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Intervista

Dakar 2026 | La storia della resiliente Aliyyah Koloc, 21enne che corre nella Ultimate

Aliyyah Koloc, 21enne del team Buggyra, si sta distinguendo grazie a una resilienza non comune. Dopo tanti problemi nella prima settimana, punta a concludere la sua quarta Dakar della giovane carriera.

Aliyyah Koloc, con suo padre Martin, Buggyra ZM Racing

Aliyyah Koloc, con suo padre Martin, Buggyra ZM Racing

Foto di: Buggyra Racing

Dakar 2026 | Auto

Tutti gli articoli che riguardano la categoria Auto della Dakar 2026

Wadi Ad-Dawasir – La carovana corre veloce e la giornata di riposo è già un lontano ricordo. Giusto un momento per respirare, rimettere insieme i pezzi e trovare di nuovo la forza per ripartire. Mentre i meccanici lavorano sui mezzi, i piloti rimettono insieme le forze, e soprattutto le menti. Per Aliyyah e Martin Koloc (Buggyra ZM Racing Team), il giro di boa arriva dopo una prima settimana durissima, segnata da problemi tecnici. Ma c’è qualcosa che va ben oltre i risultati: lo spirito di squadra e la volontà di non mollare.

Aliyyah Koloc, 21 anni, è alla sua quarta Dakar in auto. Ha sempre finito: chapeau visto che corre nella Ultimate, la categoria dei big.

L’esperienza aiuta, ma non rende la gara più semplice. Fin dal primo giorno, la sua corsa si è trasformata in una battaglia mentale e fisica: frizione rotta, servosterzo danneggiato, problemi che si sono trascinati di tappa in tappa. Eppure, ogni mattina, Aliyyah è tornata al volante con la stessa disciplina. “È davvero dura ripartire dopo giornate così. Ma questa è la Dakar. E l’unica opzione è continuare”, racconta.

Accanto a lei, in una seconda T1 anche il papà Martin Koloc, due volte campione europeo truck. Per lui, nonostante 15 Dakar da team manager, era il primo vero Dakar da pilota su una non-turbo Red-Lined Revo T1+ . Un debutto che si è scontrato subito con la realtà più brutale del rally raid: un dito rotto, problemi al cambio, guasti al motore e tre tappe con penalità  lo hanno costretto al ritiro. Ma scendere dall’auto non significa uscire dalla corsa. Martin resterà al fianco del team, supportando Aliyyah al massimo. Un ruolo che riflette perfettamente il DNA Buggyra, fatto di famiglia e collaborazione.

Aliyyah Koloc, Buggyra ZM Racing

Aliyyah Koloc, Buggyra ZM Racing

Foto di: Buggyra Racing

Lo si è visto già nelle prime tappe: nella tappa 1 Martin è rimasto quasi un’ora con Aliyyah nel deserto per cercare di riparare l’auto. Nella 3 si è fermato di nuovo per aiutarla, insieme a Karel Poslední, impegnato nella categoria truck. Alla fine, è stato Téo Calvet, della Buggyra Academy e grande amico di Aliyyah, a trainarla fino al rifornimento. Un lavoro di squadra a catena che racconta molto più di un numero nella classifica.

Ora tutta l’attenzione è concentrata su Aliyyah e sul continuo sviluppo della sua Red-Lined Revo T1+ con motore V6 turbo. I due piloti hanno stili di guida molto diversi, e questo nella prima settimana è diventato un vantaggio: feedback incrociati, dati condivisi, soluzioni cercate insieme. Dietro le quinte, i meccanici hanno lavorato notte dopo notte, ricostruendo le auto dopo ogni speciale, con un solo obiettivo: permettere ad Aliyyah di continuare. Nonostante la sua giovane età, Aliyyah infatti è fonte di ispirazione per tanti ragazzi e ragazze che la seguono sui social (oltre 1 milione) e ambassador di partner che hanno creduto in lei sin dall’inizio della sua carriera come AVL Racetech. 

Il risultato, per ora, dice 60ª posizione nella categoria Ultimate e un ritiro. Ma non racconta tutto.

Ogni anno si dice che la Dakar è durissima, continua a sorprenderti?
“Ogni anno diciamo la stessa cosa, ma è sempre molto più dura di quanto ti aspetti. Anche se è la mia quarta Dakar in auto, non diventa mai più facile. L’esperienza conta, certo, ma l’imprevedibilità di questa gara è brutale.”

Qual è stata la sfida principale di questa prima settimana?
“Senza dubbio i problemi alla macchina. Prendere una penalità già nella prima tappa, dopo mesi di preparazione, è durissimo. Mentalmente è stato difficile anche per tutta la squadra. I ragazzi lavorano giorno e notte”.

Aliyyah Koloc, Buggyra ZM Racing

Aliyyah Koloc, Buggyra ZM Racing

Foto di: Buggyra Racing

Ti abbiamo vista trainata da un camion, in condizioni davvero estreme.
“Un’esperienza che non consiglio. Eravamo nel fesh-fesh, non si vedeva nulla, e loro andavano molto forte. Non vedevo nemmeno le luci dei freni davanti a me. Brutale. Sono stata trainata due volte: la prima per circa 100 chilometri, la seconda per altri 80”.

Cosa era successo?
“Un problema allo sterzo che continuava a ripresentarsi. Sistemavamo una cosa e se ne rompeva un’altra. Nessuno si aspettava che diventasse un problema così ricorrente. All’inizio della settimana c’era anche la frizione. È stato frustrante".

Uno sforzo sovrumano, come si può descrivere una fatica del genere?
“Si supera solo per pura forza di volontà. Mi alleno, non sono debole, ma tenere il volante per due ore senza servosterzo è come sollevare più di 100 chili. In palestra non ti alleni per uno sforzo continuo così lungo. Ti brucia tutto, ogni colpo ti arriva nelle mani, nelle braccia. Se provi anche solo a spingere un po’, diventa folle”.

Cosa ti dice la testa in quei momenti?
“È come percorrere un tunnel a fari spenti. Devi fidarti al 100%. È estremamente stressante".

Come ti senti senza tuo padre in gara?
“Ero davvero contenta all’idea di correre insieme, soprattutto di condividere il bivacco Marathon, ma non ci siamo arrivati. È deludente, certo. Però ora tutto è focalizzato su di me: dobbiamo finire la Dakar. Questo è l’obiettivo".

Come va con il nuovo navigatore?
“Va bene. Dobbiamo ancora aggiustare alcune cose nella comunicazione, ma è giovane, ha coraggio, osa di più. Per me è anche un’esperienza nuova, imparare ad adattarmi”.

Come cambia l’approccio per la seconda settimana?
“Alla Dakar tutti vogliono spingere, ma basta un piccolo errore perché sia finita. È sempre un equilibrio tra andare forte e restare al sicuro. Quest’anno, con una macchina così imprevedibile, l’obiettivo è arrivare al traguardo ogni giorno. Poi si vedrà".

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