Dakar 2021: Pierre Cherpin è spirato in volo verso casa

Lo stavano trasferendo a Lille con un aereo medico, ma Pierre è morto in volo mentre stava tornando a casa: il 52enne francese dopo cinque giorni di coma è spirato a seguito del grave trauma cranico riportato nella caduta della settima tappa con l'Husqvarna #111. Era un gentleman driver alla quarta Dakar attratto dalla voglia di scoprire un nuovo continente. E' la 31esima vittima del Rally Raid, la 22esima in moto.

Dakar 2021: Pierre Cherpin è spirato in volo verso casa

Pierre Cherpin non ce l’ha fatta. L’esistenza avventurosa di questo imprenditore di 52 anni francese si è spenta mentre era in volo su un aereo medico da Jeddah alla Francia: non è riuscito a tornare a casa dalla Dakar. Dopo la caduta al km 178 durante la tappa 7 che portava da Ha’il a Sakaka ha subito perso conoscenza e le sue condizioni sono parse molto, molto gravi.

Trasferito d’urgenza all’ospedale di Sakaka in elicottero, Pierre era stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico per il forte trauma cranico con perdita di coscienza. I medici lo avevano tenuto in un coma indotto e per alcuni giorni le sue condizioni sono rimaste stabili, tanto che è stato disposto il suo trasferimento in aereo a Jeddah, prima che venisse organizzato un volo di rientro a Lille dove era stato predisposto un ricovero nell’ospedale specializzato in traumi.

Cherpin è la 31esima vittima della Dakar, il 22esimo motociclista. Nel triste elenco segue Paulo Gonçalves, il campione portoghese di 40 anni che è rimasto vittima di una caduta nell’edizione 2020 del Rally raid, proprio nella settima tappa come Pierre.

Il transalpino era alla sua quarta partecipazione alla Dakar: aveva deciso di tornare nel deserto per scoprire il fascino dell’Arabia Saudita, dopo aver corso tre volte in Sud America, la prima nel 2009 e l’ultima nel 2015, conclusa con un ritiro a causa del cedimento del motore.

Non era un campione e lo sapeva. Era un gentleman delle due ruote innamorato dell’avventura, ma non era uno sprovveduto, anzi. E per partecipare ha scelto la strada più difficile, impegnativa: ha costituito il proprio team e ha iscritto la sua Husqvarna #111 nella classe “Origibal by Motul”, vale a dire la categoria malle moto riservata ai piloti che gareggiano senza alcuna assistenza. Ad ogni fine tappa trovano una cassetta con i pochi pezzi di ricambio e gli effetti personali e si devono arrangiare da soli senza aiuti esterni.

Pierre era spinto dalla voglia di avventura e dalla curiosità di scoprire terre nuove sconosciute. "Sono un dilettante, non voglio vincere ma scoprire paesaggi che non avrei mai avuto ha avuto modo di vedere diversamente, tutto è emozionante: andare in bici, vivere la propria passione, conoscere se stessi”.

Era anche un provetto capitano che amava andare per mare a vela. Non era un temerario, perché aveva imparato che bisogna portare rispetto nei confronti della natura.

Alla conclusione della sesta tappa era 77esimo nella classifica assoluta, ma non guardava il cronometro, preferiva fermarsi un istante anche in prova speciale se c’era qualche passaggio mozzafiato, consapevole che quei paesaggi incontaminati non li avrebbe mai più ripercorsi.

Poi la caduta, un errore di valutazione della pista sabbiosa molto insidiosa e il buio. Le sue gesta sportive non lasceranno un grande segno nella storia della Dakar, ma la notizia della sua prematura scomparsa ha creato il gelo nella carovana della corsa, perché il simpatico 52enne francese si era fatto volere bene al bivacco.

La redazione di Motorsport.com desidera porgere le più sincere condoglianze alla famiglia, ai parenti e agli amici.

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