Baciuska si racconta: “Il mio sogno era vincere la Dakar. Con Defender ci siamo riusciti subito”
In un'intervista a Motorsport.com, Rokas Baciuska ci racconta la sua vittoria alla Dakar con la Defender stock, frutto di un anno di sviluppo e gestione accurata della vettura alla prima partecipazione ufficiale del marchio britannico alla gara più dura del motorsport. Una sfida che ora sogna di ripetere contro chi arriverà per sfidare Defender.
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Rokas Baciuska non è certo un volto nuovo per gli appassionati di rally-raid, ma la sua prima vittoria assoluta nella Dakar, in cui ha portato al trionfo Defender, ha aggiunto un tocco speciale al suo percorso.
Alla prima partecipazione ufficiale, la nuova Rally Defender ha infatti centrato subito il grande obiettivo: non solo portarte a casa la vittoria nella sfida più tosta nel mondo del motorsport, ma anche chiudere con una tripletta, con le tre macchine davanti alla concorrenza. Un successo che ha dato forma alla visione con cui Defender è entrata nel mondo dei rally-raid: dimostrare che un’auto vicina alla produzione può affrontare la gara più dura del mondo.
Baciuska ha interpretato il ruolo di apripista con maturità sorprendente, trasformando un progetto giovane in una realtà immediatamente competitiva. Ora l’obiettivo è capitalizzare questo slancio nel campionato, a partire dalla prossima tappa in Portogallo, dove il lituano e il team continueranno lo sviluppo della vettura in vista del 2026.
#502 Defender Rally, Defender D7X-R: Rokas Baciuska, Oriol Vidal
Foto di: Defender
Un anno che si preannuncia ancora più intenso: nuovi costruttori sono pronti a entrare nella categoria stock, attratti proprio dal risultato ottenuto da Defender e dai nuovi regolamenti. L'obiettivo è non solo vincere il campionato, ma anche ripetersi nella prossima Dakar. Temi che il 26enne lituano ha affrontato in un'intervista con Motorsport.com.
Quali sono le tue sensazioni dopo aver vinto la Dakar, soprattutto considerando tutto il lavoro fatto nello sviluppo della macchina nell’ultimo anno?
“Ogni volta che vinci una Dakar è qualcosa di speciale. Prima abbiamo fatto tantissimi test e sviluppato la macchina, e alla Dakar si è visto di nuovo tutto questo lavoro. Abbiamo battuto le Toyota ed è il frutto di ciò che abbiamo fatto, sia su me stesso che da parte di Defender. Il mio obiettivo, il sogno per il futuro, era vincere la Dakar, non importa in quale categoria, e ci siamo riusciti. La sensazione... ogni volta che vinci dura poco, due o tre giorni, poi devi prepararti per la gara successiva. E ora la prossima gara è il Portogallo. In Portogallo ho già fatto il rally due anni fa con il buggy, conosco quella zona ed è anche uno dei paesaggi più belli del paese. Non abbiamo smesso di sviluppare la vettura dopo la Dakar. Abbiamo fatto piccoli passi, niente di enorme, e ora stiamo testando, preparando e verificando come andrà per il rally del Portogallo”.
Che cosa ti ha impressionato di più della macchina durante la fase di sviluppo? E cosa continua a impressionarti dopo tutti i test, considerando anche l’esperienza alla Dakar?
"Quando abbiamo svolto i primi test, abbiamo la vettura totalmente di serie, e vedere come Defender ha realizzato una vera macchina da rally per la Dakar è stato davvero impressionante. Dentro ti senti come su una rally car, anche se ha il cambio standard, il motore standard e così via. È stata una grande impressione positiva, soprattutto per il fatto che riuscivamo a scalare le dune con facilità. Sappiamo che la macchina è davvero pesante: con il pieno, i ricambi e tutto il resto siamo intorno alle tre tonnellate, è molto pesante, eppure salivamo le dune molto bene. Mi sono divertito a guidarla ogni giorno. Ora abbiamo avuto una pausa di un mese e mezzo e tornare di nuovo su questa macchina è bello: ogni volta che la guidi hai il sorriso. Alcune persone pensano che la categoria stock sia completamente diversa dalla T1+, e lo è, ma questa è comunque una macchina con cui puoi divertirti e che ti fa sentire come su una vera rally car."
#502 Defender Rally Defender: Rokas Baciuska, Oriol Vidal
Foto di: Red Bull Content Pool
Sappiamo che state cercando di spostare un po’ il bilanciamento e che state lavorando anche sulle sospensioni per migliorare la macchina. In quali aree pensi che ci sia ancora margine di miglioramento, considerando tutte le regole che limitano lo sviluppo di alcune parti?
"Ci sono sicuramente piccoli passi da fare, ma niente di grande. Abbiamo delle regole che ci limitano su alcune cose: non possiamo fare molto di più. C’è solo il setup e le sospensioni, sono le uniche cose che puoi davvero regolare. Il resto sono solo piccoli dettagli. Per il rally in Portogallo stiamo cercando di adattare il setup, perché è completamente diverso rispetto alla Dakar: è più stretto, ci sono gli alberi, devi stare attento alla velocità e alla rotazione della macchina. Credo che abbiamo più direzioni da esplorare e sì, stiamo lavorando proprio su queste cose in questi giorni di test".
Prima della Dakar ci avevate raccontato che la macchina fosse già in una finestra di bilanciamento molto buona. Dopo la Dakar hai ancora la stessa sensazione? Perché con un serbatoio enorme da 550 litri non è facile trovare la finestra di bilanciamento giusta.
"Ogni volta che il livello del carburante scende, la macchina diventa più rigida. Abbiamo fatto un giorno di test con il pieno e poi abbiamo cercato di capire, giro dopo giro, come cambiava la sensazione man mano che il carburante diminuiva. È così che cerchiamo di capire cosa aspettarci nel rally. Non è una differenza enorme. In realtà c’è, ma non è qualcosa che rende la macchina inguidabile: che tu abbia 400 litri o 200 litri, la macchina diventa semplicemente più rigida, tutto qui".
Pensi che la categoria stock possa rappresentare il futuro della Dakar, diventando più interessante per i costruttori?
"È un grande progetto. Toyota ha perso la Dakar e sicuramente investirà per la prossima edizione. So che un paio di costruttori arriveranno per la prossima stagione. Credo che questa categoria sia più economica della T1+, perché c’è chi vuole semplicemente realizzare il sogno di finire la Dakar, di guidare alla Dakar, e ora c’è l’opportunità di farlo con una macchina stock. La T1+ ha costi elevati, mentre nella stock per i costruttori è più interessante. Non sono prototipi, sono macchine che poi si possono anche comprare. La vedi da fuori e capisci che è un’auto che puoi avere anche a casa, cosa che non è possibile con i prototipi".
#502 Defender Rally, Defender D7X-R: Rokas Baciuska, Oriol Vidal
Foto di: Defender
"E la gente vede che Defender ha finito la Dakar e vuole quella macchina, e magari poi contatta Defender per fare la Dakar come cliente. Questo è sicuramente un obiettivo per un costruttore. Credo che per tutti sia importante che arrivino altri marchi, così da creare competizione. L’anno prossimo ci saranno sicuramente più piloti. Quest’anno dobbiamo dimostrare ai costruttori che correremo tutta la stagione, così che possano vedere che possono entrare e creare competizione, perché questo è l’obiettivo principale: creare competizione tra costruttori".
Anche sul piano personale, per il prossimo anno l’obiettivo è vincere di nuovo con più costruttori in gara.
"Sicuramente, perché Toyota ora investirà molte risorse per provare a sviluppare la macchina. Per anni la competizione era minima. Ora siamo arrivati noi, abbiamo vinto e ora cercheranno di batterci. E noi cercheremo di difendere il titolo. È interessante lottare così. E per il prossimo anno arriveranno due team in più, non sono sicuro, ma uno sicuramente. Sarà una gara molto interessante. Anche quest’anno non è stato facile: quando Toyota ha visto che perdeva in velocità ha provato a spingere e ha rotto qualcosa. Ora devono investire per sviluppare la macchina, se vogliono essere vicini a noi".
Prima della Dakar, Peterhansel ci aveva raccontato che nella categoria stock devi gestirti di più che nei prototipi, pensando anche all’affidabilità della macchina, perché il regolamento non ti permette di cambiare alcune parti. In un certo senso, questo è anche il vero spirito della Dakar.
"Abbiamo fatto tanti test prima e conosciamo i limiti della macchina. Sappiamo che la macchina ha una memoria: se le dai troppi colpi, non le piace. Devi prenderti cura della macchina, come fosse un bambino. E devi anche adattare la velocità: non è una T1+. Devi capire come usare il gas, perché la T1+ ha gomme più grandi e tutto il resto. Io ho guidato il buggy T1+, quindi conosco queste cose, e sono rimasto impressionato da me stesso perché, sai, sono giovane e mi chiedevo come avrei gestito la situazione, visto che ho sempre voglia di spingere. Ma in alcune tappe più dure ho dovuto lavorare molto su me stesso, dirmi di mollare il gas per salvare la macchina. Potrei vincere la tappa, potrei provare a spingere, ma non sai mai quando la macchina è davvero al limite. Se spingi troppo, è lei che ti dice basta. Devi mantenere il controllo sulla macchina".
#502 Defender Rally Defender: Rokas Baciuska, Oriol Vidal
Foto di: A.S.O.
Ci raccontavi prima che il motore ti ha impressionato per come vi permette di superare le dune. Su terreno pulito e privo di rocce è ancora il motore a darvi un vero vantaggio, perché lì puoi spingere di più e sfruttarlo davvero?
"Sì, certo. Nelle prove speciali, quando ci sono anche dei plateau con delle curve, le prestazioni della macchina sono davvero buone. Sulle pietre più dure abbiamo un po’ faticato, per via dell’escursione e della dimensione delle gomme rispetto ai prototipi. Ma nelle zone più veloci, con curve e fondo compatto, la macchina va molto bene. In realtà la macchina va sempre bene, ma nei tratti più rovinati devi stare attento".
È un anno che sei con Defender in questo progetto. Che tipo di atmosfera hai trovato all’interno del team?
"Erano tutti emozionati, tutti un po’ nervosi prima della Dakar, perché tanti hanno messo davvero il cuore in questo progetto. Per molti era la prima Dakar, per altri no, ma per tutti è stato qualcosa di speciale. E ogni volta ci sentiamo come una famiglia. All’inizio, quando ti incontri per la prima volta, sei un po’ timido, ma poi inizi a sentirti parte del gruppo. Ogni giorno cerchi di migliorare sempre di più. E abbiamo già dimostrato che al primo anno abbiamo vinto, e cerchiamo di continuare così, anche se non si sa mai. Ma sì, l’atmosfera dentro il team è davvero buona. E nessuno mi dà fastidio, ed è una cosa positiva! [ride]".
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