Dakar: l'impresa di Tassi, al traguardo al debutto in sedia a rotelle

Ha stretto i denti al volante della sua Ford Raptor dell'R Team e grazie al grande supporto di Alessandro Brufola Casotto e Massimiliano Catarsi ha chiuso al 42esimo posto assoluto tra le auto.

Dakar: l'impresa di Tassi, al traguardo al debutto in sedia a rotelle
#362 Ford: Gianluca Tassi, Massimiliano Catarsi
Ford Raptor #362 di Gianluca Tassi e Iveco Eurocargo #550 di Cesare Gianfranco Rickler Del Mare
Gianluca Tassi
Ford Raptor #362: Massimiliano Catarsi
Gianluca Tassi
Alessandro Brufala Casotto, R Team
Gianni Luca Tassi, Massimiliano Catarsi, Alessandro Brufola Casotto
Massimiliano Catarsi, R Team
Gianluca Tassi, Massimiliano Catarsi, Alessando Brufola Casotto, Graziano Scandola, Gianmmarco Fossa
Gianluca Tassi, Massimiliano Catarsi, Alessando Brufola Casotto

Gianluca Tassi ha fatto davvero qualche cosa di grande. In tanti prima della partenza non ci credevano, e invece questo ragazzone umbro, ex pilota di moto, su una sedia a rotelle dopo un brutto incidente, sempre in moto, ha saputo stringere i denti come non mai. Nascondendo le sue sofferenze e mostrando sempre un sorriso, a volte stanco e tirato, ma pur sempre un sorriso.

Alla sua prima Dakar lui è arrivato in fondo, con una vettura che ha sofferto più di qualche problema ma che ha resistito fino alla fine, una Ford Raptor dell'R Team guidato da Renato Rickler, gestita da un camion assistenza veloce e da tre meccanici che non si sono risparmiati per tutti questi lunghissimi quindici giorni.

"Sapevo che sarebbe stata dura, ed è stata esattamente come me l'aspettavo. Sapevo che ad una Dakar devi dare tutto quello che hai, ed anche di più. Io ce l'ho messa tutta e alla fine lo sapevo che la mia preparazione, che è quella della vita di tutti i giorni mi sarebbe bastata, non c'era bisogno per me di andare in palestra o altro".

Sta bene e ha le lacrime agli occhi mentre parla perchè ha sofferto tanto in questi giorni ma non ha mai, neanche per un momento, pensato di fermarsi, o di arrendersi, parola che proprio, nel suo vocabolario, non esiste: "Sono felice e spero che questo messaggio che volevo fortemente arrivi a quelle persone che hanno bisogno magari di uno stimolo vedendo qualcuno fare qualche impresa. Io l'ho fatto ed è la mia ragione di vita e voglio dire 'forza ragazzi, non mollate', lì fuori c'è un mondo".

Ringrazia tutti Gianluca Tassi, tutti coloro che l'hanno aiutato, prima, dopo e durante questo progetto, e soprattutto ringrazia il suo team, con le lacrime agli occhi, e in particolare Alessandro Brufola Casotto che ha fatto una vera vita d'inferno, seduto nel posto posteriore nel grande abitacolo della Ford Raptor: "Alessandro è stato quello che mi ha rimesso in testa questo pallino, ed è stato un ottimo compagno di avventura".

Con calma Tassi pensa già al futuro, magari a fare qualche altra cosa, sempre con lo stesso obiettivo: "Speriamo un giorno di vivere un'altra avventura, magari anche in cose diverse, perchè a me piace cambiare, non ho obiettivi fissi".

Accanto a lui nel ruolo di copilota il bravo Massimiliano Catarsi che ha stretto anche lui i denti affidandosi a tante piccole cose che gli davano forza, compresa la scaramanzia. Massimiliano, toscanaccio, non si è mai cambiato la sua tuta ignifuga da gara: "Ogni giorno pensavo oggi la cambio, e poi dicevo no, oggi mi ha portato fortuna, mi ha portato al traguardo, la tengo anche domani".

Così oggi la sua tuta bianca è praticamente marrone e potrebbe quasi camminare da sola: "Ho sofferto tanto – ammette Catarsi – ci avevano ingannato dicendoci che sarebbe stata facile e invece la seconda settimana ci hanno stroncato, però siamo qui e sono contentissimo. Ma devo dire grandi ai miei due compagni di avventura, grandi davvero".

Alessandro Brufola Casotto, artefice di tutto questo, è distrutto a fine gara, ma nel suo cuore c'è una gioia profonda: "Un anno fa con Gianluca ci siamo detti 'ma perchè non facciamo la Dakar?' e va bene, facciamola. E oggi l'abbiamo finita ed è la soddisfazione della mia vita". Si commuove l'elemento più giovane di questo equipaggio, che non solo ha corso tutta la gara ma alla fine di ogni giornata, dopo ore e ore in macchina ha sempre trovato la forza di accudire Gianluca Tassi, con l'affetto e la dedizione di un vero amico: "Sono stanco ma con il sorriso e il mio paradiso oggi è qua e il sorriso di Gianluca per me è tutto".

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