Il Defender ha conquistato Peterhansel: come la D7X-R ha riacceso l'entusiasmo del Re della Dakar
La Defender ha stupito Peterhansel per bilanciamento, agilità e capacità sulle dune, esaltandone i punti di forza nella categoria stock. Il potente V8 e il lavoro degli ingegneri hanno reso la guida efficace e sorprendentemente piacevole, accendendo l’entusiasmo persino del Re della Dakar e Baciuska, che quest'anno si è imposto con la D7X-R.
#500 Defender Rally Defender: Stephane Peterhansel, Michael Metge
Foto di: Red Bull Content Pool
Dakar 2026 | Defender Land Rover
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La vittoria e la tripletta ottenute all’ultima Dakar rappresentano il miglior avvio possibile per il progetto Defender, il risultato di un intenso lavoro dietro le quinte che ha permesso al team di imporsi nella gara più dura del motorsport. Nell’ultimo anno, il marchio britannico ha investito tempo e risorse per trasformare una vettura nata per la strada in un mezzo capace di affrontare le sfide del deserto e i terreni più impervi.
Questo, in fondo, è il motto di Land Rover: “costruito per durare”. Ma è anche l’espressione più autentica di quella libertà e di quella capacità di affrontare qualsiasi sfida che devono mantenere un legame con il prodotto stradale. Ed è proprio qui che nasce uno degli aspetti più interessanti della D7X‑R, e uno di quelli che ha sorpreso maggiormente i piloti: pur conservando il DNA di un’auto pensata per la strada, alla guida sa impressionare strappando... un sorriso.
È un concetto che sia chi ha fatto la storia della Dakar, “sua maestà” Stephane Peterhansel, sia chi questa sfida l’ha vinta quest’anno con Defender, Rokas Baciuska, hanno voluto sottolineare. Perché nulla era scontato, anche a causa delle limitazioni imposte dal regolamento, che riducono gli elementi modificabili proprio per mantenere il legame con le vetture di serie.
#500 Defender Rally, Defender D7X-R: Stéphane Peterhansel, Michael Metge
Foto di: Defender
“Sono rimasto più che impressionato dalle capacità dell’auto durante l’ultima Dakar. A dire la verità, avevamo svolto dei test in diversi luoghi, come in Marocco, Spagna, Francia e anche nel Regno Unito, ma la gara è sempre diversa rispetto a ciò che si fa nei test”, racconta Peterhansel durante un’intervista con media selezionati a cui era presente anche Motorsport.com.
"Penso che il punto di forza di questa vettura sia il bilanciamento tra tutti gli elementi. L’agilità, la stabilità, il motore, la frenata, come reagisce: tutto è più o meno allo stesso livello. Ed è proprio questo il motivo per cui l’auto è così competitiva in questa categoria stock".
Prima dell’inizio della Dakar, a gennaio, il pilota francese ci aveva raccontato che una delle qualità della vettura che più lo aveva sorpreso era il bilanciamento. Riuscire a bilanciare un mezzo così pesante, al quale va aggiunto anche un serbatoio da 550 litri necessario per completare le tappe, non era impresa semplice.
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Foto di: Defender
Ma è proprio qui che gli ingegneri Land Rover sono riusciti a fare la differenza con un fine lavoro dedicato. Non solo il serbatoio è stato posizionato in modo strategico verso il centro della vettura, nella posizione più bassa possibile per favorire il baricentro e ridurre i trasferimenti di carico, ma l’intera dinamica del veicolo era stata studiata con software dedicata per poi essere validata nei test.
Su questo fronte, la sorpresa dei piloti è stata immediata, con riscontri estremamente positivi. Ma questo non è l’unico aspetto che ha impressionato i piloti. Essendo una vettura con un DNA fortemente legato al modello di serie, le possibilità di intervento sono limitate e, sul fronte delle sospensioni, il regolamento non concede la stessa libertà riservata ai prototipi. Nonostante ciò, anche sui terreni più rocciosi e insidiosi la D7X‑R si è comportata in maniera egregia.
“Alla Dakar le dune sono più grandi, le sezioni più rocciose. Quindi sono rimasto davvero colpito dalla capacità del modello di serie di punta di attraversare il percorso più difficile del mondo. Nel complesso, è stato positivo. Cosa possiamo migliorare? Sicuramente abbiamo avuto qualche piccolo problema durante la gara, ma per me abbiamo imparato moltissimo”, aggiunge Peterhansel.
Il potente motore della Defender D7X-R Dakar
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Questo si traduce in un’altra area in cui la D7X‑R ha saputo sorprendere: il comportamento sulle dune. Grazie al potente motore, peraltro limitato dal regolamento, il peso non ha inciso più di quanto ci si potesse aspettare, e la vettura è riuscita a superare le dune senza particolari difficoltà. Tutti questi elementi hanno contribuito a rendere la guida non solo efficace, ma anche piacevole.
"Quando abbiamo svolto i primi test, abbiamo la vettura totalmente di serie, e vedere come Defender ha realizzato una vera macchina da rally per la Dakar è stato davvero impressionante. Dentro ti senti come su una rally car, anche se ha il cambio standard, il motore standard e così via. È stata una grande impressione positiva, soprattutto per il fatto che riuscivamo a scalare le dune con facilità”, ci racconta Baciuska.
“Sappiamo che la macchina è pesante: con il pieno, i ricambi e tutto il resto siamo intorno alle tre tonnellate, eppure salivamo le dune molto bene. Mi sono divertito a guidarla ogni giorno. Ora abbiamo avuto una pausa di un mese e mezzo e tornare di nuovo su questa macchina è bello: ogni volta che la guidi hai il sorriso”.
“Alcune persone pensano che la categoria stock sia completamente diversa dalla T1+, e lo è, ma questa è comunque una macchina con cui puoi divertirti e che ti fa sentire come su una vera rally car."
#500 Defender Rally, Defender D7X-R: Stéphane Peterhansel, Michael Metge
Foto di: Defender
Sebbene sia vero che, per motivi regolamentari, gli organizzatori abbiano ridotto la potenza pura del motore tramite un restrittore, alcune caratteristiche fondamentali sono rimaste invariate, come l’elevata coppia, che permette alla vettura di “saltare” sulle dune con sorprendente facilità.
“Dove ho visto davvero quanto fosse valido il motore è stato probabilmente nelle dune durante la Dakar. Abbiamo un grande motore, otto cilindri con molta coppia, e anche se con le regole FIA abbiamo meno potenza rispetto alla versione normale, quella di serie, manteniamo comunque tanta coppia. Ed è stato davvero incredibile vedere con quanta facilità riuscivamo a scalare le dune più grandi”, aggiunge poi Peterhansel.
Questo è un aspetto chiave: se è vero che anche nelle tappe più rocciose la D7X‑R si è comportata molto bene, è in quelle più scorrevoli, dove i limiti regolamentari sugli ammortizzatori si avvertono meno rispetto ai prototipi, che il potente motore può davvero fare la differenza. Non a caso, durante la Dakar, sono state proprio queste le tappe in cui la vettura si è rivelata più competitiva, infliggendo distacchi significativi alla concorrenza.
“Sì, certamente. Per esempio, durante la Dakar, il miglior risultato che abbiamo ottenuto in assoluto è stato nella tappa più veloce, perché abbiamo un motore davvero molto valido. Sappiamo che in questa categoria siamo un po’ limitati sull’escursione degli ammortizzatori, quindi sui terreni più accidentati facciamo un po’ di fatica rispetto ai prototipi. Ma ad esempio, nella prossima tappa in Portogallo, sarà meno accidentato, il che vuol dire che potremo abbassare la macchina e il baricentro”, conferma Peterhansel.
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