Patrese: "Ho scoperto dai tifosi che a Spa avevo vinto la 1000 km del 1985"

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Guido Schittone
Di: Guido Schittone
31 lug 2018, 10:01

Il ritorno alle corse del campione padovano è stato pieno di episodi curiosi e commoventi. In questa intervista Riccardo racconta come è nata la sua partecipazione alla 24 Ore con la Honda NSX e dell'approccio molto umile con un mondo che credeva di avere definitivamente abbandonato

#30 Castrol Honda Racing Acura Honda NSX GT3: Riccardo Patrese, Loic Depailler, Bertrand Baguette, Esteban Guerrieri
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Ci sono ritorni alle competizioni che nascono in modo originale e inatteso. Quello che ha portato Riccardo Patrese a disputare la 24 Ore di Spa-Francorchamps al volante della Honda NSX è meglio farselo raccontare dall’amministratore delegato e team principal della Jas Engineering Alessandro Mariani: “L’anno scorso abbiamo presentato qui la vettura e qualcuno ci ha ricordato che dopo i sessantanni i piloti diventano automaticamente Bronze. Subito ho pensato a Gabriele Tarquini che avevamo chiamato per sostituire Monteiro in turismo ma lui ha solo 56 anni e non ama particolarmente le GT".

"Quando abbiamo pensato alla 24 Ore di Spa Ratel, l’organizzatore del BES e della 24 Ore, ci ha negato l’iscrizione nei Pro perché non facciamo parte del campionato ma ci ha indicato la strada per prendere parte alla gara: iscrivere un equipaggio ProAm, che è una scelta molto azzeccata anche sul fronte promozionale. A quel punto abbiamo messo assieme due professionisti come Baguette e Guerrieri, un pilota gentleman come Loic Depailler che fosse in grado di raccontare una storia giornalistica-ndr è il conduttore di Top Gear in Francia- e ho sollevato il telefono chiamando Riccardo. Sulle prime è rimasto sconvolto, titubante. L’ho convinto almeno a fare un test a Cervesina. L’ingegnere che segue la vettura scommetteva con me che Patrese avrebbe percorso due giri e poi avrebbe detto stop. Non è più sceso dalla macchina".

E così a distanza di 13 anni dall’ultima corsa- il Gp del Sudafrica del Grand Prix Masters ma anche quella era una partecipazione spot- Patrese si è infilato tuta e casco e con pochissimi chilometri di presa di conoscenza dell’Honda è tornato a Spa nel venticinquesimo anniversario della prima partecipazione della NSX alla corsa, 33 anni dopo aver vinto la 1000KM del circuito belga con la Lancia LC2 di Gruppo C. Riccardo, assieme a Baguette, Guerrieri e Depailler, ha concluso al 32.posto assoluto e settimo di classe una maratona condizionata dagli incidenti e dalle bandiere gialle. L’Honda NSX non ha però incontrato particolari problemi, se non una penalizzazione di 30” nella fase centrale della 24 Ore. Patrese è andato via via migliorandosi e non ha commesso errori, offrendo scampoli di quel grande pilota che è stato.

La cosa buffa è che appena tre mesi fa, in occasione del MotorLegend a Imola, Riccardo aveva giurato e spergiurato che non avrebbe mai più effettuato una gara….

“La partecipazione al MotorLegend è stata la molla. Poi sono andato a Montecarlo per il Gran Premio storico e la voglia è aumentata ancora, Infine è arrivata la proposta di Honda e Jas. Mi sono detto perché no. Vado a Cervesina, compio un paio di giri, mi diverto, trascorro una giornata diversa. Alla fine mi hanno convinto e sono qui. È indubbio che la mia partecipazione serva per promuovere la vettura che per inciso ha delle grandissime potenzialità. C’è stato infine il richiamo di Spa, dove sapevo esistere un certo tipo di atmosfera. Sono onesto: non mi aspettavo un evento del genere. Questo è un mega campionato, con macchine splendide e piloti fortissimi. E ho concluso la mia prima 24 Ore. In tutte quelle che avevo disputato mi ero sempre ritirato. È stata una fatica pazzesca ma l’avevo messa nel conto“.

Sono un amatore: gli aiuti elettronici siano i benvenuti

Come ci si abitua a guidare vetture che tu non conosci, molto evolute e parecchio differenti dalle Formula 1 e dalle Gruppo C che hai guidato in carriera?
"Il fatto che siano servoassistite e piene di aiuti elettronici aiuta. Sono arrivato a Spa con al massimo 300km effettuati tra Cervesina e questo circuito e pur chiamandomi Patrese sono un pilota bronze, ovvero un amatore, che non corre seriamente da 25 anni. Voglio dire che l’approccio che posso avere ora è di assoluta umiltà, come se fossi alle prime armi. Non posso confrontarmi in altro modo perché non possiedo gli automatismi di chi è in macchina dodici mesi all’anno. L’ausilio dell’elettronica è molto utile: fa parte dell’automobilismo moderno, aiuta non solo i gentlemen ma anche gli stessi professionisti che gareggiano in Formula 1. Così in questa fase di ultrasessantenne Bronze sia benvenuto l’aiuto della tecnologia".

Spa è cambiata molto dai tuoi tempi?
"L’hanno resa più sicura ma le sfide che devi affrontare sono sempre le stesse. All’Eau Rouge hanno allargato in uscita però quando sei nella compressione non pensi alla larghezza e la sfida con quella curva e con te stesso è identica al passato".

Nei tratti veloci preferisco non rischiare

La ruggine si è fatta sentire?
"Sì. Nel veloce. All’Eau Rouge, a Blanchimont so che c’è da lavorare. È chiaro che col tempo si migliorerà e se dovessi decidere di proseguire con le corse è proprio sul veloce che dovrò focalizzare la mia attenzione. Sono certo di riuscirci, basta stare in vettura e percorrere chilometri. In questa fase però ho preferito la gradualità anche perché in una 24 Ore bisogna portare la macchina al traguardo e non ci si può permettere la distrazione o il rischio eccessivo".

Nel team sussurrano che Patrese non sia cambiato nel modo professionale di analizzare i dati: sei stato sempre ai box a controllare tutto, a osservare, consigliare, decidere.
"È strano: dopo venticinque anni di assenza entro in contatto con meccanici e ingegneri e come se non avessi mai staccato la spina inizio a lavorare in automatico. Discuto sul settaggio della NSX, mi confronto sulle strategie di gara perché mi porto appresso la lunga esperienza con la Lancia di Cesare Fiorio e di queste cose si discuteva sempre. A Spa ad esempio bisognava osservare la corsa in funzione delle differenze di prestazioni tra i due compagni professionisti il sottoscritto e Loic Depailler che come me è un amatore puro. Purtroppo ho constatato che ci sono scuderie Pro Am dove i piloti Bronze sono di livello ben poco amatoriale e vanno fortissimo. Quando sono arrivato mi dicevo che tre secondi dai professionisti li avrei accettati comodamente. Più o meno la differenza è stata questa. Ma quando vedo che prendo da un Bronze tre secondi mi dico che quella parolina è un eufemismo. Alcuni di loro sono indemoniati, fanno spavento da tanto vanno forte".

Non puoi comparare la NSX con le sue rivali perché non ne hai l’esperienza diretta di guida ma come ti sembra questa GT?
"È molto sensibile nella messa a punto, soprattutto nelle altezze. Hai una finestra molto stretta, questione di pochi millimetri, nel farla funzionare bene o male e si guida molto bene. Poi ci sono tutti gli aiuti elettronici che possono essere eliminati ma che in questo momento, come ho spiegato prima, mi danno una mano non indifferente. Sulla perfomance pura un pilota come Baguette è stato vicinissimo ai primi ed essendo lui il nostro punto di riferimento significa che la NSX è già molto competitiva a livello assoluto”. Bisogna considerare infine che siamo arrivati qui con pochi test dovendoci confrontare con vetture e squadre che disputano il campionato e ne hanno l’esperienza. Noieravamo al debutto".

Saranno coincidenze ma credo di avere il Giappone nel destino

Poche volte mi è accaduto di vedere tanto affetto da parte dei tifosi e dell’ambiente come accaduto con te a questa 24 Ore. Credo che sia una grande soddisfazione.
"Sì indipendentemente da ciò che deciderò sul mio futuro e dall’esito della corsa le emozioni che ho provato in questi giorni mi accompagneranno per sempre. Prendere parte alla parata o essere nel paddock circondato da tanta gente che arriva con le mie fotografie o i modellini delle vetture con cui ho gareggiato mi ha commosso. Adesso ti svelo un episodio: non mi ricordavo di avere vinto con Lancia LC2 nel 1985. L’ho scoperto da un modellino che mi hanno fatto autografare. Basta questo affetto per rendere felice una persona. E io lo sono".

C’è poi un riconoscimento comunque importante: la Honda ti ha voluto fortemente ed è orgogliosa che tu abbia pilotato una sua vettura. Lo hanno anche detto a una conferenza che non trattava di corse. Significa che guardandoti alle spalle hai lasciato un gran ricordo di te come pilota e come persona...
"In Giappone ho sempre offerto delle ottime prestazioni. Ho vinto l’ultimo Gran Premio a Suzuka nel 1992. Ho occupato tutte le posizioni del podio del Gran Premio e persino quelle dei punti, quarto, quinto, sesto. Ho vinto nel 1977 la corsa di Formula 2 contro la loro icona Kazuhoshi Hoshino e se guardo in percentuale i fans che ancora oggi mi scrivono dico che i giapponesi hanno la prevalenza sugli altri. Ci sono altri particolari che a volte non mi spiego relativi al rapporto con l’Honda: mi chiamano a Jerez de la Frontera per consegnare a Barrichello il premio per i 256 Gran Premi disputati; mi rendono protagonista del famoso video virale in cui porto mia moglie al volante di una Civic e la faccio morire di paura. Evidentemente qualcosa deve essere successo. Pensa che ho avuto uno sponsor di abbigliamento giapponese che mi aiutò quando ancora i suoi prodotti non erano conosciuti e che mi sfruttò come testimonial. Oggi è un leader nel mondo dello sci".

Tornando alla 24 Ore ti ha sorpreso l’impatto con un paddock moderno di gare GT?
"Nel mio team, che è più piccolo di altri, c’è lo stesso numero di persone della Williams F.1 degli Anni’90. Il paddock ha hospitality glamour. Ho vivo il ricordo delle 24 Ore di Le Mans ma non c’è proprio paragone con quegli anni. Qui sembra di essere al luna park. Vivevamo in modo molto più spartano e le vetture erano rustiche rispetto a queste. Qui siamo in un’altra dimensione".

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Su questo articolo

Serie BES
Evento 24 Ore di Spa
Sotto-evento Domenica, post-gara
Piloti Riccardo Patrese
Team Honda Racing Team JAS
Autore Guido Schittone
Tipo di articolo Intervista