e Louis Camilleri, Chairman Philip Morris, camminano lungo il circuito
Sebastian Vettel, Ferrari, riceve il Pirelli pole position award
Sebastian Vettel, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari, nella conferenza stampa
Marcus Ericsson, Sauber C37, finisce nella ghiaia durante le qualifiche
Charles Leclerc, Sauber, si riscalda giocando a calcio
Charles Leclerc, Sauber e Simone Resta, Direttore tecnico Sauber
Logo Haas F1 sul naso di una Haas F1 Team VF-18

John Elkann è il primo rappresentante della famiglia Agnelli a diventare il numero uno della Ferrari. Un fatto storico che si è celebrato con l’urgente necessità di sostituire Sergio Marchionne che si è improvvisamente aggravato dopo i postumi dell’intervento alla spalla, che doveva essere una banale operazione e che, invece, sta avendo conseguenze che sembrano irreversibili!

Il 42enne nato a Ney York figlio di Margherita Agnelli e Alain Elkann, era stato scelto dal nonno, l’avvocato Gianni Agnelli, come suo successore. Per anni è cresciuto all’ombra di un personaggio vulcanico come Sergio Marchionne, un visionario con la capacità di leggere il futuro con un fiuto che solo i grandi hanno e che ha salvato la FIAT creando il Gruppo FCA che adesso vale 10 volte il valore della Casa torinese quando fu rilevata dal chietino.

E se si considera che, dopo la quotazione in borsa a New York e Milano, le azioni della Ferrari dal debutto all’ultima quotazione hanno avuto una performance del 196%, tanto che il marchio di Maranello ormai vale quasi quanto l’intera FCA, è evidente che l’eredità che il 66enne Marchionne lascia al suo azionista di riferimento è davvero tanta roba.

Ecco perché John Elkann per il futuro della Ferrari ha pensato a Louis Camilleri per tre valide ragioni che lasciano presupporre quale sarà la linea di continuità fra il passato e il… presente. Camilleri non è un super-manager venuto dall’iperuranio, ma è un grande conoscitore del mondo del Cavallino essendo da anni un membro del CDA di Maranello, risultando uno dei “consiglieri” molto ascoltati da Marchionne, e proprietario di diverse vetture Rosse.

Non solo, ma il 63enne egiziano di nascita, di famiglia maltese con origini italiane, è anche un grande appassionato di F1: non si può dimenticare il fatto che sia stato proprio Camilleri, da massimo esponente della Philip Morris, a far convergere tutta la sponsorizzazione del colosso del tabacco sulla Ferrari, abbandonando nel 1996 la McLaren. Una mossa strategica che nel tempo ha portato a un legame sempre più stretto fra il Cavallino e la Philip Morris e che ha portato Maurizio Arrivabene a essere il team principal della Scuderia Ferrari.

Il terzo elemento che qualifica Camilleri è la sua statura di manager internazionale di altissimo profilo professionale. Cercando all’interno degli uomini del Gruppo sicuramente John Elkann ha fatto una scelta giusta, di alto profilo. Louis arriva a Maranello in una condizione invidiabile visto che al di là di una Rossa in testa al mondiale piloti e Costruttori di F1, si trova un’azienda con i conti perfettamente in ordine e una struttura moderna capace di sfornare vetture da sogno ambite in ogni angolo della terra.

Marchionne aveva già pianificato anche il lancio di nuovi modelli fino al 2022, per cui il compito della coppia Elkann – Camilleri sarà quello di non subire, almeno all’inizio, dei contraccolpi finanziari per l’uscita repentina di Marchionne, dando ai mercati un chiaro segnale di stabilità.

E cosa succederà nel Reparto Corse? La logica vuole che la squadra proceda seguendo i suoi piani con Maurizio Arrivabene, team principal, e Mattia Binotto, direttore tecnico. L’organizzazione orizzontale, dopo lo “strappo” nel luglio 2016 con James Allison, ha dato dei risultati straordinari che ha fatto emergere dei tecnici molto preparati come gli aerodinamici Enrico Cardile e David Sanchez e il motorista Corrado Iotti preso dall’area del prodotto.

Il toscano, tanto per fare un esempio, è riuscito a rendere lo 062 EVO il motore più potente della Formula 1, sorpassando la power unit Mercedes che ha letteralmente dominato i primi quattro anni dell’era ibrida.

Iotti e il suo staff hanno reso vincente un 6 cilindri che era stato giudicato un motore giunto ai limiti dello sviluppo già l’anno scorso, quando alla ricerca di cavalli si mise a rischio l’affidabilità nella sciagurata trasferta asiatica. A Maranello hanno lavorato più sulla “chimica” (benzina e oli) per trarre il massimo potenziale dal propulsore, tanto che nella griglia di Hockenheim si contano 5 unità del Cavallino nei primi 9 posti. Come dire che anche i team clienti (Haas e Sauber) hanno potuto beneficiare di un salto di qualità indiscutibile.

Insomma Camilleri arriva a Maranello e trova una macchina che è lanciata alla massima velocità: si dice che non voglia intaccare nemmeno il rapporto con la Sauber che si sta facendo sempre più stretto con il passaggio di Simone Resta a Hinwil come direttore tecnico. E pare che sia disposto a concedere un secondo anno di “gavetta” a Charles Leclerc nel team satellite diretto da Fredric Vasseur per tenere ancora un anno Kimi Raikkonen.

L’intenzione è di non rompere una situazione di equilibrio (Vettel spinge molto per la conferma del finlandese), ben sapendo che i tagli dei costi che Ross Brawn vuole apportare nel Circus consiglieranno di trasferire pare della ricerca e dello sviluppo alle squadre satellite.

Non è un caso che Toto Wolff voglia trasformare la Force India (e non la Williams) nella squadra di riferimento con capitali di papà Stroll e la Red Bull abbia uniformato i motori (Honda) con la Toro Rosso per realizzare quello che la Ferrari ha già fatto brillantemente con la Haas, vale a dire una macchina con il maggior numero di parti in condivisione con Milton Keynes, lasciando la piena libertà aerodinamica.

La strategia di Ross Brawn è di elevare lo spettacolo, alzando il livello tecnico dei team minori e la Sauber rappresenta l’interlocutore giusto della Ferrari. Camilleri dovrà parlare con Mike Manley, fresco CEO di FCA, per assicurare che la sponsorizzazione dell’Alfa Romeo non si interrompa.

In realtà l’operazione ha avuto costi molto contenuti rispetto all’enorme ritorno d’immagine che si è ottenuto (un’altra scommessa vinta da Marchionne) e, soprattutto, ci sono marchi della galassia Ferrari che sarebbero disposti ad apparire più in grande sulla Sauber, cavalcando la visibilità che è riuscito a dare il “biscione”. E in ogni caso ci penserà Johnn Elkann a trovare il giusto accordo fra i due manager, visto che è il capo di entrambi…

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