Dakar: al seguito della gara in macchina con la Toyota HDJ100
Topic

Dakar: al seguito della gara in macchina con la Toyota HDJ100

Dakar, in viaggio con Toyota: benzina, musica, gelato ed eccoci a Chilecito

condivisioni
commenti
Dakar, in viaggio con Toyota: benzina, musica, gelato ed eccoci a Chilecito
Di: Elisabetta Caracciolo
17 gen 2018, 21:14

Dopo una coda al distributore per fare rifornimento (assieme ai piloti poco... spendaccioni!) ci siamo messi in viaggio, ma qualcuno ha dormito lasciando l'autista sola con le proprie canzoni a tenerle compagnia.

La Toyota HDJ100 di Motorsport.com arriva al bivacco di Chilecito
Il centro di Chilecito
Il centro di Chilecito
La Toyota HDJ100 di Motorsport.com arriva al bivacco di Chilecito
Una delle bancarelle del mercatino dell'artigianato a Chilecito
Una delle bancarelle del mercatino dell'artigianato a Chilecito
Una delle bancarelle del mercatino dell'artigianato a Chilecito
La Ruta 40, direzione Chilecito, vista dalla Toyota HDJ100 di Motorsport.com
L'autoradio della Toyota HDJ100 di Motorsport.com

Solo 240 chilometri stamattina da percorrere per l'undicesima tappa della Dakar 2018. Da Belen a Chilecito e tutti di asfalto.

Chilecito, che significa piccolo Cile, è la città di confine per chi proviene dal medesimo paese ed era stata battezzata con questo nome. Fa parte della provincia della Rioja, famosa per il suo vino bianco, mentre ieri eravamo nella zona di Cafayate famosa per il bianco, in particolare il Torrontes.

Il nostro equipaggio tutto al femminile si è arricchito stamattina di una presenza maschile, Alberto Bertoldi, pilota moto italiano che si è ritirato ieri notte per un principio di incendio sulla sua moto, per fortuna domato con l'aiuto di altri due equipaggi che passavano in quel momento in speciale.

Rimasto a piedi, Alberto non poteva contare sulla sua assistenza perchè avevano già con loro un altro elemento del team Garda Bikers, Alessandro Botturi, ritirato anche lui nella giornata di ieri e così lo abbiamo accolto sulla nostra Toyota HDJ100.

L'organizzazione dell'equipaggio ha richiesto un po' di tempo e così siamo partite un po' più tardi rispetto alla nostra solita tabella di marcia: 7,45 in macchina.

Direzione Chilecito sulla Ruta 40 attraversando qualche paesino fino al chilometro 96 del percorso, dove era previsto l'unico punto benzina della giornata.

E qui è scattata la fila selvaggia. Siccome a Chilecito non ci sono pompe di benzina, o quanto meno non tante, l'organizzazione della Dakar ha messo in vendita, ancora prima di partire, la benzina e il gasolio per i partecipanti, da fare direttamente al bivacco, ovviamente ad un prezzo doppio rispetto a quello di mercato. I piloti sono liberi di aderire, ma se non lo fanno dovranno poi trovarsi la benzina da soli.

Tutto questo preambolo serve a spiegare perchè abbiamo fatto un'ora e venti di fila dal benzinaio. Perchè subito prima di noi è arrivato il camion assistenza del team Iveco De Rooy e ha caricato ben 3200 litri di gasolio!!! In questo modo potranno far benzina ai loro camion in gara stasera, senza versare più del dovuto all'organizzazione.

La coda è stata abbastanza ordinata, salvo qualche furbo che ha cercato di aggirarla, ma nel piccolissimo paesino oggi hanno decisamente fatto giornata. I bar intorno al distributore hanno lavorato alla grande ed anche il titolare della pompa, con il quale sono stata amichevolmente a chiacchierare, ha detto che dopo una mattinata del genere poteva anche chiudere ed andare a casa per una settimana.

Una volta ripartiti da lì, Sandrine ha ceduto il volante a me e di botto in macchina si sono addormentati tutti. Guidare per 150 chilometri su una strada tutta dritta che sembrava disegnata nella savana africana è stato un po' noioso, nonostante, grazie al cielo, il limite di velocità inflitto dal Tripy in Argentina sia aumentato ai 110 km/h.

Visto che tutti dormivano mi sono infilata le cuffiette e con il mio lettore MP3 mi sono ascoltata un po' di musica anche perchè la nostra Toyota - ahimè - ha una autoradio degli anni Ottanta. Prima di partire avevo dimenticato di chiedere a Yves, il suo proprietario, e Sandrine, che tipo di radio avevamo a bordo, ma mi sono comunque portata dietro lettore MP3, chiavetta USB, cavetti vari, ecc ecc.

E poi invece mi sono trovata davanti ad una radio con il lettore di musicassette!! Impossibile, pensavo che non esistessero più. E così in un attacco di asocialità ogni tanto in macchina mentre guido mi ascolto la mia musica ed ancora di più lo faccio se gli altri dormono, così non disturbo nessuno.

Arrivati a Chilecito siamo andati in centro al paese per comprare le schede telefoniche argentine e nell'occasione abbiamo visitato un altro mercatino dell'artigianato tipico, fatto due passi per le vie del centro e mangiato un gelato.

Alle 14,30 rientro al bivacco di Chilecito, battuto da un fastidioso vento di sabbia che ci rende la vita un po' più difficile del solito. Ma per fortuna restiamo qui solo una notte, all'ombra della Cordigliera delle Ande. Nelle Dakar di qualche anno fa da qui partiva il trasferimento verso il Cile, Paese in cui ormai da anni non andiamo più. Viene voglia quasi quasi di scappare da questo bivacco polveroso e raggiungere i 4700 metri del Paseo san Francisco, come una volta.

A tirarci su il morale al pomeriggio la festa quotidiana dell'Argentina. Tutti i Paesi ospitanti la Dakar allestiscono all'interno del bivacco una tenda promozionale e questa volta ci hanno deliziato con empanadas appena sfornate, birra artigianale e vino, un Malbec riserva del 2012. La vita non è poi così male al bivacco della Dakar.

Prossimo articolo Dakar
Motul Corazón Foundation: ecco come far studiare i giovani meno fortunati

Previous article

Motul Corazón Foundation: ecco come far studiare i giovani meno fortunati

Next article

Dakar, Sainz predica pazienza: "Non è facile amministrare evitando rischi"

Dakar, Sainz predica pazienza: "Non è facile amministrare evitando rischi"

Su questo articolo

Serie Dakar
Evento Dakar
Autore Elisabetta Caracciolo
Tipo di articolo Curiosità