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Intervista
Dakar Dakar

Dacia, Isnard: "Siamo delusi per il podio mancato, ma alla nostra Dakar do 8"

Tiphanie Isnard, team principal di Dacia Sandriders, tira le somme al termine della Dakar d'esordio del marchio che fa parte del Gruppo Renault. Il podio è sfumato per pochi minuti, ma il materiale su cui lavorare è ottimo in vista del futuro.

#200 The Dacia Sandriders Dacia: Nasser Al-Attiyah, Edouard Boulanger

#200 The Dacia Sandriders Dacia: Nasser Al-Attiyah, Edouard Boulanger

Foto di: Red Bull Content Pool

Dakar 2025: Dacia Sandriders

Sezione in cui trovare tutti gli articoli e gli aggiornamenti legati alla squadra Dacia Sandriders che corre nella categoria Auto della Dakar 2025.

Solo 3 minuti e 27 secondi dal podio dopo due settimane e 52h 12’ 36” brucia. Lo sanno bene in Dacia che hanno creduto sino in fondo in una rimonta di Nasser Al Attiyah, il principe del deserto. Il podio era l’obiettivo, così c’è un po’ di frustrazione, anche se oggettivamente il team Dacia Sandriders e la vettura, la Sandrider, hanno passato l’esame della Dakar, una gara che non concede sconti.

All’arrivo, tutte le donne e gli uomini della Dacia si sono stretti intorno ai loro eroi: Nasser Al-Attiyah e Cristina Gutierrez e i rispettivi navigatori: Edouard Boulanger e Pablo Moreno.

La commozione è tanta, anche perché la Dakar è un’avventura che si vive a stretto contatto, come conferma la team Principal Tiphanie Isnard.

Ad un soffio dal podio, quale il sentimento prevalente nel team?
“Puntavamo al podio per cui c’è un po’ di frustrazione anche se sappiamo che in una gara come la Dakar finire è già un successo”.

Che voti daresti a questa Dakar 2025 che vi ha visto al debutto con il progetto The Sandriders?
“Un dieci pieno all’atmosfera nel team, per il lavoro fatto e lo spirito di squadra, che è la cosa più importante. Dal punto di vista tecnico direi sette perché abbiamo avuto dei problemi, non enormi, ma li dobbiamo risolvere. Per quanto riguarda invece il risultato finale, e quindi l’aspetto più prettamente sportivo, direi sei perché siamo un po’ delusi, prima per l’abbandono di Seb (Loeb) e il quarto posto di Nasser. Il bilancio però è positivo. Otto”.

Tiphanie Isnard, Team Principal Dacia

Tiphanie Isnard, Team Principal Dacia

Foto di: Maria Guidotti

La corsa nella auto è stata molto competitiva.
“Il livello è altissimo e in un senso ci ha penalizzato schierare tre macchine contro le sette di Toyota e quattro di Ford, quattro Mini. Nel momento in cui abbiamo perso Seb, sapevamo che sarebbe stata difficile.

Quale il consiglio che ti ha dato Bruno Famin (Alpine) durante questa Dakar?
“Ci conosciamo bene e mi ha detto di mantenere la concentrazione e di crederci sino alla fine perché nelle gare tutto può succedere”.

Quali saranno i prossimi step? Sarete al via dell’Abu Dhabi Desert Challenge tra un mese per preparare già la prossima Dakar?
“Saremo all’Abu Dhabi Desert Challenge e faremo tutto il campionato con Al-Attiyah e Loeb, mentre Cristina Gutierrez correrà in Portogallo e in Marocco. Abbiamo bisogno di una macchina per portare avanti lo sviluppo in contemporanea con le gare del campionato”.

Nasser Al Attiyah ha detto più volte che occorrerà rivedere un po’ il regolamento adesso che le auto hanno percorsi separati dalle moto per il 45% del percorso. Sei favorevole al bonus per chi apre pista?
“E’ un punto importante perché la seconda settimana abbiamo aperto la pista in tre speciali e sappiamo che quando si apre, è uno svantaggio. Credo che siamo tutti qui per vincere la gara e le tappe, e vedere che chi parte indietro è avvantaggiato non credo che sia il motivo per cui siamo qui. Ne stiamo già parlando con FIA e gli altri costruttori. Il bonus per chi apre è un’opzione, tra l’altro già adottata nelle moto, oppure pensare ad un ordine di partenza in base alla classifica generale. Ne stiamo parlando, ma prima è importante analizzare tutti i dati raccolti in questa Dakar”.

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