A Imola la pioggia incorona la Oreca-Nissan di Hirakawa, Beche e Thiriet

Chiusura in regime di Safety-Car per la 4 Ore italiana, vinta dalla scuderia Thiriet by TDS Racing sulla Gibson 0155-Nissan di Van der Garde, Tincknell e Dolan già mattatori a Silverstone e ancora leader di classifica.

Attesa, temuta, preconizzata e alla fine caduta, quasi in forma negativamente liberatoria, sugli Sport Prototipi e le Gran Turismo in trasferta in un’Italia una tantum dal meteo quasi d’oltre Manica. È stata infatti la pioggia, che ha iniziato a scendere via via sempre più copiosamente sull’Autodromo “Enzo e Dino Ferrari” nel pomeriggio del 15 maggio, ad accompagnare nell’ultimo quarto di gara e fino al gradino più alto del podio i vincitori della 4 Ore di Imola.

Il secondo appuntamento stagionale della European Le Mans Series è stato infatti aggiudicato dalle circostanze alla Oreca 05-Nissan numero 46 della Thiriet by TDS Racing di Ryo Hurakawa, Pierre Thiriet e Mathias Beche (secondi sullo schieramento di partenza per appena 35 millesimi dopo le qualifiche del sabato e già vincitori dell'edizione 2015 della competizione), che hanno concluso la maratona in un regime di Safety-Car seguito ad alcune fasi di Full Course Yellow, a causa del nubifragio abbattutosi sulla Romagna quando mancavano circa cinque minuti alle ore 17 e di qualche incidente. 

C'è da dire che negli ultimi venti minuti della corsa la situazione complessiva del temporale e l'acqua sul tracciato non sembravano così drammatici, ma tant'è: dopo l'uscita di strada a metà corsa della Ligier JS P3-Nissan della Graff Racing "accudita" da Eric Trouillet, Paul Petit ed Enzo Guibbert, centrati dalla Oreca 03R-Nissan by Murphy Prototypes di Patrick McClugham, e la necessità di recuperare la analoga biposto della Race Performance di Bert Longin e degli svizzeri Marcello Marateotto e Giorgio Maggi, fermi all'ultima curva in un punto pericoloso da lì a venti minuti, evidentemente la Direzione Gara si è fatta un po' prendere la mano con le neutralizzazioni...

Per gli espugnatori della 4 Ore di Imola, complessivamente 121 passaggi nel lasso di tempo di 4 ore, 1 minuto, 13 secondi e 223 millesimi. L’equipaggio nippo-tedesco-francese si è infatti piazzato davanti alla barchetta Gibson 0155-Nissan della russa G-Drive Racing (piloti Giedo Van der Garde, Simon Dolan e Harry Tincknell), il cui secondo posto, abbinato alla vittoria di Silverstone del mese precedente, consente loro di issarsi in cima alla classifica generale della Classe LMP2 con 13 lunghezze di vantaggio.

La dinamica della corsa romagnola successiva alla partenza aveva tuttavia fatto pensare a ben altro risultato, stante la imprevedibilità per definizione delle corse di durata. Nicolas Lapierre era infatti scattato efficacemente dalla pole position sulla Oreca 05-Nissan della Dragonspeed, davanti alla Ligier JS P2-Nissan della Panis-Barthez Compétition condotta da un Paul-Loup Chatin, molto veloce nelle prove libere, il quale nella concitazione dello start aveva scavalcato i futuri vincitori in riva al torrente Santerno.

L’ex formulista francese ha continuato a condurre la corsa sino al primo round di pit-stop, allorché ha consegnato la biposto allo svedese Henrik Hedman con un vantaggio di otto secondi sugli inseguitori e con il giro più veloce della corsa in saccoccia, pur avendo rischiato di essere messo fuori causa da una Ferrari 458 Italia condotta da un doppiato che non aveva rispettato le bandiere blu. Gli strateghi della Panis-Barthez Compétition e della Thiriet by TDS Racing hanno invece optato per una tattica pressoché opposta, decidendo a favore di un doppio turno di guida dei conduttori che a Imola avevano preso il via della 4 Ore.

Lo status quo della endurance italiana sembrava ormai assicurato, finché non è arrivato il momento del secondo girone di soste ai box, quando lo junior giapponese Ryo Hirakawa ha scavalcato l’ex portiere di calcio francese Fabien Barthez per la leadership della corsa alla 59esima tornata con una manovra all'interno della curva Rivazza: un azzardo riuscito e anticipatore di un vantaggio al cronometro di una decina di secondi su tutti i suoi rivali. Lì è stata sancita la vittoria della Oreca 05-Nissan dell’équipe francese, benché un innocuo testacoda alle Acque Minerali abbia fatto preoccupare un po' lo staff...

Ad essere rimaste incerte fino all’ultimo sono state le posizioni successiva alla prima, grazie alla resurrezione delle barchette della G-Drive Racing e della DragonSpeed: nel finale, Ben Hanley nel primo caso e Giedo Van der Garde nel secondo, hanno fatto quello che potevano, prendendo anche qualche rischio di troppo sull’asfalto sdrucciolevole (soprattutto l'inglesino, sembrato un po' incerto sul da farsi...), visto e considerato che a 27 minuti dal termine è arrivata la Safety-Car che ha congelato i giochi: sono giunti secondo e terzo, rispettivamente a 19”257 e 30”810 dai dominatori in Italia.

La squadra statunitense, già in pole position il sabato, avrebbe potuto oggettivamente puntare a qualcosa di più, forse addirittura a una piazza d’onore, avendo scelto un assetto più confacente al bagnato di quello di altri, ma prima la Full Course Yellow e successivamente la Safety-Car “vera e propria” hanno impedito loro di concretizzare una strategia che aveva considerato Giove Pluvio.

Il quarto posto è andato alla BR 01-Nissan della SMP Racing affidata a Stefano Coletti, Julian Leal Covelli e Andreas Wirth, già secondi in Inghilterra il 16 aprile scorso e inibiti dalla pioggia a sfruttare il potenziale dell'ex formulista monrgasco, e il quinto alla Oreca 05-Nissan by Eurasia Motorsport di Tristan Gommendy, Pu Jun Jin e Nico Peter De Bruijn, ultimi concorrenti a non essere doppiati nemmeno di un giro.

Velocissime alla vigilia, le Ligier JS P2-Nissan non sono andate più in là delle posizioni comprese fra la sesta e l’ottava con le barchette delle scuderie Krohn Racing (Wirdheim-Jönsson-Pla), che era rimasta a lungo nelle posizioni che contano salvo perdersi per strada, Panis-Barthez, uscita di pista mentre impiegava sull'acqua un treno di gomme intermedie, e Greaves Motorsport (Rojas-Canal-Giermaziak).

La top ten è stata pertanto completata nella 4 Ore imolese da due “vecchie” Oreca 03R, a motore Judd e Nissan rispettivamente e con tre tornate di ritardo dalla testa della corsa: si è trattato di quelle delle équipe Race Performance (Leutwiler-Winslow-Nakano) e Murphy Prototypes (Doyle-McClughan-Findlay). Da segnalare il contatto iniziale alla curva Tosa tra Memo Rojas e Garry Findlay, con il messicano mandato in rotazione dal nordirlandese, in seguito "avvisato" con la bandiera bianco-nera.

In LMP3 secondi Mondini-Jacoboni-Andrea Roda

Sebbene la corsa delle biposto più piccole abbia registrato il secondo successo di fila dopo la tappa in Gran Bretagna della United Autosports con la Ligier JS P3-Nissan del figlio d’arte Alex Brundle, Mike Guasch e Christian England, la bandiera tricolore ha avuto motivo di garrire al vento di casa.

La seconda piazza è andata infatti nella 4 Ore di Imola all’equipaggio interamente nostrano formato da Giorgio Mondini, Andrea Roda e Marco Jacoboni, in ritardo con la vettura della EuroInternational di appena 9”668 dai leader. Il team manager Antonio Ferrari può comunque gioire anche per la competitivà dimostrata nello stint iniziale da Roman Rusinov, campione in carica della Classe LMP2 del WEC, giunto alla leadership di specialità dalla terza piazza parziale prima di cedere il volante ad Andrea Dromedari e Fabio Mancini. Soltanto 17esima di Classe invece la veneta Villorba Corse, con il terzetto formato da Roberto Lacorte, Giorgio Sernagiotto e Nicolò Schirò.

Eric Debard, Simon Gachet e Valentin Moineault hanno completato il podio della categoria LMP3 per la Panis-Barthez Compétition, anche perché va detto che la United Autosports ha mancato una possibile doppietta quando la loro seconda auto è arrivata lunga alla curva del Tamburello al sesto passaggio con Matthew Bell alla guida e per il superamento della velocità massima in corsia box: né Mark Patterson né il poleman Wayne Boyd si sono trovati in seguito nella condizione di poter rimontare.

Gran primato Porsche 911 nel Gran Turismo

In prova la Porsche 911 della Proton Competition aveva spezzato una striscia di tre pole position consecutive della Ferrari 458 Italia e in gara in Emilia-Romagna è risuonata praticamente la stessa musica, peraltro orchestrata dal medesimo equipaggio al top nelle qualifiche.

Wolf Henzler, Michael Hedlund e Robert Renauer non soltanto si sono piazzati 13esimi assoluti, mettendo dietro di sé anche le barchette della Classe LMP3 durante i 116 impressionanti giri che hanno inanellato (la gemella con il numero 88 di Gianluca Roda, Klaus Bachler e Christian Ried è giunta invece quarta), ma hanno battuto anche la migliore delle “Rosse”.

Il Belpaese ha dovuto infatti cedere lo scettro, con la Ferrari 458 Italia della JMW Motorsport di Andrea Bertolini, Robert Smith e Rory Butcher che ha patito un giro di ritardo e la identica Gran Turismo della AT Racing di Davide Rigon e dei bielorussi, padre e figlio, Alexander Talkanitsa e Alexander Talkanitsa al terzo posto, scavalcati nel corso della gara...

Da sottolineare il fatto che la Aston Martin Vantage V8 di Andrew Howard, Alex MacDowall e Darren Turner, soltanto quinta al traguardo, si è portata in testa alla graduatoria generale della Classe LMGTE in forza dei dieci punti racimolati a Imola, che hanno fatto pendant con i 25 di Silverstone...

European Le Mans Series - Imola - Gara 

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A proposito di questo articolo
Campionati ELMS
Evento Imola
Sub-evento Domenica, gara
Circuito Imola
Piloti Giedo van der Garde , Nicolas Lapierre , Ben Hanley , Mathias Beche , Simon Dolan , Harry Tincknell , Pierre Thiriet , Henrik Hedman , Ryo Hirakawa
Team TDS Racing , Dragonspeed , G-Drive Racing
Articolo di tipo Gara
Tag pioggia