Dakar 2018: Auto
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Dakar, Montico determinante per aiutare la Liparoti a finire la gara

Angelo è stato il navigatore di Camelia Liparoti. I due hanno corso si un Utv, un Yamaha YXZ1000R, e per la pilota è stata la prima volta. "Non era facile per lei, ma guida benissimo soprattutto sulle dune".

Dakar, Montico determinante per aiutare la Liparoti a finire la gara
#351 C.A.T Racing Yamaha: Camelia Liparoti, Angelo Motico
#351 C.A.T Racing Yamaha: Camelia Liparoti, Angelo Motico
#351 Yamaha SxS: Camelia Liparoti, Angelo Monticco
#351 C.A.T Racing Yamaha: Camelia Liparoti, Angelo Motico
#351 C.A.T Racing Yamaha: Camelia Liparoti, Angelo Motico
#351 C.A.T Racing Yamaha: Camelia Liparoti, Angelo Motico
#351 C.A.T Racing Yamaha: Camelia Liparoti, Angelo Motico

Camelia Liparoti dopo nove Dakar in quad ha voluto festeggiare il decimo anniversario, nonché la 40. edizione, con una novità, correre con un Utv. Si è allenata tutto l'anno, ha preparato con il suo team C.A.T. Racing uno Yamaha YXZ1000R e poi ha scelto come copilota uno dei migliori. Un pilota, preparatore e meccanico italiano, Angelo Montico.

Non lo conosceva benissimo ma a lui ha chiesto solo una cosa, farla arrivare al traguardo, in qualsiasi modo, a qualsiasi costo. E questo ha fatto Angelo. “Mi è piaciuta questa gara – dice Angelo Montico al traguardo – tra l'altro l'abbiamo fatta secondo me nel modo giusto. L'ho presa fin dall'inizio come un raid, mettiamola così. Non abbiamo avuto problemi di sorta se non gli orari ma dobbiamo considerare che Camelia non aveva mai guidato prima una macchina. Consideriamo una cosa importante, passare da una moto, anzi da un quad che è più facile da guidare rispetto alla moto, perché vai più lento e quindi non hai paura della velocità, ad una macchina, non è semplice per nessuno”.

Un ottimo apprendistato per la italo francese che ha imparato tantissimo da Montico, e che con ogni probabilità lo aveva voluto al suo fianco per questa sua prima Dakar in Utv proprio per quello. “Il suo vantaggio sono state le dune perché lei lì guida benissimo, poi quando ne uscivamo io mi mettevo le mani nei capelli. Nelle dune non ha paura, nel quad hai possibilità di capotamento laterale sulla sabbia, sulle dune alte, lo percepisci anche, e quindi non avendo più questo problema lei si trovava abbastanza a suo agio e una volta sistemate le linee, le traiettorie e quando ha capito che doveva dare giù il gas secco, pesante, sulle dune andavamo su come degli aerei. Ma il problema era dopo. Andavamo piano, un giorno addirittura le ho detto guarda che vai talmente piano che i moscerini si stanno appiccicando dietro e non sul parabrezza”.

Però il loro lavoro, o meglio il lavoro di Angelo era proprio questo: “Quando eravamo per strada o in pista lavoravamo sulle traiettorie, su dove e come accelerare, dove frenare, dove far la curva. Alla prima curva su strada normale ci siamo capotati e credo che ci abbiano visto tutti perché c'era la televisione in quel punto. Una volta sistemate quelle cose lì è andato tutto bene, basta guardare i tempi di questa ultima speciale di oggi e quelli dei giorni precedenti. Se la Dakar dovesse partire oggi sicuramente la nostra posizione non sarebbe questa”.

Quinti di classe alla fine della Dakar, fra gli UTV – 11 al via e 6 al traguardo – i due hanno fatto comunque un gran bel lavoro, ma Angelo è stato molto duro, perché così doveva essere e chi lo conosce sa che il carattere di questo friulano è effettivamente un po' rude: “Per lei non è stato facile perché non mi conosceva bene. Non sapeva che aveva accanto a se una persona che quando dice A, è A, non c'è spazio di replica. C'è scappata anche qualche lacrimuccia”.

Dovuta anche alla stanchezza naturalmente perchè di dormire se ne parlava davvero poco visti gli orari in cui arrivavano al bivacco: “Ore di sonno? Ah fantastico. Fino a che ci sono state le tappe di sabbia siamo sempre arrivati con la luce del giorno, una volta finite è stato il disastro. Arrivavamo alle 23, poi a mezzanotte, poi negli ultimi giorni alle 2 di notte però unicamente perchè andavamo piano. Se sui rettilinei vai a 60 km/h è ovvio che arriverai tardi ai bivacchi”.

E alla fine di tutto il pilota friulano, qui nelle vesti di copilota, non è neanche stanco: “Io ripartirei domani sinceramente, anche a livello stanchezza non ho sofferto tanto, certo oggi, nell'ultimo trasferimento fino a Cordoba mi si spalancava lo stomaco sentendo i profumi di carne, dell'Asado, però pensavo tanto peggio”.

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