Ezpeleta: "Dorna fuori dal nuovo organo giudicante"

Il grande boss della società spagnola ha rivelato alcune novità interessanti in un'intervista rilasciata a Sky Sport

In una lunga intervista esclusiva concessa a Guido Meda, il CEO di Dorna Carmelo Ezpeleta ha rivelato la nascita di un nuovo organismo giudicante accanto alla Direzione di gara. Ezpeleta ha poi spaziato dalle prospettive tecniche e sportive del 2016, al futuro del Motomondiale, addentrandosi anche nei fatti controversi del finale 2015. Di seguito l’intervista integrale andata in onda questa sera su Sky Sport MotoGP HD all’interno della rubrica “Passione MotoGP”.

C’è sempre un momento dell’anno, che per me è gennaio, in cui ti viene voglia di tornare alle corse in moto. Succede anche a te?
"A me succede, ma mi succede prima. Già all’inizio di dicembre desidero tornare. È vero che durante tutto questo tempo i weekend sono più liberi per la famiglia, ma le settimane e i giorni di lavoro sono più impegnativi che durante la stagione".

Il finale di Mondiale dello scorso anno è stato un po’ pesante per il cuore di tutti: italiani, spagnoli… C’è una lezione che hai imparato da quel finale lì?
"Di sicuro. È vero che è stato molto impegnativo. Io non l’ho preso come spagnoli, italiani… io sono orgoglioso di essere spagnolo, ma non sono spagnolo come gestore della Dorna. La relazione con l’Italia è stata straordinaria tutta la vita. Con l’età che ho e il tempo in cui ho gestito la MotoGP per Dorna, certe volte ho pensato di fare qualcosa io per primo per evitare che succedesse poi quello che è successo a me. Questo ti succede sempre quando c’è un incidente che ti cambia un po’ i piani. La verità è che noi avevamo, dopo una stagione lunghissima, un finale di campionato fantastico, che poi è andato come è andato".

Come affronti i piloti? Come un padre di famiglia, come un dirigente dell’organizzazione che ha in mano il Motomondiale, una via di mezzo, o dici: siete maturi, fate quello che sapete fare.
"Io per primo ho un grosso rispetto per tutti i piloti. Penso che il cuore di tutto quello che noi facciamo sia il valore e la capacità che hanno i piloti. I piloti sono persone, lavoriamo con materiale infiammabile come benzina, e in certi momenti, la benzina può bruciare. A me, dopo quello che è successo in Malesia, mi preoccupava molto Valencia. Quello che ho fatto, lo sa tutto il mondo, ho parlato con Lorenzo, con Marquez e con Vale, in quest’ordine. E ho proposto loro una cosa che mi è sembrato andasse bene anche per loro: “Sappiamo quello che è successo, io non ti dico che hai ragione tu o l’altro, ma dovete fare una gara. Fermate le ostilità fino alla fine della gara”. Penso che non sia stato unicamente un desiderio mio, loro erano d’accordo con la mia proposta e lo hanno fatto. Così ho rispettato che dopo la gara loro abbiano avuto la possibilità di dire tutto quello che pensavano, perché il nostro armistizio era fino alla fine della gara. Hanno fermato le ostilità verbali. Verbalmente, durante quel giovedì sera (il giorno in cui ci sarebbe dovuta essere la conferenza stampa piloti a Valencia, ndr), in una conferenza stampa con tutti insieme, urlandosi l’un l’altro, il clima per gli spettatori di Valencia sarebbe stato molto peggiore. Naturalmente non puoi fermare le ostilità con uno che pensi ti abbia fatto delle cose che non sono corrette".

In Italia Marquez sembrerebbe aver giocato per Lorenzo e non per Rossi.
"Io ho ovviamente la mia opinione, so cosa è successo e penso che i protagonisti sappiano cosa sia successo. Io so cos’è successo e loro anche lo sanno".

Anche una volta si facevano però delle cose strane…
"La differenza grossa è che adesso si vede e prima non si vedeva. Questo non succede unicamente nel motociclismo, succede in qualsiasi sport. Io sono appassionato di calcio, molte volte sono successe delle cose, prima non si vedeva o lo vedeva solo una persona e non succedeva nulla. Ora abbiamo una grande possibilità. Grazie ai mezzi tecnici che abbiamo adesso, il motociclismo è diventato uno sport che si segue molto perché si vedono cose interessantissime. A Valencia, una delle cose che si dicevano, era: “Chiaro, la Dorna, per decisione commerciale, ha preferito gli spagnoli”. Primo, non è così, non ho bisogno di dire come stanno le cose. Ma per l’accordo che abbiamo con la FIM, con l’associazione dei team e con tutti, dall’inizio, dal 1992, abbiamo avuto il diritto di essere presenti in quel gruppo che fino ad ora era la Direzione di gara, che sanzionava i team. Noi dobbiamo essere nella Direzione di gara, perché la priorità della Direzione di gara è gestire la gara e noi dobbiamo essere nella gestione della gara. Ma non abbiamo nessun interesse a essere gli arbitri. Ci sarà sì, un rappresentante della Dorna, a partire da quest’anno, nella Direzione di gara, ma avrà anche un altro corpo, che sarà quello che farà la penalità".

Composto da chi?
"Questo si dirà dopo, ma senza la Dorna. A tutti quelli che hanno detto che per interessi commerciali, alla Dorna poteva interessare, non sanno cosa siano gli interessi commerciali della Dorna. Pertanto non possono dire questo. Sono persone che non lo dicono in buona fede".

Ci aspetta un Mondiale rivoluzionato anche dal punto di vista sportivo o molto più ortodosso e normale di come ce lo aspettiamo adesso che abbiamo tanti dubbi?
"Io penso che i cambiamenti siano grossi. Dorna, FIM e IRTA sono stati convinti dall’inizio. È costato di più convincere l’MSMA. Questo significa una cessione di tutte le parti, perché teoricamente il Mondiale ideale è questo, tutto libero. Ma il Mondiale ideale non è possibile adesso. Io so il rischio di avere soprattutto una centralina unica. È un rischio, ovviamente io mi aspetto che alla fine dell’anno le moto risponderanno ai gusti di tutto il mondo. Ma il problema è che veniamo da una situazione molto sviluppata, qualcuno da fuori può dire: “Perché complicarsi la vita con una centralina unica?”. Perché se non facessimo questo, il 2017 non sarebbe come sarà. E sono sicuro che l’Aprilia o la KTM non sarebbero subentrati se i costi dell’elettronica non fossero stati abbordabili per loro".

Trovi degli interlocutori che capiscono o combattono?
"All’inizio ovviamente tutto il mondo dice che preferisce non fare niente. La questione è convincerli. Siamo arrivati a questo accordo prima della Malesia dell’anno scorso per fare le cose correttamente. Honda l’ha capito, è stata molto generosa".

Torneremo ad avere un motociclismo in cui il pilota conta un po’ più della moto che guida o è solo un sogno romantico?
"Io penso che i piloti abbiano contato sempre molto. Ricordo quando la discussione iniziale era: “Non abbiamo bisogno del controllo di trazione…”. Io in quel momento rispondevo che preferivo meno spettacolo e meno cadute. Alcuni piloti hanno detto che siamo tornati al 2008. Di sicuro siamo tornati indietro, ma mi sarei preoccupato se fossimo tornati indietro nella sicurezza".

È possibile che siamo tornati indietro nella sicurezza?
"Io penso di no, perché ne abbiamo parlato molto con chi fa la centralina. Può succedere che le moto non siano così performanti come lo erano prima. Io pensavo che fossero troppo performanti. Di tutto lo sport meccanico che io conosco, quello in cui l’uomo conta di più è il motociclismo".

Cosa si aspetta Ezpeleta da Rossi?
"Prima di tutto, a me 36 anni non sembrano niente, è giovanissimo. Io ne ho 69 (sorride, ndr). L’importanza è la testa e Valentino ha una testa come se fosse di 22 anni".

Tu te lo aspetti ancora competitivo?
"Assolutamente. Io ho sempre detto che Valentino gareggia unicamente perché gli piace gareggiare e per cercare di vincere. Valentino vale moltissimo. È un idolo mondiale legato alla crescita della MotoGP, soprattutto per il suo valore come pilota. Tu puoi essere simpaticissimo, ma se non sei così veloce come Valentino non è abbastanza. La gente non ti viene a vedere perché sei simpatico. Valentino ha fatto delle cose straordinarie, come altri piloti, ma il valore del pilota è la sua capacità di guidare, di vincere e di fare delle cose. La gente ha riscoperto con lui il motociclismo. Valentino, in una maniera o nell’altra, rimarrà nel motociclismo. Sicuro".

Immagino che vedremo Stoner in un paio di gare. Tu?
"Massimo rispetto per Stoner, è un pilota straordinario, è una leggenda del motociclismo. Non tornerà per essere il quinto, ha vinto con Ducati, con la Honda… E’ la sua decisione, se viene sarà il benvenuto".

È vero che lui ha avuto un rapporto conflittuale con il mondo della MotoGP? O è stata una cosa sopravvalutata?
"Lui ha detto la sua opinione. Nel bene o nel male, il motociclismo è così. Io ho molto rispetto per Stoner come pilota e anche per la parte sportiva. La parte organizzativa, noi penso che abbiamo dimostrato di essere capaci di gestirla".

Sei contento della Moto3? È immaginabile che il motociclismo del futuro siano delle porzioni di motore? Sei contento della Moto2?
"Noi abbiamo un campionato con tre categorie e piace molto. Penso che sia un valore grande della MotoGP avere un campionato con tre categorie. I piloti che sono in MotoGP sanno tutti chi è in Moto2 e in Moto3. Il pilota della F1 non sa chi gareggia in GP2 e in GP3. Non è una critica per loro, ma è un valore nostro che vogliamo mantenere. La Moto3 è molto più competitiva, è più economica e la gente può partecipare. Economica, ma molto vincente. La Moto2 è la prima che abbiamo cambiato, i piloti mi dicono che è una buona categoria per imparare la MotoGP. Il passo dalla Moto3 alla MotoGP lo puoi fare, ma è troppo grande la moto".

Qualche tempo fa, su alcuni organi della stampa italiana, sono emersi punti nevralgici che riguardano la Dorna e la figura di Carmelo Ezpeleta, pronto a essere depotenziato dal fondo d’investimento. Come mai?
"Quando l’ho visto quella mattina pensavo fosse il 1° d’aprile. Non ho niente da dire, mi fa un po’ ridere. La Dorna non ha nessuna difficoltà, sono felicissimo di come stanno le cose. Già il fatto di parlare qui su Sky è la prova che non è vero. Il depotenziato è abbastanza potente, per il momento".

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Campionati MotoGP
Articolo di tipo Intervista
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