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Intervista

Dakar | Richards: "Dacia, ora non abbiamo scuse. Defender un progetto destinato a diventare popolare"

David Richards, presidente e fondatore di Prodrive, alla Dakar è impegnato nei progetti Dacia nella classe Ultimate e Defender in quella Stock. Secondo lui, ora il marchio del gruppo Renault ha tutto per vincere l'assoluta, mentre Land Rover ha avviato un progetto che potrà pagare dividendi anche con i clienti.

David Richards

David Richards

Foto di: David Richards

Dakar 2026 | Dacia Sandriders

Tutti gli articoli che riguardano il team Dacia Sandriders alla Dakar 2026

Racing è uno stile di vita. Se ce l’hai nel sangue, non puoi voltargli le spalle. David Richards lo sa bene. Campione del Mondo Rally nel 1981 al fianco di Ari Vatanen, oggi è Chairman di Motorsport UK, Chairman della FIA Foundation, Presidente e fondatore di Prodrive. Una figura centrale del motorsport mondiale, capace di lasciare il segno in ogni disciplina, dal rally alla Formula 1, fino al fascino intramontabile della Dakar.

Il suo percorso lo ha portato dal ruolo di navigatore a vincere in ogni disciplina motorsport a cui a partecipato davanti o dietro le quinte. La fondazione di Prodrive nel 1984 ha segnato una svolta decisiva. Da allora, Prodrive ha costruito un palmarès straordinario: sei titoli mondiali FIA Rally, sei vittorie a Le Mans, quattro titoli nel British Touring Car Championship e undici titoli nel FIA World Endurance Championship (WEC).

Nel 2021 Prodrive ha debuttato alla Dakar Rally con una vettura completamente nuova, conquistando il secondo posto assoluto sia nel 2022 sia nel 2023 insieme al nove volte Campione del Mondo Rally Sébastien Loeb. Il progetto Hunter ha aperto la strada a nuove ambizioni ed oggi Prodrive è la struttura partner dietro i progetti Dacia Sandriders, al secondo anno sulla Dakar, e Land Rover Defender, al debutto nella corsa più dura al mondo.

Dal rally a Le Mans, fino alla Formula 1 — dove nel 2004, con David nel ruolo di Team Principal, la BAR Honda chiuse al secondo posto nel Campionato Costruttori — Richards torna alle sue radici, perché nessuno può sfuggire al fascino senza tempo della Dakar.

David, cosa rende la Dakar un rally così speciale?
"Amo la sfida. È uno sport estremo contro il tempo. Non stai gareggiando contro un altro pilota, ma contro te stesso. E poi c’è un ambiente particolare: la collaborazione, il cameratismo. È questo rende unica questa avventura".

L’atmosfera della Dakar è paragonabile a quella della Formula 1 ai tempi di Senna?
"Direi più ai tempi di Jackie Stewart o Graham Hill. È un ambiente molto amichevole: si condividono storie, si cena insieme. Amo passare tempo con le persone, ed è questo che rende la Dakar speciale".

Guardando al futuro, come vede la Dakar 2026?
"Sarà davvero interessante. Siamo completamente impegnati su due fronti: il progetto Dacia e quello Land Rover".

Dacia ha alzato l’asticella. Potrebbe essere l’anno giusto?
"Assolutamente sì. Ora non abbiamo scuse. Abbiamo tre piloti di altissimo livello e Cristina Gutiérrez, che è fantastica. Il livello delle T1 è cresciuto enormemente: ci sono oltre 70 vetture nella Ultimate".

Su chi scommetterebbe?
"Almeno dodici piloti sono in grado di lottare per la vittoria. I team ufficiali — Dacia, Toyota e Ford — sono fortissimi. La gara è cambiata: non è più solo una maratona di resistenza. Sarà velocissima fin dal primo giorno".

E poi c’è Land Rover: cosa rappresenta questo progetto?
"È molto emozionante. È l’inizio di una nuova generazione di auto derivate dalla produzione, destinate a diventare molto popolari anche tra i clienti. Questo è solo l’inizio: l’anno prossimo vogliamo costruire almeno dieci Defender per i clienti della Dakar".

In cosa consiste la collaborazione con Land Rover?
"Abbiamo adattato la vettura. Il Defender è una base solida, ma per competere alla Dakar serve una preparazione seria, un adattamento del mezzo alle sfide e insidie della corsa".

È bello rivedere “Mr Dakar” nel bivacco.
"Avere Stéphane Peterhansel nel team è stato fondamentale per lo sviluppo. È l’uomo perfetto per questo progetto: lo rappresenta in pieno".

Peterhansel sembra il pilota ideale per il Defender.
"Esatto. Ho persino una piccola scommessa con David Castera: punto su almeno un Defender nella top 20. Con una buona gara di Peterhansel potrebbe essere possibile".

Un marchio iconico in un rally iconico.
"Le persone ameranno l’idea di correre la Dakar con un Defender".

Cosa rappresenta la Dakar per lei, personalmente?
"È come scalare l’Everest. Ari Vatanen mi diceva sempre: “Dovresti venire a fare almeno una Dakar con me”. Un tempo era durissima, si dormiva sotto i camion. Oggi è un equilibrio perfetto tra avventura e comfort. Puoi goderti la competizione senza privarti del fascino dell’avventura, di esplorare un nuovo paese e soprattutto il fascino del deserto".

Le donne nel programma: Cristina Gutiérrez e Sara Price.
"Cristina ha fatto tantissimi test e può puntare alla top ten. Sara ha meno esperienza nella Dakar moderna, ma sta crescendo molto bene".

Se dovesse scegliere tra i piloti Dacia?
"Per me sono tutti allo stesso livello. Ma, personalmente, Sébastien Loeb ha avuto tanta sfortuna. Mi piacerebbe vederlo vincere: è con noi fin dall’inizio della nostra avventura alla Dakar".

Loeb e Boulanger: una coppia vincente?
"La vittoria in Marocco è stata fondamentale, soprattutto per come è arrivata. È rimasto vicino ai primi e ha colpito nel finale. Non serve andare sempre al massimo per vincere: è stata una grande lezione".

Quanto è dura la categoria T1+?
"Durissima. Toyota sarà fortissima, Ford anche, e ovviamente Dacia. Dodici piloti possono vincere".

Un crossover con la Formula 1: chi vorrebbe vedere alla Dakar?
"Fernando Alonso. Ne abbiamo parlato, sarebbe fantastico rivederlo alla Dakar quando terminerà il progetto in F1. Perché la Dakar, alla fine, non è solo una gara, è un richiamo, uno stile di vita, una sfida che non ha eguali”.

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