È morto uno dei papà della Miura: addio all'ingegner Paolo Stanzani

E' scomparso Paolo Stanzani, l'81enne bolognese che ha contribuito alla nascita di due Lamborghini fra le più belle della storia: Miura e Countach. E poi ha curato la Bugatti EB110 prima di andare in F.1 con Scuderia Italia e Minardi.

È morto uno dei papà della Miura: addio all'ingegner Paolo Stanzani
Paolo Stanzani
Paolo Stanzani
Michele Alboreto, Lola T93/30 Ferrari

Paolo Stanzani, il papà della Miura insieme a Giampaolo Dallara e al designer Marcello Gandini, si è spento ieri all’età di 81 anni dopo un intervento chirurgico. L’ingegnere bolognese che ha festeggiato il 50ennale della sua creatura lo scorso anno, è stato una figura apicale nella storia della Lamborghini perché è stato tra i principali protagonisti del marchio di Sant’Agata Bolognese.

Dopo la laurea in ingegneria meccanica conseguita presso l’università di Bologna nel 1961, è stato assunto da Ferruccio Lamborghini il 30 settembre del 1963. Giovanissimo si trovò catapultato nel progetto della Miura occupandosi del Reparto Esperienze (prove su strada e omologazione) e dei calcoli. A metà del 1967 aveva assunto il ruolo di Direttore Generale e Direttore Tecnico e sotto la sua gestione sono nate anche la Burraco e, soprattutto, la Countach, un’altra supercar iconica che ha lasciato un profondo segno nella storia del Toro.

Aveva lasciato la Lamborghini poco dopo la vendita dell’azienda da parte del fondatore, ma Stanzani partecipò alla rinascita del marchio Bugatti che Romano Artioli aveva portato a Campogalliano alle porte di Modena, in un’innovativa factory dove era stata pensata la EB110 all'inizio degli Anni '90.

Poi nel 1993, chiamato da Beppe Lucchini, titolare della Scuderia Italia, l’ingegner Stanzani ha vissuto anche una parentesi in Formula 1 come responsabile della squadra bresciana che faceva correre i telai Dallara. Persona molto affabile, gentile e di buon animo, Stanzani non seppe dire no al patron bresciano che nel 1993 aveva voluto passare ai telai Lola.

La T93/30 proposta dagli inglesi, che era spinta dal 12 cilindri Ferrari di 3,5 litri, si rivelò un vero disastro per Michele Alboreto e Luca Badoer che erano i piloti chiamati a guidarla. Lucchini chiuse il team e per il 1994 aveva deciso di dare una mano a Gian Carlo Minardi che era in difficoltà economiche della gestione della squadra faentina.

L’ingegner Stanzani, era entrato nella struttura romagnola portandosi dietro gli ingegneri di pista Alessandro Mariani e Giovanni Bruno e come pilota Michele Alboreto oltre ad una sostanziosa dote economica. 

Trovò un Aldo Costa alle prime armi che insieme a Gabriele Tredozi aveva lanciato la M193B affidata a Michele Alboreto e Pierluigi Martini, visto che Gustav Brunner era passato alla Ferrari. Una monoposto interessante che però era penalizzata dal peggior motore del lotto, il Ford HB di vecchia generazione. Ma la convivenza delle anime delle due squadre italiane non fu facile e Stanzani nel 1995 decise di chiudere con la Formula 1 quando Lucchini decise di uscire definitivamente dal mondo dei GP.

Stanzani lo avevamo rivisto al Minardi Day dello scorso anno dove aveva ritrovato oltre al patron Minardi anche Costa, Tredozi e Martini: “Ho avuto un bellissimo rapporto con Paolo che all'epoca era vice-presidente della Minardi – racconta Gian Carlo – avevamo le stesse idee e uguali visioni per cui andavamo molto d’accordo. Ho sempre apprezzato la persona corretta e dalle buone maniere. Mi aveva fatto molto piacere vederlo a Imola l’anno scorso…”.

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