Dakar 2026 | Dacia: ecco com'è stato riparato il servosterzo di Loeb
Philip Dunabin, direttore tecnico di Dacia, ha spiegato come Cristina Gutierrez abbia ceduto le sue parti del servosterzo a Loeb durante il bivacco Marathon, permettendo a Séb di tornare a spingere e agguantare l'attuale quarto posto nella generale.
#219 The Dacia Sandriders Dacia: Sebastien Loeb, Edouard Boulanger
Foto di: A.S.O.
Dakar 2026 | Dacia Sandriders
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“La Marathon può rimescolare le carte. Noi cercheremo di superare indenni questi due giorni. A Bisha inizieremo ad avere una visione più chiara delle forze in campo”, aveva anticipato Tiphanie Isnard. In due tappe di un totale di mille tutto può succedere e così è stato con ribaltoni di classifica e rotture meccaniche.
Al bivacco refuge, i piloti Dacia hanno unito le forze. Nasser sembrava preoccupato per esser scivolato da primo a terzo nella generale. Loeb per aver rotto il servosterzo, un pezzo non facile da sostituire. Ma l’unione fa la forza. Il servo sterzo della Gutierrez a è stato montato sulla Dacia di Loeb, mentre Cristina ha recuperato le parti per continuare a correre. Risultato? un successo di squadra.
Facciamo il punto di come piloti e co-piloti sono riusciti a risolvere il problema con Philip Dunabin, Direttore Tecnico Dacia Sandriders.
Quattro Dacia al bivacco a Bisha e leadership, soddisfatti?
“Nel complesso è stata una tappa molto positiva per noi. Tutte e quattro le vetture sono rientrate e funzionano bene, che è la cosa più importante. Nell’arco dei due giorni tutti i piloti sono riusciti a recuperare posizioni, quindi dal punto di vista sportivo è un risultato solido”.
Ci sono stati problemi tecnici importanti durante la tappa, ma alla fine tutto si è risolto al meglio. Come avete fatto?
“Nella tappa 9 abbiamo avuto un problema al servosterzo di Loeb causato da una perdita in uno dei tubi. Per riparare correttamente la vettura di Seb abbiamo dovuto prendere i tubi dall’auto di Cristina Gutierrez. Questo ci ha permesso di sistemare bene la macchina di Seb. Successivamente siamo riusciti a trovare tubi con le specifiche corrette, grazie ai camion di assistenza e ad altre risorse, così lei ha ripreso la corsa regolarmente”.
I ricambi per la vettura di Cristina sono arrivati dai camion di assistenza o di altri concorrenti?
“Esattamente. I ragazzi dei camion hanno risolto la situazione. Onestamente, non so nemmeno con precisione da dove li abbiano recuperati”.
Sembra un piccolo miracolo, oltre che una grande dimostrazione di spirito di squadra.
“Assolutamente. Lo spirito di squadra è fondamentale in un rally duro come questo”.
Era essenziale che Cristina continuasse la gara.
“Fondamentale, direi, sia per la posizione in qualifica (14° della generale), sia perché vogliamo portare tutte e quattro le vetture al traguardo. Avere Cristina ancora in gara significa poter supportare le altre auto in caso di necessità. Il lavoro di squadra è fondamentale. E’ lo stesso motivo per cui Lategan è ancora in gara”.
La Tappa 10 è stata particolarmente massacrante per i mezzi.
“Per la lunghezza e la tipologia di terreno. Ci sono stati molti impatti importanti e le dune sono sempre difficili. Nelle dune il motore lavora a piena potenza per molto tempo, e questo mette sotto forte stress i sistemi di raffreddamento. L’anno scorso qui avevamo avuto molti problemi con le ventole, ma fortunatamente quest’anno tutto è filato liscio”.
Come sta Cristina? L’abbiamo visto emotivamente provata dopo l’ incidente.
“Sta bene, anche se immagino sia stato un bello spavento. nel passare una duna è atterrata su un lato e questo ha fatto uscire il pneumatico dal cerchio”.
Quali sono state le conseguenze di quell’impatto?
“La gomma si è sgonfiata e la vettura si è ribaltata lentamente. Fortunatamente non si è fatta niente e dal punto di vista meccanico l’auto ha subìto solo dei danni alla carrozzeria. Nulla di grave”.
Loeb all’arrivo ha ringraziato Pablo Moreno, il copilota di Cristina per avergli riparato la macchina.
“Pablo è un meccanico professionista oltre ad essere un navigatore eccellente. Quando c’è bisogno di lavorare sull’auto sotto pressione, è uno dei migliori in assoluto. Non ha paura di montare e smontare la vettura. Riparare un servosterzo è un intervento che richiede circa due ore, anche con una squadra completa di meccanici. Ieri sera hanno lavorato tutti in condizioni difficili al bivacco della Marathon. Pablo con i meccanici dei camion T5 ci hanno impiegato molto di più”.
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