Lavigne: "Odissea: un nome che piace alla Dakar"

Il direttore generale della Dakar è fiero di un percorso 2016 per ampi tratti inedito per la carovana

Lavigne: "Odissea: un nome che piace alla Dakar"
Lavigne:

Etienne Lavigne è ormai da diversi anni il direttore generale della Dakar. Affiancato fino alla fine di gennaio, al termine della Dakar 2015 da David Castera nel ruolo di direttore sportivo, ora il francese si trova da solo al comando della gara. Un vero deus ex machina di questa competizione. L'intervista, dunque, è d'obbligo con l'uomo che ormai è il patron incontrastato della gara.

Non c'è due senza tre, e anche quest'anno la gara si chiama l'Odissea...
"E' vero, Odissea è un nome che ci piace molto alla Dakar. L'Odissea è la vera immagine della Dakar. Perchè racconta di una persona che parte, non sa bene verso che cosa sta andando, non sa che cosa l'attende, che tipo di avventure vivrà. Una persona che lascia tutto per partire ed andare vivere qualche cosa. Così fanno i piloti e i copiloti che vengono a correre in questa gara. Vengono a incontrare e scoprire posti nuovi: le tappe, i Paesi, ed è vero che da diversi anni noi cerchiamo di sorprendere le persone con cose nuove, con geografie differenti. La Bolivia per esempio, è l'ultimo Paese che abbiamo fatto scoprire ai concorrenti della Dakar, e subito prima il Perù, ovviamente l'Argentina e il Cile qualche anno fa. Questo aspetto della nostra gara, questa missione di far scoprire sempre cose nuove mi piace molto: ovviamente la Dakar è una gara, ovviamente ci sono realtà come Peugeot, KTM, Honda, i grandi piloti. Ma lo spirito che ci spinge, è sempre lo stesso spirito che animava Thierry Sabine, la scoperta...quello che io amo è portare le persone in posti che non conoscono...".

Sì, ma in Italia Odissea significa anche qualche cosa di molto difficile...
"Ed è molto difficile. La Dakar è la gara più difficile al mondo nella sua categoria, è una corsa estrema. E' la gara più difficile fin dalla sua creazione, lo è sempre stata. E' la corsa più estrema fra gli sport meccanici, non è mai cambiata. Siamo andati in Africa, poi in Sud Africa, ora in Sud America, ma le cose non sono mai cambiate è sempre rimasta una gara dura e difficile. Ma quello che riesce a sorprendermi sempre, e mi piace un sacco, è che i motociclisti che terminano la Dakar hanno le stesse lacrime, le stesse emozioni, la stessa commozione dei piloti che la terminavano quando eravamo in Africa. L'emozione della riuscita, il piacere di avercela fatta. E' una vera soddisfazione vedere che ogni anno così tanta gente che vuole venire a correre la Dakar".

Parliamo ora del percorso: la giornata di riposo sarà la stessa per tutti quest'anno?
"Sì, a Salta, in Argentina, ci ritroveremo tutti insieme: moto, quad, auto e camion. Quest'anno è stato talmente complicato con le giornate di riposo differenti per auto, camion e moto. L'abbiamo fatto perchè dovevamo, ma non pensiamo di ripetere la cosa. Un giorno di riposo uguale per tutti nel 2016".

E finalmente tutti andranno in Bolivia, non solo i piloti ma anche le assistenze?
"Assolutamente sì. Fino ad adesso sì, tutta la 'famiglia' della Dakar andrà in Bolivia. Partiremo dal sud del Perù, saliremo in Bolivia per raggiungere il lago Titicaca e poi scenderemo lungo tutta la Bolivia. E' un itinerario che non abbiamo mai osato fare perchè non lo conoscevamo molto e perchè per esempio le strade del sud boliviano non sono così buone come quelle del nord. Per esempio, c'è una autostrada che parte da La Paz ma non molto altro...ma salire verso Jujuy dal sud è molto complicato sono strade di montagna molto sinuose e se ci avessimo portato i camion negli anni passati questo avrebbe significato una grossa perdita di tempo: ci sarebbero stati problemi di sicurezza e di tempo. E' per questo che non avevamo ancora avuto il coraggio di farlo. Ma adesso invece, arrivando dal Perù e salendo a nord la situazione si semplifica e sarà possibile portare tutta la carovana del rally in Bolivia, passando dal nord".

Domanda importantissima: chi sarà il nuovo tracciatore della Dakar ora che Castera non è più con voi?
"E' la stessa equipe di sempre ma con diverse responsabilità: ci saranno ancora Tiziano Siviero, Jacky Dubois, Jean Pierre Fontenay, Pablo, Francisco...Etienne – e sorride indicando se stesso, aggiungendo – è importante anche Etienne sai, non dobbiamo dimenticarcelo...qualche cosa conta anche lui".

Tutto confermato dunque anche senza Castera?
"Bè David non faceva il road book della Dakar, lui era il coordinatore di una equipe che è sempre la stessa. Siamo talmente affiatati oggi...questo lavoro di coordinatore lo facevo anche io prima e lo farò ancora con grande tranquillità perchè so che accanto a me ci sono degli ottimi tecnici del percorso che conoscono bene il loro lavoro. E penso a Tiziano, a Pablo a Francisco e naturalmente anche a Jean Pierre Fontenay. Sono dei veri specialisti della Dakar e hanno l'abitudine ormai di lavorare insieme e so che daranno degli ottimi risultati come sempre".

E la prima ricognizione?
"E' appena partita!".

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