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Dakar | Sainz: "Consigli ai giovani? Volentieri, ma quando salgo in macchina voglio batterli"

Lo spagnolo accoglie con favore l'arrivo di piloti come Moraes e Quintero, ma avverte: quando indossa il casco, non c'è nessun cambio generazionale e la voglia di primeggiare è sempre la stessa. "Immagino che non siano molto contenti di vedere un vecchio stargli davanti..."

Carlos Sainz, Ford M-Sport

La Dakar non conosce la fretta. Né conosce le mode. Mentre altri campionati automobilistici stanno subendo rapidi cambiamenti generazionali, il rally-raid rimane un territorio in cui l'esperienza è importante quasi quanto il talento.

E lì, in questo ecosistema unico, Carlos Sainz continua a sfidare il passare del tempo... e ora anche un nuovo gruppo di piloti che comincia a bussare alla porta.

"Penso che sia fenomenale che una nuova generazione stia finalmente arrivando", ha riconosciuto lo spagnolo all'evento Ford a cui ha partecipato Motorsport.com, con la naturalezza di chi ha visto passare diverse ere della Dakar.

"Nasser, Peterhansel, Loeb e io abbiamo partecipato alla Dakar per moltissimi anni, ed è bello che stiano arrivando nuove persone".

Non è una riflessione impostata o un discorso di pensionamento. Al contrario. Sainz parla dalla posizione di un veterano che continua a competere ai massimi livelli, consapevole che il passaggio di consegne è inevitabile, ma deciso a non renderlo facile per nessuno.

Un cambio generazionale che costa di più alla Dakar

La Dakar - e i rally-raid in generale - stanno vivendo una transizione molto più lenta rispetto ad altre discipline motoristiche. Mentre in F1 o MotoGP i Campioni superano a malapena i trent'anni, nel deserto sono ancora i soliti nomi a farla da padrone. Stéphane Peterhansel, Nasser Al-Attiyah, Sainz e Sébastien Loeb hanno monopolizzato la lista dei vincitori per oltre un decennio.

Ma qualcosa comincia a muoversi. E Sainz lo percepisce: "Questo processo avviene in tutti gli sport; quando ero giovane, mi guardavo indietro e vedevo piloti affermati, Campioni del Mondo. I giovani arrivano, si misurano con quelli di alto livello, crescono più velocemente, sono più bravi... e finiscono per vincere".

E la Dakar è ora arrivata a questo punto...

Moraes, Quintero, Lategan: ecco i nuovi

A differenza degli altri anni, non si tratta più di una promessa isolata. Lo spagnolo individua chiaramente un gruppo di piloti pronti a fare il salto finale.

"Ce ne sono diversi come Lucas Moraes, Ferreira, Seth Quintero, Henk Lategan... persone che ci sono già state, ma che devono fare quel passo per vincere la Dakar".

Il caso più evidente è quello di Moraes, Campione del Mondo W2RC nel 2025 con Toyota e ora ingaggiato da Dacia, uno dei progetti più ambiziosi del rally-raid moderno. A 36 anni, non è più una promessa: è un vero e proprio protagonista.

Questa crescita è guidata anche da una parità tecnica senza precedenti, con Toyota, Ford e Dacia che offrono armi molto simili. Meno differenze meccaniche, più responsabilità per il pilota. E qui la nuova generazione comincia a crederci.

Consigli, sì... ma il casco non conosce età

Sainz non nasconde il suo ruolo quasi pedagogico fuori dall'auto:"Ogni volta che qualcuno mi chiede un consiglio, sono felice di darlo. Penso che sia fantastico che lo portino con sé".

Ma tutto cambia quando chiude la visiera...: "Quando indosso il casco, cerco di andare più veloce degli altri".

E poi arriva la frase che riassume perfettamente lo spirito competitivo del due volte Campione del Mondo  rally e quattro volte vincitore della Dakar: "Immagino che un ragazzo non sia molto contento quando finisce una tappa e si trova davanti un uomo così vecchio".

Non c'è falsa modestia o nostalgia. C'è ambizione. Sainz ha gareggiato con la generazione che lo ha preceduto... e ora si diverte a misurarsi con quella che gli sta dietro. Una nuova sfida, ma con la stessa ossessione di sempre: vincere.

Perché alla Dakar il tempo passa. Ma non sempre viene superato.

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