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Intervista
Dakar Dakar

Dakar, Terranova a trazione integrale: la MINI All4 preferita al Buggy

Il pilota argentino non ha avuto mai troppi dubbi nel preferire la quattro ruote motrici: con il buggy ha fatto solamente pochi chilometri di test, prima di scegliere l'ultima evoluzione della 4x4 della X Raid.

#307 X-Raid Team Mini: Orlando Terranova, Bernardo Graue

Orlando Terranova, 39 anni, pilota argentino di nuovo al via della Dakar, conta già 11 partecipazioni a quella che dal 2009 è diventata per lui la gara di casa. La sua prima comparsa l'aveva fatta in moto, nel 2005 e poi di nuovo nel 2007, in quella che sarebbe poi diventata l'ultima Dakar in Africa.

Poi è passato alle auto e la Dakar 2018 sarà la sua decima su quattro ruote nonché ottava con X Raid. Una Mini la sua vettura, e ammette con tranquillità di non esser neanche tentato dall'idea di guidare il due ruote motrici, la nuova creatura della X Raid: "L'ho provato, per modo di dire in realtà, perchè ho fatto si e no dieci chilometri e questo non significa provare una vettura. Credo che la Mini 4 ruote motrici sia davvero una buona vettura".

"Ci abbiamo lavorato tanto sopra utilizzando il nuovo regolamento e abbiamo mantenuto l'affidabilità migliorando le performance di una vettura che era già molto buona. Anche gli altri hanno lavorato sul due ruote motrici, ma non sappiamo come reagirà ad una gara così lunga anche se sicuramente è molto veloce. Secondo me il buggy andrà bene sulla sabbia nelle situazioni di grande apertura, spazi ampi, molto larghi, ma potrà soffrire invece quando le dune diventeranno più tecniche e difficili, è una questione di equilibri. Avere una trazione integrale soprattutto ti permette di uscire bene dagli errori che ti possono capitare sulle dune. Avere un due ruote motrici invece ti permette di andare più veloce in certe situazioni, ma è facile sbagliare e se ci si insabbia allora la cosa diventa davvero complicata" ha aggiunto.

#307 X-Raid Team Mini: Orlando Terranova, Bernardo Graue
#307 X-Raid Team Mini: Orlando Terranova, Bernardo Graue

Photo by: X-Raid Team

Da buon sudamericano "Orly" sa perfettamente che il percorso di quest'anno sarà davvero insidioso: "All'inizio sarà effettivamente difficile, per la sabbia, una sabbia tosta, molto morbida e per questo complicata. Ma secondo me la questione sta a metà strada fra difficoltà e strategia. Se parti davanti, perchè sei andato veloce, poi avrai vita difficile per la navigazione e perderai tempo, magari aprendo la strada. E poi arriverà la Bolivia, con l'altitudine e infine l'Argentina con fuoripista duro, tanto caldo, fesh fesh, e sabbia di nuovo in Fiambalà. Insomma dura davvero tanto. I primi giorni sono tosti è vero però a livello di chilometri sono più corti, speciali un po' meno lunghe di quelle che seguiranno, però più intensi. Quindi bisognerà avere rispetto per le fasi iniziali della gara perchè sarà delicata".

"A livello di navigazione penso che si sia rovinata cercando di renderla più complicata e non credo che sia giusto. Sono dell'idea che la navigazione debba essere più basilare affinchè le tante informazioni che si ottengono con le mappe non abbiano più così tanto valore come accade oggi. La navigazione è stata resa difficile artificialmente e queste informazioni sono preziose perchè si sbaglia di meno. Ma sono le regole al momento e quindi...." ha concluso.

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