Il Principe Alberto di Thurn e Taxis correrà nell'ERC con una ŠKODA Fabia R5

Il nobile tedesco ha deciso di intraprendere una nuova sfida motoristica affiancato da Bjorn Degandt, con l'obiettivo di imparare e crescere.

Il Principe Alberto di Thurn e Taxis correrà nell'ERC con una ŠKODA Fabia R5
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Il Principe Alberto di Thurn e Taxis ha deciso di correre nel FIA European Rally Championship per la stagione 2017.

Il nobile tedesco, discendente dalla famiglia che inventò il servizio postale in Europa, sbarca così nel mondo dei rally dopo aver preso parte in passato al FIA GT1 World Championship.

Per lui ci sarà ad aspettarlo la ŠKODA Fabia R5 del team Wevers Sport, sulla quale verrà affiancato dal co-pilota Bjorn Degandt, il quale ha collaborato già col Principe nel corso del 2016.

Ma cerchiamo di conoscere meglio il neoarrivato nell'ERC.

Da dove viene la tua passione per i motori?
"I primi ricordi che ho sono legati alle vetture di rally del Gruppo B, ero molto piccolo e potete capire la curiosità che può suscitare in un bambino tutto ciò! Da lì è partito tutto. Ho sempre sognato di correre nei rally, ma le possibilità erano molto limitate, per cui ho virato sulle gare in pista, dove mi sono divertito tantissimo. Ora ho deciso di intraprendere una nuova sfida e passare ad una categoria molto più difficile".

Quanta esperienza hai?
"Pochissima, questo significa che correre nell'ERC in queste condizioni sarà molto duro. Ho fatto il mio primo rally con Bjorn Degandt l'anno scorso, poi, dopo una serie di piccoli eventi nazionali, ho deciso di impegnarmi in questa sfida. Diciamo che ci sarebbero voluti un paio d'anni per essere ad un buon livello, ma ho preferito subito intraprendere un'avventura internazionale che mi possa far crescere. Non sono preoccupato o intimorito da come potrà andare. In ogni condizione cercherò di capire il livello e accumulare esperienza, abbiamo tanti rally diversi su superfici differenti in calendario, è il miglior modo per imparare".

Quanto sarà difficile passare dalle gare su pista ai rally?
"Questo sport è incredibile, inizialmente è stata molto dura. Il tipo di guida cambia sotto diversi aspetti, ci vuole molta più preparazione, sia in termini psicologici che sportivi e di comunicazione. Ci sono situazioni da valutare velocemente e ogni decisione va presa nel modo giusto. Qui non si tratta solamente di andare forte, ma era proprio quello che cercavo".

Quello che hai imparato in pista ti tornerà utile?
"In realtà mi sento uno che parte da zero. Ad esempio, ho trovato più difficili i rally su asfalto di quelli su terra, per cui non ho avuto vantaggi derivati dalle gare in pista. Bisogna saper guidare bene dando il massimo, ma restando concentrati su un sacco di altre cose. Anzi, la guida è quasi una parte marginale rispetto a quant'altro c'è da tenere in considerazione. Sicuramente alcune esperienza fatte in passato saranno preziose, ma penso che in questo sport siano anche molto limitate".

Nei rally bisogna saper anche riparare l'auto; come te la cavi come meccanico?
"Questo è il mio punto debole, entrambi siamo piuttosto limitati come conoscenze. L'unica cosa che ho fatto sono stati un paio di cambi gomme, poi basta".

Cosa speri di ottenere quest'anno e cosa vorresti evitare?
"Mi piace la matematica, per cui dico che vorrei stare almeno attorno ai 2"5 di distacco dai migliori per km. Ovviamente dipenderà dalla conoscenza delle PS, ma per il resto non ho obiettivi particolari, se non continuare ad imparare e a trovare l'intesa giusta con Bjorn. Lui sa benissimo che è meglio che io impari prima di spingere al massimo. L'obiettivo è arrivare alla fine di ogni gara, fare più km possibili e magari cercare di non essere troppo lenti, non dobbiamo autolimitarci".

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