Dakar, Peterhansel: "Sainz può vincere. Pressione? La sento ancora"

In un'intervista a Motorsport.com, "Mister Dakar" si è raccontato nel giorno di riposo di questa 42esima edizione.

Dakar, Peterhansel: "Sainz può vincere. Pressione? La sento ancora"

Stéphane Peterhansel, conosciuto anche come "Mister Dakar" per i suoi 13 successi ottenuti al rlly raid che da quest'anno si svolge in Medio Oriente, anche anche in questa edizione uno dei grandi protagonisti nella categoria Auto. Il francese si trova in terza posizione al volante del buggy MINI ufficiale, alle spalle del leader e compagno di squadra Carlos Sainz e di Nasser Al-Attiyah, punta di diamante della Toyota.

Nel giorno di riposo di questa edizione della Dakar, Motorsport.com ha avuto il piacere di incontrare Peterhansel per un'intervista esclusiva, in cui ha parlato del presente, ma anche confrontato questa edizione con quelle passate e del tempo, che non gli toglie la pressione dalle spalle. 

Stéphane, come le sembra questa edizione della Dakar?
"Per quanto riguarda la gara è già perfetta. L'organizzazione è buona e ci sono scenari molto belli, diverse tipologie di fondi, a volte piuttosto tortuosi, si corre tra le montagne, tanti canyon, fiumi in secca. E' davvero una gara perfetta. La navigazione è complicata, ma non è artificiale. E' complicata perché è difficile il suolo su cui corriamo. Dunque è bello. Ora ci spostiamo e correremo di più sulla sabbia, dunque sarà molto interessante".

E per quanto riguarda la gara che ha disputato sino a ora?
"Per quanto riguarda la mia gara, invece, non è perfetta. Abbiamo iniziato facendo tanti piccoli errori, problemi di navigazione, forature, piccoli problemi tecnici anche con lo sterzo. Abbiamo perso lo sterzo, non era più connesso con l'asse anteriore. Ora siamo un po' dietro e il gap non sarà sicuramente facile da chiudere. Ma siamo ancora in lotta".

Quali sono gli aspetti migliori di questa Dakar?
"Una delle cose migliori di questa Dakar è la competitività della nostra vettura. Carlos è leader, dunque cercheremo di mettere pressione alle Toyota. Vedremo cosa accadrà, perché per me superare chi ho davanti contando solo sulla mia velocità non sarà possibile. Ho bisogno che facciano un errore se voglio tornare davanti, o anche un problema tecnico. Ma devo dire che la velocità tra me, Carlos e Nasser è molto simile. Dunque non è facile fare la differenza".

Quest'anno corre con un navigatore nuovo. In più ci sono difficoltà di linguaggio tra voi. Ci racconti...
"Quando si cambia il navigatore non è mai semplice, anche per questioni di lingue differenti e per un inglese non perfetto. Ci vuole un po' più di tempo per capire cosa mi indica. Ma ora va un po' meglio. Ricordate quando cambiò navigatore Nani Roma. Ci volle tempo per trovare il giusto ritmo, la giusta intesa. Non è possibile fare un cambio del genere e andare subito fortissimo. Serve tempo per sistemare tutto".

"Con il cambio di navigatore ho dovuto prendere una decisione in poche settimane. trovare un navigatore appena 3 settimane prima di una Dakar non è facile, perché quasi tutti sono sistemati. All'inizio ero molto dispiaciuto. Il sogno era affrontarla con mia moglie Andrea, ma le sue condizioni non lo hanno permesso. Dopo qualche ora di sconforto ho pensato non fosse giusto fermarsi. Avevo una responsabilità importante nei confronti del team, con gli sponsor, con tutti. Dovevamo trovare una soluzione dunque abbiamo lavorato e ho trovato Paulo. Non è una brutta soluzione perché conosce la macchina, conosce la Dakar anche perché credo ne abbia fatte 12 in carriera. Certo, è differente, ma dobbiamo cercare di gestire la situazione".

Che differenza c'è tra le ultime edizioni di questo rally raid e quelli che invece ha affrontato in Africa?
"Qui la sfida è differente da prima perché ora abbiamo tecnologie come il tracking system e altre cose. Ma per quanto riguarda le stage e i panorami di sicuro sono simili a quello che vedevamo in Africa. Di sicuro le prove sono ancora troppo corte, perché ieri è stata la prova più lunga ma è stata solo di 430 chilometri. E' anche vero che ora il ritmo è più veloce di allora. Partivamo più piano per gestire la grande distanza, ora invece sono quasi diventate tappe sprint. Siamo sempre al 100%. Dunque le cose sono un po' diverse, ma di sicuro in Medio Oriente assomiglia più alla gara che facevamo in Africa".

Con l'esperienza è sempre più sicuro o il brivido della corsa le rimane sempre?
"E' strano, perché con l'esperienza pensi di essere meno stressato, pensi di poter essere più rilassato. Ma alla fine stiamo ancora lottando per la vittoria. Ho ancora la stessa pressione addosso come se fossi un novellino. Uno stress da novellino. Ma di sicuro ho imparato tanto da questa competizione perché spendo la maggior parte della mia vita per capire questa gara".

Quale potrà essere la chiave di volta di questa Dakar?
"La vera chiave della seconda parte della gara sarà non commettere errori. Abbiamo visto che Sainz è molto veloce. Lucas, il suo navigatore, sta facendo un lavoro eccezionale. per due volte è stato costretto ad aprire le tappe facendo comunque un lavoro super. Se non faranno errori e non dovessero avere problemi meccanici, allora probabilmente l'edizione 2020 della Dakar la vinceranno loro".

Cosa pensa del suo compagno di squadra Carlos Sainz, al momento in testa alla corsa?
"Sono davvero impressionato dalla capacità di Carlos e dal suo modo di combattere in prova. Non molla mai, ed è sempre molto veloce. Non solo ieri, ma anche nei giorni precedenti quando abbiamo affrontato diversi tipi di fondo. Lui è sempre stato con il gas sempre al massimo. Mi ha impressionato davvero tanto, vorrei provare a seguirlo. Ho un grande rispetto per lui, questo è sicuro".

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