Fortin: "Questa gara non era certo una Dakar!"

Secondo il boss di Toyota Overdrive il tracciato era troppo veloce, qualcosa di diverso dallo spirito Dakar

Fortin: "Questa gara non era certo una Dakar!"
#301 Toyota: Giniel de Villiers, Dirk Von Zitzewitz
#301 Toyota: Giniel de Villiers, Dirk Von Zitzewitz
Categoria auto, secondo posto Nasser Al-Attiyah, categoira moto, il vincitore Toby Price, categoria
#301 Toyota: Giniel de Villiers, Dirk Von Zitzewitz, #319 Toyota: Leeroy Poulter, Robert Howie
#311 Toyota: Bernhard Ten Brinke, Tom Colsoul
#311 Toyota: Bernhard Ten Brinke, Tom Colsoul
#311 Toyota: Bernhard Ten Brinke, Tom Colsoul
#311 Toyota: Bernhard Ten Brinke, Tom Colsoul
#311 Toyota: Bernhard Ten Brinke, Tom Colsoul
Categoria auto, terzo posto: Giniel de Villiers, Dirk Von Zitzewitz
#301 Toyota: Giniel de Villiers, Dirk Von Zitzewitz

E stata una Dakar bizzarra, molto”. Esordisce così Jean Marc Fortin responsabile del team Toyota Overdrive e si vede che l'argomento lo disturba. Questa Dakar 2016 non gli è piaciuta e lui non ha nessuna intenzione di nasconderlo. “Una Dakar dove abbiamo avuto un sacco di piste veloci, autostrade, non ho riconosciuto la Dakar in questa gara. Un solo giorno di dune... Non è di certo una Dakar. E' un qualche cosa che hanno voluto... Ok, capisco l'organizzazione che ha avuto qualche problema quando il Perù ha rinunciato e ha dovuto recuperare delle tappe velocemente ma la prima settimana è stata davvero un'esagerazione. Questa non è stata una Dakar, piuttosto una lunga Baja”. 

E prosegue: “La comunicazione poi, prima della gara è stata ancora più strana: ci hanno ripetuto vedrete, non sarà un rally wrc e poi nella prima settimana un pilota come Loeb, mai venuto prima, è sempre stato davanti. Non è possibile. Penso che le persone non vengano per questo. Non si viene alla Dakar giusto per fare dei chilometri, la gente cerca l'avventura, la fatica, la sofferenza, vuole umanità da questa gara, cerca le difficoltà ma di certo non così. Questo davvero glielo rimprovero, perchè lo sapevamo... Alla tappa di San Salvador de Jujuy che era marathon, dopo la prima parte ho ricevuto un messaggio da Tom Colsoul – il navigatore di Bernard Ten Brinke che mi ha detto 'oggi ho corso la speciale più insignificante della mia vita! La pista misurava 13 metri di larghezza e siamo andati alla massima velocità per tutto il giorno”.

Questo è solo il primo argomento relativamente a questa Dakar 2016 affrontato da Jean Marc, ex copilota di alto livello, e quando si passa a parlare di Toyota Overdrive e dei risultati della squadra, allora la musica cambia completamente. “Il team è partito con otto vetture da Buenos Aires e ne ha portate sette a Rosario. Abbiamo una vettura sul podio, due nei primi cinque, e tutti hanno lavorato bene per questo risultato. Sono soddisfatto e credo anche che si sia raggiunto ormai il livello delle Mini, e lo abbiamo dimostrato. Certo Peugeot era un altro pianeta, cosa che non ci aspettavamo ma che si è realizzata e contro la quale ormai non possiamo far nulla; ora sono qui, è una Casa ufficiale e dobbiamo tenerne conto”.

L'impegno Overdrive quest'anno non era solo con gli otto mezzi ufficiali, ma anche con altri otto mezzi riservati ai clienti. “Esatto, noi avevamo anche altre otto Toyota, 16 in tutto dunque, e 15 sono arrivate in fondo. Questo dimostra l'affidabilità della Toyota”.

E fra la versione 2015 e 2016 sembra che la nuova, con il nuovo chassis e la carrozzeria che verrà presentata fra poco a Ginevra dell'Hi Lux, abbia riscontri positivi: “Sulla nuova Hi Lux abbiamo montato il nuovo motore Lexus e il cambio alleggerito della Sadev. Ci sono delle differenze fra le due vetture, 2015 e 2016. Nel primo caso avevamo costruito il mezzo a tempo record, in 4 mesi, facendo pochissimi test e nonostante questo Giniel De Villiers aveva chiuso secondo assoluto. Questa volta invece abbiamo fatto le cose con calma: sulla versione 2016 abbiamo davvero lavorato tanto sui dettagli, ed è servito. Abbiamo ridotto lo scarto con gli avversari e va bene, i risultati sono dipesi sopratutto dai piloti, che hanno avuto tutti qualche piccolo problema. De Villiers è rimasto a cavallo di un cespuglio di erba Chameuax nella sesta speciale, Poulter si è capotato una volta, Vasilyev ha corso una tappa – quella di Belen – incredibile chiudendo terzo assoluto ma non ha amato molto il resto della gara, il wrc non gli piace, è un pilota che ama i terreni difficili. Al Rajhi ha avuto parecchi problemi, per esempio due volte ha bruciato la frizione..però è veloce. Se si confrontano i suoi tempi con quelli di De Villiers si vede che lui è sempre più veloce, ma Giniel è più regolare, gira come un orologio svizzero e sappiamo che possiamo sempre contare su di lui”.

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