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Intervista

Dakar 2026 | Dacia: Boulanger svela differenze e similitudini tra Loeb e Al-Attiyah

Il navigatore di Loeb racconta Sébastien e Nasser Al-Attiyah, avendo avuto la possibilità di dettare le note a entrambi nel corso della loro carriera nei rally raid. Ecco cosa è emerso...

#219 The Dacia Sandriders Dacia: Sebastien Loeb, Edouard Boulanger

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Foto di: Red Bull Content Pool

Dakar 2026 | Dacia Sandriders

Tutti gli articoli che riguardano il team Dacia Sandriders alla Dakar 2026

Wadi Ad-Dawasir - “La seconda settimana attaccheremo ancora di più”, Tiphanie Isnard, Team Principal di Dacia avverte. Con la corsa che entra nel rush finale, l’attenzione è massima. I riflettori sono puntati su Al-Attiyah, il più esperto dello schieramento, e anche Loeb è della partita. Ma quali sono i punti di forza delle due punte del team Sandriders? lo abbiamo chiesto a Edouard Boulanger, a fianco di Nasser Al Attiyah la scorsa edizione, di Sebastian Loeb quest’anno.

Dal tuo punto di vista, quali le differenze di guida tra Nasser e Seb?
“Le differenze esistono, anche se non sempre si vedono nei tempi. Nei ritmi puri, siamo molto vicini. Ma nelle tappe di sabbia, soprattutto quando è molto profonda, Nasser ha un vantaggio chiaro: a parità di velocità, fa meno fatica. Dove lui può guidare al 90%, altri sono costretti a essere sempre al limite. È una questione di abitudine: Nasser è nato in questo tipo di terreno, è come giocare nel cortile di casa”.

Va oltre l’esperta lettura del terreno.
“È l’esperienza quotidiana della sabbia. Nasser sa istintivamente cosa succede dietro una cresta, anche quando non vedi cosa c’è oltre la duna. Altri, giustamente, alzano il piede per sicurezza. Nasser, invece, spesso resta col gas spalancato. Da copilota, stringi i denti… ma nella stragrande maggioranza dei casi ha ragione lui”.

È sulla sabbia che fa davvero la differenza?
“Sì, nella capacità di non chiudere il gas dove gli altri lo fanno in modo naturale. Altri piloti possono compensare con uno stile più aggressivo e reattivo, ma l’intensità richiesta è maggiore. Nasser invece è più 'pulito': stessa velocità, meno sforzo”.

Dal tuo punto di vista, come può Loeb recuperare minuti importanti a Nasser?
“Non è semplice. Però siamo solo a metà gara. Abbiamo visto che le forature sono state decisive: ogni foratura costa circa due minuti. I 17 minuti che abbiamo perso sono dovuti praticamente a quello. Abbiamo fatto quasi 800 km senza assistenza, abbiamo cercato di limitare i danni e ci siamo riusciti per cui siamo contenti. La priorità adesso è fare attenzione nelle rocce: vietato forare”.

Avete già individuato le tappe dove si può attaccare davvero?
“Abbiamo uno scenario in testa, ma al Dakar le cose non vanno mai come le immagini. Bisogna restare mentalmente flessibili e gestire quello che succede. Conosciamo bene le regioni della seconda settimana, il tipo di terreno ci aspetta. La nostra prima preoccupazione resta sempre la stessa: passare senza forature. Se ci riusciamo, questo ci aiuterà molto”.

Che tipo di rapporto hai con Sébastien come copilota?
“È un piacere enorme essere accanto a un pilota così. Vederlo nelle dune, tenere il ritmo del miglior pilota al mondo, ti ricorda perché è nove volte campione del mondo. Ha le “scintille” negli occhi. Il mio lavoro è restare professionali. Il mio ruolo è portargli calma, serenità e controllo. Se io non sono preciso o sereno, lo disturbo e inevitabilmente lui rallenta”.

Dopo tante ore nell’abitacolo, si finisce per diventare amici?
“Il primo obiettivo è vincere le corse. Se poi nasce un rapporto extra-professionale, tanto meglio. Ma la priorità resta la performance. Fuori dalla macchina è normale che ci siano amicizie forti, ma in macchina conta il lavoro”.

Come affrontate la seconda settimana?
“Siamo ancora in lotta: arrendersi non è un’opzione”.

Pensi che Nasser abbia un vantaggio?
“Forse un piccolo vantaggio a livello di contesto, perché conosce molto bene la regione. Ma i percorsi restano segreti e alla fine bisogna fare chilometro dopo chilometro. Non credo che questo dia un vero vantaggio in macchina. Serve soprattutto a livello di preparazione mentale e di gestione degli scenari".

In definitiva, quanto pesa tutto questo sul risultato finale?
“È difficile da quantificare. Quello che posso fare è continuare a prepararmi al meglio per essere sereno e dare il massimo al mio pilota. Il resto, lo decide la gara".

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