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Intervista
Dakar Presentazione Dacia Sandrider

Dakar | Loeb esclusivo: "La Sandrider non ha i difetti della Hunter. Possiamo vincere subito"

Sébastien Loeb sta per iniziare la sua nuova avventura alla Dakar con Dacia. Nella presentazione italiana della Sandrider, l'alsaziano s'è concesso ai microfoni di Motorsport.com per fare il punto sullo stato di salute del progetto Dacia e sulle sue ambizioni.

Sébastien Loeb

Sébastien Loeb

Foto di: Giacomo Rauli

Dakar 2025: Dacia Sandriders

Sezione in cui trovare tutti gli articoli e gli aggiornamenti legati alla squadra Dacia Sandriders che corre nella categoria Auto della Dakar 2025.

Sébastien Loeb è pronto per un'altra avventura nel motorsport e l'obiettivo è chiaro: riuscire a centrare la vittoria alla Dakar, che andrebbe non solo a impreziosire, ma anche a completare un palmares nei rally che lo vede già come pilota più vincente della storia con i suoi 9 titoli, ma che lo renderebbe ancora più inarrivabile qualora dovesse aggiungere anche la vittoria assoluta nella classe Auto.

Tirato, in forma, sorridente e pronto per la nuova sfida con Dacia, il Cannibale ha rilasciato un'intervista esclusiva a Motorsport.com a poco più di un mese dal via dell'edizione 2025 della Dakar (3-17 gennaio). Sarà stato l'ottimo esordio al Rallye du Maroc, o forse la consapevolezza di avere l'esperienza necessaria per vincere (il talento, quello, non è mai mancato), ma l'alsaziano sembra davvero pronto a dare battaglia.

Sébastien, perché hai scelto Dacia per la tua nuova avventura alla Dakar? Cosa ti ha convinto a sposare questo progetto?
"Nei mesi scorsi ho dovuto fare una scelta. Dovevo scegliere un progetto importante, perché la mia intenzione era ancora correre alla Dakar. E il progetto Dacia mi è sembrato il migliore. Tutto questo per merito delle ambizioni del brand, del Costruttore, che mi ha coinvolto nel progetto e, sebbene sia al suo primo progetto sportivo nella disciplina, ha una motivazione enorme, visibile, tangibile. Ha voglia di mostrare le prestazioni della nuova macchina. Poi conosco diverse persone coinvolte, Bruno Famin, il boss di Renault Group per quanto riguarda il motorsport; conosco bene anche Prodrive, con cui ho corso alla Dakar e nel Mondiale Rally Raid nel corso delle ultime due stagioni. Ho pensato che iniziare un progetto da zero con queste persone coinvolte fosse una cosa positiva, hanno potuto usare la nostra esperienza fatta in passato per realizzare una vettura molto competitiva. Tutti questi sono i motivi che mi hanno spinto ad accettare la loro proposta".

Dacia Sandrider

Dacia Sandrider

Al Rallye du Maroc, esordio della Sandrider, Al-Attiyah ha vinto la gara e tu sei riuscito a centrare il secondo posto. Raccontami di più di questa prima gara con la nuova vettura.
"In Marocco, prima di arrivare, non eravamo molto fiduciosi. Prima di iniziare a correre là, negli ultimi test fatti avevamo avuto dei problemi di surriscaldamento e non sapevamo come il team sarebbe riuscito a gestire questi problemi. Ma è stata una bella sorpresa vedere quanto sia andata bene la macchina. Da parte mia, ho avuto qualche problema nel Prologo dell'evento e per questo non sono riuscito a cogliere una buona posizione di partenza per la tappa successiva. Inoltre, sempre lo stesso giorno, ho rotto il braccetto dello sterzo e ho perso 10 minuti. Ma provo sempre a fare un buon lavoro, tutte le volte. Per cui ho fatto di tutto per recuperare tempo, ho vinto 2 tappe e la macchina ha funzionato benissimo. Sono felice del risultato finale e la macchina è andata davvero bene. Era la cosa più importante, anche perché dobbiamo continuare a sviluppare la Sandrider in vista di arrivare pronti alla stagione 2025".

La Dakar è una gara durissima, molto lunga e la Sandrider è una macchina completamente nuova. Sei preoccupato dei punti deboli della vettura che avete notato tra i test e il Rallye du Maroc?
"Sì, certo. Onestamente sono preoccupato. Ma non importa la mia preoccupazione, perché stiamo parlando della Dakar e in una gara così difficile e lunga possono succedere tantissime cose. Quando partiamo siamo io e il mio navigatore, e basta. Siamo da soli e dobbiamo sopravvivere in prove di centinaia di chilometri per 2 settimane fino a quando non arriviamo al Service. Spesso è solo un dettaglio che può far andare male le cose. Non si sa mai. Credo nel team, sta facendo un ottimo lavoro. Io e Fabian (Lurquin, il navigatore, ndr) stiamo cercando di fare del nostro meglio per cercare di avere buoni giorni, o giorni normali. L'importante è non avere brutte giornate. Stiamo cercando di mettere tutto assieme, rendere la macchina forte, non fare errori di guida, di navigazione. Se mettiamo tutto insieme, il nostro pacchetto è molto forte".

Dacia Sandrider

Dacia Sandrider

Foto di: Giacomo Rauli

Hai corso per due anni con la Hunter e ora hai già avuto modo di esordire con la Sandrider in gara. Puoi comparare le due vetture in termini di guida, controllo, caratteristiche?
"Sulla Hunter avevamo problemi ben definiti, come la visibilità, gli scarichi che andavano a surriscaldare le gomme e sono stati il problema principale, considerando quante forature abbiamo avuto nelle due stagioni precedenti. Abbiamo avuto più forature di tutti gli altri. Aveva problemi di solidità dal punto di vista delle sospensioni, dei braccetti dello sterzo. Su questa macchina, partendo dall'esperienza che ho avuto, abbiamo rafforzato e risolto tutti i problemi che ti ho appena elencato. Ora la visibilità è decisamente migliorata, le sospensioni sono molto più solide, abbiamo migliorato tutta la parte attorno alle ruote, compresi gli spazi. Ora, infatti, possiamo avere più spazio per cambiare le gomme e farlo in maniera decisamente più rapida. Tutto sta andando nella direzione giusta. La Hunter, devo dire, andava già forte. Ma abbiamo voluto migliorare anche le geometrie delle sospensioni. Lo abbiamo fatto. Ora la macchina è più confortevole, è più veloce, è più competitiva e affidabile. E' anche più agile. Tutto è migliorato e ora dovremo fare un ottimo lavoro".

Stiamo vedendo diverse categorie FIA che hanno adottato, o hanno avuto, l'ibrido come propulsione. Quale pensi possa essere il futuro del motorsport a tal riguardo? Pensi che l'ibrido possa essere la soluzione ideale?
"Vediamo che nel motorsport c'è l'ibrido, c'è anche l'elettrico, in qualche caso. Sappiamo che, al giorno d'oggi, l'elettrico ha problemi d'autonomia e nella Dakar è un vero problema. Abbiamo bisogno di coprire ampi spazi, facciamo 700-800 chilometri al giorno. Oggi l'elettrico non è a quel livello. L'ibrido, al momento, può essere una soluzione. Ma al momento i team stanno cercando di lavorare con soluzioni standard, perché la Dakar richiede tanta affidabilità e l'ibrido è un concentrato di problemi. Credo che per questa categoria il motore a combustione interna sia la migliore soluzione. Stiamo usando eco fuel e credo che al momento sia giusto così".

Sebastien Loeb, Dacia Sandrider

Sebastien Loeb, Dacia Sandrider

Foto di: Dacia

Avrai Nasser Al-Attiyah come compagno di squadra. Meglio averlo come avversario con una vettura differente o è meglio averlo nello stesso team?
"Beh... E' meglio... E' buono avere 2 piloti con esperienza, soprattutto per evolvere la vettura nella maniera migliore. Di sicuro è un bell'aiuto averlo. Poi, onestamente, credo che sia una cosa ottima averlo anche per il team, perché al momento è il riferimento della disciplina come pilota. Poi la cosa buona è che nei rally non sei a contatto diretto come in altre discipline, ad esempio come avviene in Formula 1. Qui ogni equipaggio fa il suo, non badando a quello che fanno gli altri. Dunque, se in una tappa finisci e fai meglio di 10 minuti rispetto a me, è semplicemente perché sei andato più forte. Credo che sia più semplice gestire due piloti forti nello stesso team alla Dakar che in F1, dove sai che combatteranno tra loro. Credo che alla fine sia bello averlo con noi. La questione è che se abbiamo una macchina forte, l'avrò io e l'avrà anche lui".

A questo punto è facile chiederti quale possa essere il tuo obiettivo per la Dakar 2025...
"Ho finito sul podio, secondo e terzo, ormai tante volte. L'obiettivo è vincere. Forse è presto pensare di vincere con una macchina completamente nuova, Ma il lavoro che abbiamo fatto e l'evoluzione che abbiamo visto della macchina dalla presentazione al Rallye du Maroc ci fa pensare che sia realistico lottare per la vittoria. Certo, sappiamo che abbiamo una nuova vettura e che potrà avere dei problemi. Ma certe cose possono accadere, lo sappiamo".

Sei ancora in grande forma. Quanti anni hai ancora intenzione di correre?
"Non lo so sai? Non guardo troppo a lungo termine. Ho un contratto che mi lega a Dacia per i prossimi 3 anni, fino al 2027, e so che farò con loro, da pilota, 3 Dakar e 2 World Rally Raid Championship. Tutto questo lo farò di certo. Poi deciderò. Non so. Se avrò la stessa passione e la stessa motivazione di oggi, certamente continuerò. Altrimenti farò altro. Ma, al momento, non ho alcun piano a lungo termine per il mio futuro".

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