Scandola: "Ecco cosa penso del regolamento CIR 2016..."

Umberto Scandola ha rilasciato un'intervista esclusiva a Motorsport.com, dando la propria opinione sul regolamento 2016 del CIR, ma non solo. Il veronese ha toccato anche altri argomenti riguardo il WRC...

Dopo il Rally di San Marino, chiuso al terzo posto assoluto, Umberto Scandola e Guido D'Amore si trovano ad appena 1,5 punti dalla vetta della graduatoria generale del Campionato Italiano Rally. Per l'equipaggio di Skoda Italia Motorsport si è trattato della prima gara dopo il Rally Italia Sardegna, gara in cui il team italiano ha impressionato favorevolmente tifosi e addetti ai lavori. 

La prestazione del pilota veronese a San Marino hanno ulteriormente aperto i giochi per il titolo italiano 2016, con Giandomenico Basso che a sua volta ha avvicinato Andreucci, sempre leader della classifica. giunti a metà della stagione corrente, abbiamo chiesto a Scandola cosa ne pensasse del nuovo regolamento. Umberto, in questa intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com, ha svelato il proprio pensiero a tal riguardo, ma non solo. Il campione italiano 2013 ha anche parlato di come migliorare l'appeal del CIR e del livello che ha mostrato di avere il campionato italiano.

A gennaio parlammo del nuovo regolamento del CIR, ma tu mi dicesti di voler attendere qualche gara prima di dare un giudizio. Ora che hai disputato i primi rally italiani della stagione puoi sbilanciarti a riguardo? 
"Posso dirti che, sino a ora, io sono stato agevolato da questo regolamento, perché i punti di Sanremo non li avrei portati a casa e in altre occasioni ho portato a casa qualche punto in più che, con altre regole, non avrei preso. Sono stato agevolato, ma non sono stato l'unico e non credo che resterò tra gli unici a trarre beneficio da questo. Come tutte le cose nuove vanno aggiustate e modificate in qualche punto, è vero che purtroppo si è ridotto il chilometraggio di gara".

"Gara 1 e Gara 2 non sono più competizioni da 120 o 150 chilometri, che erano già corte di per sé, ma sono due gare da 60-70. Quando arrivi a fine giornata in cui hai magari accumulato un vantaggio di 10 o 15 secondi, l'indomani sai che devi partire da zero, perché quello che interessa sono i punti della tappa. Io non sono sfavorevole ai punteggi di Gara 1 e 2, ma vorrei gare più lunghe. Manche da 200 chilometri, per intenderci, allora ha un suo perché”.

Il CIR ha tutto: vetture veloci e belle, grandi piloti che vanno forte anche in campo internazionale. Eppure sembra che non abbia l'appeal che merita in Italia. Hai delle risposte a tutto ciò?
"Ti faccio un esempio. Nella seconda tappa del rally sardo abbiamo forato e abbiamo perso un minuto. Ma un minuto in una gara mondiale, stando alle caratteristiche delle strade, alla lunghezza del percorso, non è nulla. Infatti non eravamo preoccupati. Se non si fosse presentato quel problema sulla Monte Lerno probabilmente avremmo recuperato tutto quel minuto con gli interessi".

"Quello che rende monotono il campionato italiano è che è sempre più corto, sempre più sprint, e se uno fa un testacoda ha già perso la gara. Non c'è più l'effetto sorpresa. Allungarle potrebbe rendere tutto più interessante. Vanno benissimo 4 gare su terra e 4 su asfalto, lo trovo corretto. Creando un campionato così a mio avviso aumenterebbe l'interesse, le incognite, i vincitori. Così sarebbe ancora più avvincente e interessante".

Dopo il Rally Italia Sardegna hai acquisito anche la consapevolezza di potertela giocare con i migliori al mondo nel WRC2?
"Spero proprio che sia così. Vorrei e mi piacerebbe fare il mondiale. Non avrei alcuna esitazione a farlo. Non ho alcuna paura a confrontarmi con i migliori piloti del Mondiale. L'ho fatto e lo rifarò in futuro. Quello che mi interessa dire non riguarda solo la nostra prestazione, certo siamo andati molto bene, ma voglio sottolineare quanto sia alto il livello di competitività nel Campionati Italiano Rally".

"Siamo tutti lì. Il livello è davvero altissimo e questo innalza anche il valore delle prestazioni dei miei avversari. Sono contento quando un mio avversario va forte in un rally nazionale o internazionale e domina. Sono contento, non provo invidia o rancore. Sono contento perché quanto sia di livello il campionato italiano. Mi viene in mente la grande prestazione di Paolo (Andreucci) lo scorso anno proprio in Sardegna".

Quest'anno fai tutte speciali corte. Com'è stato fare stage così lunghe rispetto a quelle del CIR?
"Più che il chilometraggio sono differenti le caratteristiche delle prove della Sardegna. Sono molto differenti da quelle del campionato nazionale. Ci sono mille insidie in più, infatti noi abbiamo forato, ma non sono l'unico. Devi stare moto attento alla traiettoria in ogni momento. Sono le caratteristiche che rendono molto differenti le prove, in questo caso non il chilometraggio".

"Nel CIR ci sono speciali da 22 chilometri, ma sono le caratteristiche che fanno la differenza. Strade che cercano la resistenza del mezzo e del fisico del pilota. Con prove così allora diverrebbe importante anche l'intelligenza del pilota riguardo alla gestione della vettura. Ora non sono più rally, quelli di una volta. Ora partiamo al 101% e arriviamo al 101% delle prove. Sono gare di velocità in tutto e per tutto. Se ti giri perdi una gara. Una volta non era così".

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A proposito di questo articolo
Campionati CIR , WRC
Piloti Umberto Scandola
Team Skoda Motorsport
Articolo di tipo Intervista