Dakar | Defender, parla il team principal: "La vettura ha mostrato ottimo potenziale contro le T1"
Ian James, team principal di Defender, spiega gli obiettivi del marchio che fa il suo esordio nella categoria Stock della Dakar. Finire la gara è la priorità, ma anche una Top 20 sarebbe un risultato ben accetto. La Defender ha già mostrato a Dubai ottime prestazioni nel confronto con le T1+.
Dakar 2026 | Defender Land Rover
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Orgoglio di appartenenza, entusiasmo per la nuova sfida e grande attenzione ai dettagli. Land Rover ha pensato a tutto per il debutto del Defender sulla Dakar 2026. Lo spiega esattamente il Team Principal Ian James. Il mezzo è iconico e per questo il binomio con Mr. Dakar Stephane Peterhansel – oggi al via nel Prologo – è semplicemente perfetto.
Il progetto è ambizioso, che cosa vi piacerebbe ottenere da questa avventura chiamata Dakar?
“È la grande domanda. Abbiamo preso un impegno su tre Dakar e tre campionati W2RC, quindi siamo qui per un progetto a lungo raggio. Abbiamo un enorme rispetto per ciò che rappresenta la Dakar: una sfida unica tra uomo, macchina e natura. Arriviamo al prologo con una vettura ben progettata e testata e con alcuni dei migliori piloti al mondo, quindi sì, crediamo di avere una possibilità. Allo stesso tempo siamo consapevoli della forza dei team che affrontano questa gara da molti anni”.
Per il marchio è un debutto storico.
“Anche se Land Rover ha una storia che risale al 1948, questa è la prima volta in assoluto che partecipiamo alla Dakar con un team ufficiale. In passato ci sono state partecipazioni a livello privato, ma mai un programma ufficiale. Per questo arrivare al traguardo è il primo grande obiettivo. Fare bene e magari salire sul podio sarebbe straordinario. Non sarà facile, gli ingredienti, però, ci sono tutti”.
Come vede la concorrenza?
“La competizione è durissima e abbiamo un enorme rispetto per Toyota, che corre qui da decenni. Abbiamo provato senza un confronto diretto, adesso arriva il momento della verità. Solo adesso capiremo davvero dove siamo rispetto agli altri. Avremo un benchmark reale e comprenderemo meglio il cammino che ci attende, sapendo che gli imprevisti fanno parte del gioco. Ciò che mi rende più orgoglioso oggi è lo spirito di squadra e l’unità del gruppo: i piloti sono competitivi per natura, ma qui lavorano tutti per il team”.
Debuttando nella Stock, è più importante finire o la classifica?
“Finire è la priorità. alla fine però è una competizione e pur con grande rispetto per chi ha molta più esperienza, daremo il massimo. Il podio è l’obiettivo finale”.
Quali le modifiche principali apportate per preparare il veicolo di serie alla corsa?
“Il lavoro principale è stato trovare il giusto equilibrio tra l’auto di produzione e ciò che è possibile sviluppare per la gara. In collaborazione con ASO e FIA è stato fatto un lavoro eccellente. Le modifiche principali riguardano la sicurezza (l’adattamento della scocca per il roll cage), lo spazio per il serbatoio, i ricambi e le ruote di scorta. Ci siamo concentrati su sospensioni e raffreddamento. Sulla Dakar l’auto affronta sollecitazioni estreme che non sono pensabili per una vettura stradale. Dopo i test in Marocco, abbiamo capito l’importanza del raffreddamento e abbiamo lavorato su diverse soluzioni fino a ottenere l’efficienza necessaria. Per il resto, l’auto rimane molto vicina al modello di serie, ed è questo l’aspetto più affascinante della categoria”.
Il regolamento prevede anche una produzione di dieci vetture, quando usciranno?
“Sì, è richiesto un certo numero di vetture nell’arco di tre anni. Abbiamo quindi tempo per raggiungere questo obiettivo. Per ora la concentrazione è totalmente su questa Dakar. Dopo l’evento valuteremo l’intero programma e le possibili espansioni. L’interesse da parte dei clienti è già molto alto e il potenziale di crescita è notevole”.
Come è nato il progetto e l’idea di coinvolgere Peterhansel?
“Un marchio come Defender ha un richiamo fortissimo: parlare di Dakar e Defender insieme è quasi naturale. C’è una visione chiara, un approccio professionale e le risorse giuste. Abbiamo sviluppato un’auto bella da guidare e il pensiero a Stephane è stato altrettanto naturale. è E’ il binomio perfetto, senza dimenticare Sara Price e Rokas Baciuska”.
C’è chi scommette su un piazzamento nei primi 20. È realistico?
“Sarebbe un risultato fantastico e lo accetterei subito. A Dubai le prestazioni rispetto alla categoria T1 sono state ottime, forse oltre le aspettative. Ma alla Dakar basta un piccolo imprevisto per cambiare tutto in un attimo. Per questo dobbiamo restare con i piedi per terra e affrontare la gara un giorno alla volta".
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