Cervantes: "Nel trasferimento sono caduto per la stanchezza!"

Lo spagnolo è arrivato a Chilecito dopo un lunghissimo viaggio che gli ha creato diverse difficoltà, come racconta appena sceso dalla sua KTM.

Cervantes: "Nel trasferimento sono caduto per la stanchezza!"

Ivan Cervantes precede di un minuto il suo compagno di squadra Gerard Farres al bivacco di Chilecito, dopo che i piloti sono stati costretti al lunghissimo trasferimento dopo la cancellazione della Tappa 9 della Dakar 2017.

Quando scende dalla sua Ktm Himoinsa lo spagnolo è veramente stanco, come afferma a Motorsport.com.

“Questa è una vera tappa marathon della Dakar - esclama l'ex endurista, scherzando sulla sua stanchezza e soprattutto su quella del giorno prima e la decisione di annullare la tappa oggi - La disgrazia avvenuta, con una popolazione sepolta dal fiume, e poi il lungo trasferimento che abbiamo fatto per giungere al bivacco, era impossibile arrivare ad un'ora decente per poter ripartire il giorno dopo per la tappa. Era ovvio che avrebbero deciso di annullarla”.

E mentre lo dice pensa a quei piloti che sono arrivati a Salta alle due di notte, ma anche a chi, come la sua compagna di squadra Rosa Romero, ha dormito al bivacco improvvisato di Humahuaca e che oggi dovrà sorbirsi più di 1000 km per arrivare qui.

I piloti che hanno riposato a Salta ne hanno percorsi 1005 ieri – fra speciali e trasferimenti da Uyuni - e 670 oggi in un vero regime marathon perchè nessuno ha potuto fare assistenza alla propria moto.

“Oggi è stata un'altra tappa marathon per tutti - prosegue Cervantes - Alzati presto, nessuna riparazione sul mezzo, 670 chilometri di trasferimento. Sono davvero stanco, alle 17 oggi ci daranno il road book e a quel punto cominceremo a prepararlo pensando già alla tappa di domani”.

E da qualche ora serpeggia nel bivacco qualche insicurezza sulla tappa di domani: nel caso in cui non tutti i piloti riuscissero a raggiungere il bivacco infatti, ivi comprese anche le assistenze, l'organizzazione potrebbe decidere di non far ripartire la gara.

“Non lo so davvero, parli con uno o parli con un altro e ognuno dice una cosa diversa. Stanno usando qualsiasi mezzo possibile per portare tutti qui a Chilecito però è difficile, anche perchè più del 60 per cento della gara sta procedendo sulla strada alternativa. Io non ho nulla qui con me, non ho vitamine, non ho ferri per aggiustare la moto, non ho niente per poter affrontare la tappa di domani in modo decente e suppongo che tutti gli altri siano messi come me”.

Però Ivan "El Torito" non ha dubbi sulla sua assistenza: "So che arriveranno, che faranno tutto il possibile per arrivare in tempo qui stasera, ma non sono neanche arrivati a Salta stanotte e quindi hanno tanti chilometri da fare”.

E poi racconta una sua disavventura nel corso del trasferimento in notturna: “Sono caduto, non so ancora se per la stanchezza o per il freddo. Per fortuna dietro di me arrivava Laia Sanz e si è fermata a soccorrermi. Per un quarto d'ora è rimasta con me fino a che mi sono ripreso. Non riuscivo a muovermi, di notte, non si vedeva niente, stavo sdraiato per terra, avevo freddo e non reagivo alle sue domande. E come me anche la moto è un po' provata, ci sono diverse cose da sistemare. Per me se non arriva l'assistenza sarà un bel problema”.

Anche Ivan ha dormito poco, ma un po' più degli altri: “Mi sono buttato per terra al bivacco alle 2 e mi sono svegliato verso le 7. Avevo per fortuna qualche cosa per mettermi a dormire: quando sono uscito dalla speciale sul trasferimento l'organizzazione mi ha detto 'guarda che dovete fare tanti chilometri', e allora ho recuperato le mie cose, quelle che avevamo consegnato due giorni prima per portarcele alla tappa marathon”.

E mentre lo dice mostra un vistoso zaino che ha sulle spalle, praticamente da ieri e perso nei suoi pensieri rivà con la memoria al trasferimento di ieri notte: “Ci hanno detto una strada asfaltata di 300 chilometri ed invece era una pista, con soli 12 chilometri di asfalto. E' stata una fatica enorme, nella polvere dei camion... di notte, senza vedere niente. Questa sì che è una vera Dakar”.

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