Dakar | Defender, Sara Price: "La Stock sarà la categoria del futuro. Intanto mi tolgo soddisfazioni"
La pilota statunitense si concede ai microfoni di Motorsport.com per fare il punto sulla sua gara alla Dakar 2026, ma anche sul presente e futuro di Defender e della classe Stock: può essere il futuro delle Auto.
#504 Defender Rally, Defender D7X-R: Sara Price, Sean Berriman
Foto di: Defender
Dakar 2026 | Defender Land Rover
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Due vittorie di tappa, una nuova categoria, una sfida che profuma di futuro. alla sua terza partecipazione sulla Dakar e al debutto con il nuovissimo progetto Defender, l’americana Sara Price non guida soltanto un’auto: guida un’idea, un sogno, un programma ambizioso con un marchio iconico. In squadra con lei Stephane Peterhansel, una leggenda al bivacco, e il giovane Baciuska.
Complimenti, cosa si prova a vincere due speciale?
“È una sensazione bellissima. Il Defender è incredibile, veloce. Mi sto davvero divertendo a guidarlo. Vincere le tappe è fantastico. Ovviamente il mio obiettivo finale è vincere la gara, questo è il sogno più grande, ma intanto mi prendo queste soddisfazioni”.
Come cambia la guida rispetto alla categoria a cui eri abituata prima, con gli SSV?
“È molto diverso. Guidare un veicolo di serie significa dover “alzare il piede” in certe situazioni. Con i regolamenti stock non abbiamo le stesse sospensioni degli altri mezzi, e allo stesso tempo abbiamo una velocità massima molto più alta: arriviamo a 170 km/h. Puoi metterti nei guai in un attimo, quindi devi restare molto lucida, anticipare tutto quello che vedi”.
La Stock è quasi una gara nella gara.
“Guardiamo in prospettiva. La categoria stock è nuova, le regole sono nuove, e stiamo dimostrando che queste regole stanno alzando il livello. Land Rover è entrata con Defender con un impegno importante sulla Dakar, credo che presto molti altri costruttori seguiranno. Siamo all’inizio di quella che penso sarà la nuova categoria di riferimento del futuro”.
Hai avuto modo di passare più tempo con Peterhansel. Che tipo di consigli ti ha dato?
“Stephane è fantastico. È una persona con cui è bello stare, oltre che correre. In realtà siamo tutti così vicini come passo che, al momento, non c’è bisogno di grandi consigli. Ogni giorno si va là fuori e si dà il massimo. È semplicemente così”.
Ti ha raccontato qualche storia dei “vecchi tempi”?
“Un pochino, soprattutto all’inizio della Dakar. Quando capitava di parlare, gli facevo qualche domanda sul passato. È sempre affascinante ascoltare quelle storie”.
#504 Defender Rally, Defender D7X-R: Sara Price, Sean Berriman
Foto di: Defender
Guardi mai la classifica generale o sei concentrata solo sulla tua categoria?
"Siamo concentrati solo sulla nostra classe. La Dakar è già abbastanza dura solo per arrivare al traguardo. Il nostro obiettivo è finire ogni giorno, tornare al bivacco e, alla fine, salire sul podio”.
Sei dove ti aspettavi di essere?
"Onestamente non sapevo cosa aspettarmi. Categoria nuova, macchina nuova, team nuovo per tutti. Non pensavo di avere questo passo, ma sono davvero felice. La missione è portare tutti e tre i Defender fino a Yanbu”.
Condividi questa avventura anche con Ricky Brabec (Honda). Com’è vivere la stessa sfida con il proprio partner?
“È bello. Stiamo entrambi inseguendo i nostri sogni. A fine giornata guardiamo i risultati l’uno dell’altra. So che oggi ha perso un po’ di tempo aprendo la tappa, ma sono convinta che ce la farà”.
C’è tempo per vedersi, magari nei giorni di riposo?
“Poco, davvero poco. Anche nel rest day ci siamo visti solo per un attimo”.
Parlando con alcuni piloti è emersa una frase forte: “Un uomo non vuole mai essere battuto da una donna”. Sei d’accordo?
“Sì, agli uomini non piace, anche se dicono il contrario. È qualcosa hanno dentro, sempre. Da qualche parte, non lo accettano mai del tutto”.
Quando hai capito che volevi fare la pilota?
“In realtà sono nata racer. Prima correvo in motocross a livello professionistico. Quando ho capito che quel mondo non aveva più molto futuro per me, ho cambiato: da due ruote a quattro. Ma la mentalità è sempre stata la stessa”.
L’esperienza in motocross ti aiuta ancora oggi?
“Assolutamente sì. Il motocross ti insegna a leggere il terreno, ed è fondamentale qui, dove non sai mai cosa ti aspetta. Ti dà agilità, istinto, sensibilità. Tutto quello che impari su una moto ti dà un vantaggio enorme quando sali su un’auto”.
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