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Dakar | Andrea Mayer, la donna che rilancia il team Yamaha

La moglie di Stephane Peterhansel è stata chiamata dal team Monster Energy Yamaha dopo che nessuna moto era arrivata al traguardo l'anno scrso. Grazie all'esperienza di pilota in moto e navigatrice di Mr. Dakar, Andrea ha costruito un bagaglio che è molto utile alla squadra che adesso ha Sam Sunderland terzo nell'assoluta: "L'obiettivo è arrivare in fondo e magari lottare per un podio".

Dakar | Andrea Mayer, la donna che rilancia il team Yamaha

Nascosta dietro a una mascherina nera, è quasi impossibile riconoscere Andrea Mayer nel box Monster Energy Yamaha al bivacco della Dakar. Poi la luce viva degli occhi blu e la chioma bionda non mentono. Amata e rispettata per il suo passato da pilota, in moto e in auto, alla Dakar e nei rally più duri al mondo, la compagna di Stephane Peterhansel si gode i frutti del duro lavoro svolto in preparazione della Dakar.

Con il pilota Monster Energy Yamaha attualmente terzo nella generale a meno di 5 minuti da Sam Sunderland, Andrea ci racconta i cambiamenti che ha apportato alla squadra da quando è stata chiamata lo scorso maggio al ruolo di direttore sportivo. Dodici Dakar alle spalle, Campione Cross Country 2019 insieme a Stephane Peterhansel, Andrea Mayer ha portato nel team Yamaha la sua esperienza di una vita vissuta da pilota nei rally raid e al fianco di Mr. Dakar.

Come è iniziata questa avventura?
"Lo scorso anno delle cinque Yamaha al via, nessuna ha finito la corsa. C’era bisogno di un cambiamento. A maggio il nuovo direttore tecnico mi ha chiamato per la posizione di Sports Manager. Volevano un contributo con una visione diversa, nuove idee. Ci siamo incontrati anche con il Team Manager e abbiamo avuto un buon feeling".

In cosa consiste il tuo ruolo?
"Seguo tutto quello che riguarda il regolamento e poi la navigazione, portando l’esperienza di quando ero in macchina con Stephane in qualità di co-pilota. Mi occupo poi dei piloti, discutiamo delle strategie, riguardiamo i roadbook".

Quali cambiamenti hai portato nel team?
"Ho iniziato con i piloti facendo dei workshop specifici sulla navigazione, sul GPS entrando nei dettagli su tutto quello che c’è da sapere, cosa fare quando uno si perde. Ci sono tante cose da imparare che risultano importantissime in gara. Sono stata anche coinvolta nei test di affidabilità del motore per essere informata anche di tutto quello che succede sulla moto. Ho portato delle modifiche all’allenamento dei piloti…. Tante cose".

Soddisfatta?
"Durante la stagione insieme al team manager abbiamo visto un grande progresso in diverse aree. Dopo ogni rally abbiamo analizzato a fondo la situazione e cercato di migliorare i vari aspetti".

Cosa hai imparato da Stephane?
"Ci siamo conosciuti quando entrambi correvamo in moto, siamo stati nello stesso team in Mitsubishi, poi io ho preso una pausa. Quando siamo tornati a correre insieme nel 2019, tutti dicevano che ci avrebbe allontanato, invece ci ha unito ancora di più. Non ci siamo mai arrabbiati nell’abitacolo, certo abbiamo passato tanti momenti intensi, ma ci ha rafforzati".

"Cosa ho imparato? Ad essere più strategica in tutto quello che faccio. Insieme abbiamo vinto il campionato Cross country nel 2019. Dovevamo correre insieme la Dakar, ma io non mi sentivo bene fisicamente per affrontare il rally".

Come è stato essere la sua co-pilota?
"Non è stato facile, perché io avevo il mio stile di navigare, Stephane il suo. Siamo diversi ma lui ha quel qualcosa un più che lo ha reso Stephane Peterhansel. Quando ero in macchina ho imparato tantissimo perché potevo vedere le sue linee, come affrontava le dune, le traiettorie. È impressionante la sua visione generale. Sempre lucidissima. Sapeva esattamente dove era, dove erano gli avversari, cosa doveva fare".

Uno stratega nato...
"E poi un’intensità incredibile e la capacità di gestire la corsa: quando attaccare, quando limitare i rischi".

Cosa ha preso da te?
"Non lo so. Devi chiederlo a lui!" (ride).

Come lo vedi con il nuovo progetto Audi?
"Molto motivato. E’ un bellissimo progetto, innovativo, pionieristico".

Tornando al team Monster Energy Yamaha: Adrien Van Beveren, ieri secondo, oggi è terzo nella generale...
"Felicissima. Adrien è un pilota completo, forte nella navigazione, ma in generale tutti sono molto motivati. Ross (Branch) è molto veloce, ma ha bisogno di un po’ di esperienza con la navigazione soprattutto quando va a certe velocità. E poi Andrew (Short). È il più esperto. Con lui ci scambiamo opinioni".

Qual è l’obiettivo?
"Portare le tre moto al traguardo a Jeddah nella Top 10 e se è un podio è possibile, lotteremo per quello".

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