Gulden e Terting si scusano per il botto: "Potevamo morire"

Durante la Qualification Race valida per la 24h del Nürburgring, i piloti di Mathilda Racing e Hyundai se le sono suonate lungo il Nordschleife, finendo per provocare un assurdo incidente che li ha messi KO, con grandissimi rischi anche per chi seguiva.

Gulden e Terting si scusano per il botto: "Potevamo morire"

Andreas Gülden e Peter Terting hanno avuto la decenza di chiedere scusa per l'ignobile comportamento tenuto domenica nella Qualification Race della 24h del Nürburgring.

In avvio di gara, il pilota della Mathilda Racing si è ritrovato a doversi difendere dal rivale della Hyundai Motorsport per la leadership in Classe TCR.

Entrati nel Nordschleife, il conduttore della Cupra #173 ha ostacolato la Elantra N #830 del rivale in maniera più volte scorretta fra le curve Schwedenkreuz, Aremberg e Kallenhard, con tanto di toccate e fumate che hanno fatto temere il peggio.

Ma questo era solo l'inizio perché i due hanno continuato come se fossero sugli autoscontri, con Gülden a tagliare ripetutamente e pericolosamente la strada a Terting, al quale sono evidentemente saltati i nervi.

Arrivati alla Kesselchen, quest'ultimo ha deciso che era troppo, dando la classica 'spigolata' sul posteriore della Cupra per farla scomporre e passarla definitivamente. Gülden ha sbandato ed è piombato contro il guardrail di destra, rimbalzando poi sulla carreggiata andando a travolgere la Hyundai di Terting, innescando una terribile carambola che solo per miracolo è stata evitata dalla Hyundai i30 N #831 che li seguiva da vicino.

Nel post-gara entrambi i piloti, usciti illesi dai rottami, sono stati convocati in direzione dai commissari, per poi ricevere anche le giustissime ramanzine dalle rispettive squadre.

Se non altro, i due hanno poi chiesto scusa per uno spettacolo assurdo che ha messo in pericolo non solo le loro vite, ma anche quelle degli altri concorrenti in gara, su una pista che difficilmente perdona in certe situazioni.

"Sul Norschleife ho vissuto grandi momenti in carriera, ma quello dello scorso fine settimana non è stato fra quelli perché una gara dovrebbe finire sotto la bandiera a scacchi e non con un incidente", ha scritto sui social Gülden, che oltretutto ha pure l'aggravante di essere uno dei capi istruttori del Nürburgring, quindi ben consapevole di cosa è permesso e non è permesso fare al volante di una vettura da corsa.

"Lo scorso fine settimana la mia gara è finita contro le barriere con gravi danni alla macchina, per cui è dura da accettare. Ma debbo ammettere che avrei dovuto comportarmi diversamente in questo duello. Potrei dire che eravamo in due, ma voglio purtroppo ammettere le mie responsabilità".

"Con la mia esperienza avrei potuto e dovuto certamente gestire la situazione in modo diverso. Mi dispiace per la squadra e per il mio compagno Michael Paatz, che non ha potuto correre. Li ho delusi dandogli anche parecchio lavoro per rimettere a posto la vettura. Ho deluso tutti, ma non si smette mai di imparare. E' l'amara verità, indietro non si torna, ma si cerca sempre di fare meglio la prossima volta. E questa è la mia promessa".

 

Dal canto suo, anche Terting si è assunto le responsabilità di quanto accaduto, per altro con il peso di essere un portacolori di un'azienda importante come Hyundai Motorsport Curstomer Racing. Ma non senza puntare il dito contro al rivale, che di fatto ha provocato il suo 'fallo di reazione'.

"Quello che posso dire è che si può cambiare traiettoria una sola volta se ti stai difendendo - ha detto a Motorsport.com - Se sei in scia, è chiaro che vai più forte e quindi cerchi il varco per passare. Ci ho provato a sinistra, destra, ancora a sinistra, ma mi ha sempre sbattuto la porta in faccia. E sul Nordschleife diventa estremamente pericoloso visto che si raggiungono velocità da oltre 200km/h".

"Avevamo una macchina nuova e ci serviva accumulare km, quindi abbiamo perso tempo. Ma non si tratta solo di questo, bensì anche della sicurezza. È proprio per questo che si fanno certe regole, che vanno rispettate. Se lo fai, allora vai incontro al pericolo di morte. Non possiamo viaggiare ai 250 km/h e poi fare cose del genere".

"Il mio lavoro, naturalmente, è anche quello di andare il più forte possibile cercando di raggiungere il vertice. Ecco perché faccio il pilota. Era chiaro che fossi molto più veloce, per cui dico che quanto accaduto non è giusto".

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