Intervista

Dakar Dakar 2017

Dakar, i gemelli De Lorenzo: "Non appendiamo la tuta al chiodo!"

I due portacolori del Team Jaton hanno raggiunto il traguardo di Buenos Aires al 31esimo posto tra le auto, tornando in gara dopo dieci anni d'assenza. E sembrano già pronti a rilanciare per il futuro...

Elisabetta Caracciolo

Modificato: 15 gen 2017, 16:07

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Toyota Land Cruiser #370: Dario de Lorenzo, Aldo de Lorenzo

Dario de Lorenzo, Aldo de Lorenzo e Xavier Foj

Toyota Land Cruiser 155 #370: Aldo De Lorenzo, Dario De Lorenzo

Aldo e Dario De Lorenzo

Toyota Land Cruiser #370: Dario de Lorenzo, Aldo de Lorenzo

Dario de Lorenzo, Aldo de Lorenzo e Xavier Foj

Toyota Land Cruiser 155 #370: Aldo De Lorenzo, Dario De Lorenzo

Aldo e Dario De Lorenzo con la loro Toyota Land Cruiser

Dario de Lorenzo, Aldo de Lorenzo e Xavier Foj

La Toyota Land Cruiser di Aldo e Dario De Lorenzo

Il ritorno dopo dieci anni. La soddisfazione di essere al traguardo, ma nello stesso tempo la certezza che questo sarebbe accaduto comunque. I gemelli De Lorenzo, Aldo e Dario, di Padova, non hanno mai avuto grossi dubbi sul fatto che il traguardo lo avrebbero raggiunto e fin dall'inizio loro hanno adottato la tecnica del "siamo in vacanza" per attraversare ogni singolo giorno di questa Dakar 2017, tenendo testa a tutte le disavventure non tanto loro, quanto della gara stessa. E ne sono usciti a testa alta, con un bel risultato, 31esimi assoluti, primo equipaggio italiano al traguardo e quinti di T2.

"Siamo molto soddisfatti – dice Dario De Lorenzo – siamo riusciti a concludere questa Dakar ed è emozionante. Negli ultimi chilometri c'è anche scappata la lacrimuccia". Gli ultimi chilometri di una speciale da poco più di 60 km di nuovo brutta e soprattutto di quelle che possono farti perdere tutto quello per cui hai combattuto per due settimane.

Ancora buche, curve ad angolo retto, tantissima polvere: "Questi ultimi chilometri non finivano più e continuavo a chiedere ad Aldo (il copilota), quanti chilometri mancano, perchè mi è sembrata infinita. Non potevo chiederglielo ogni 100 metri però lo avrei fatto volentieri, mi è sembrata una speciale eterna".

Una gara bellissima questa loro Dakar, che li ha visti spesso arrivare al bivacco a sera inoltrata, specie nell'ultima settimana: "Siamo felici perchè l'abbiamo terminata, e ce l'abbiamo fatta da soli. Grazie anche al team che ci ha permesso di correre, lo spagnolo Jaton, che ci ha fatto fare solo i piloti, con il solo pensiero della macchina, di salire a bordo la mattina e di correre. Era da un po' di tempo che non ci succedeva ed è davvero una bella cosa. Vivi serenamente e probabilmente è il motivo per cui siamo arrivati in fondo quest'anno".

E visto che hanno sempre ripetuto di essere in vacanza qui alla Dakar ora si deve pensare a rientrare: "Per fortuna, sì. Già durante il trasferimento lunghissimo che ci ha portato a Buenos Aires abbiamo cominciato a parlare di lavoro, dei nostri negozi di ottica a Padova. Ma non è un problema – scherzano entrambi – abbiamo passato 15 giorni stupendi ed è un sogno che si realizza".

Giustamente ai gemelli che mancavano da 10 anni dalla Dakar e che avevano corso l'ultima in Africa nel 2007 vanno chieste le differenze fra due gare che sono veramente diverse fra loro. "Prima di partire pensavamo fosse come l'Africa e invece no, non lo è assolutamente. Sono due gare diverse e forse non è proprio la nostra gara, però siamo contenti di averla fatta e contentissimi di aver raggiunto il traguardo. Ci aspettavamo magari qualche duna in più, ma va benissimo così perchè è una gara e nello sport bisogna accettare tutto quanto. Bene o male bisogna andare avanti, combattere, qualche volta soffrire perchè abbiamo anche sofferto visto che non siamo più giovanissimi, ma ce l'abbiamo messa tutta e sappiamo che in due – conclude guardando il fratello gemello – ce la possiamo fare sempre".

E adesso che ne sarà dei gemelli? Ci vorranno altri 10 anni per vederli tornare alla Dakar? "No, non penso – risponde Aldo – adesso abbiamo aggiunto un altro tassello nella nostra vita sportiva e siamo però ancora pronti. La tuta di sicuro non l'appendiamo al chiodo".

 

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