Dakar | Defender: integrare l'enorme serbatoio da 550L ha richiesto idee molto... creative
Può sembrare semplice, ma integrare un serbatoio da 550 litri su una vettura della categoria stock che deve rimanere simile a quella di serie, è una sfida complessa. Sbagliare la posizione significa alterare il bilanciamento, ma riposizionarlo vuol dire anche spostare altri elementi. Scopriamo come è stato integrato sui Defender per la Dakar.
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Quando si parla del Defender DX7‑R preparato per la Dakar, l’attenzione cade facilmente sugli elementi più evidenti: le sospensioni riviste, il frontale ridisegnato entro i limiti regolamentari per ottimizzare il raffreddamento e altri interventi che lo distinguono dalla versione di serie. Ma uno degli aspetti più radicali è nascosto nel cuore della vettura: un serbatoio da 550 litri.
La capacità massima di carburante è stabilita dagli organizzatori, e un serbatoio di queste dimensioni è indispensabile per affrontare le tappe interminabili della Dakar e del campionato World Rally‑Raid. Tuttavia, integrare un serbatoio da 550 litri, circa cinque volte la capacità di un Defender di serie, è un’operazione tutt’altro che banale, che richiede ingegno creativo e soluzioni fuori dagli schemi.
Non è solo una questione di volumi. È un tema di equilibrio, di dinamica, di comportamento della vettura lungo centinaia di chilometri, durante i quali il peso del carburante cala in modo continuo e modifica costantemente le reazioni del mezzo.
#500 Defender Rally Defender: Stephane Peterhansel, Michael Metge
Foto di: Red Bull Content Pool
Sbagliare la posizione significa compromettere il bilanciamento della vettura lungo la tappa, perché il serbatoio si svuota progressivamente man mano che il motore consuma carburante. E se quel peso non è collocato nel punto corretto, il bilanciamento varia in modo sensibile: l’avantreno può alleggerirsi, il retrotreno può caricarsi (o viceversa), costringendo il pilota a un continuo adattamento del proprio stile di guida.
Per evitarlo, gli ingegneri di JLR, lavorando fianco a fianco con Prodrive, hanno affrontato la questione con un approccio duplice: prima nel mondo virtuale, poi su strada e nel deserto. Hanno costruito due muletti, quindi una vettura test, e hanno percorso oltre seimila chilometri per individuare i limiti dei componenti di serie e capire come integrarli rispettando il vincolo più stringente della categoria stock: mantenere almeno il 65% della vettura identico al modello di produzione.
Ed è proprio qui che nasce la sfida. Non c’è la libertà dei prototipi, non si può ripensare tutto da zero: bisogna lavorare con ciò che esiste e trovare soluzioni creative. Nel caso del Defender, la risposta è stata tanto logica quanto complessa da mettere in pratica: collocare il serbatoio al centro della vettura, subito dietro il cockpit dove siedono i piloti, nel punto più basso possibile.
Serbatoio della Defender D7X-R
Defender D7X-R
Foto di: Gianluca D'Alessandro
È l’unico modo per mantenere il baricentro basso e garantire che, man mano che il carburante si consuma, il bilanciamento non cambi in modo drastico. Il punto è che, per quanto possa sembrare intuitivo concentrare tutto al centro della vettura, in realtà si tratta di uno spazio “affollato”: lo stesso ragionamento vale infatti per altri componenti fondamentali, come le gomme di scorta, il sistema per gonfiare e sgonfiare rapidamente gli pneumatici o il martinetto idraulico necessario in caso di foratura.
Tutti elementi indispensabili, dotati di un peso non trascurabile e tutt’altro che semplici da distribuire. Senza contare che devono essere anche rapidamente accessibili: le gomme, per esempio, possono essere sostituite in circa un minuto. Osservando il serbatoio si nota subito come sia letteralmente incastrato al centro della vettura e come presenti una forma particolare.
È un incastro tridimensionale, studiato al millimetro, che permette di sfruttare ogni centimetro disponibile. Per accogliere un serbatoio di queste dimensioni, alcune forme della parte inferiore della vettura sono state modificate, tanto che la zona che accoglie il serbatoio è visibile smontando le gomme creata in fibra di carbonio. Questo ha portato gli ingegneri a rivedere altri elementi ed è anche per questo che, lungo tutto il fondo, è stato aggiunto un rinforzo strutturale che funge da "scudo".
Inoltre, anche alcuni elementi delle sospensioni sono stati riprogettati per resistere agli urti e, di fatto, “proteggere” il serbatoio. Il lavoro di "riscostruzione" è stato quindi molto più complesso di quanto sembri, perché spostare un elemento significa anche interagire con altri, su una vettura che deve restare molto simile a quella di serie. Il risultato è un Defender che rimane un Defender, ma alcune scelte, sviluppate con migliaia di simulazioni sul comportamento dinamico, nascondono un livello di ingegneria molto più complesso di quanto possa sembrare a un primo sguardo.
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