Le responsabilità Red Bull nelle difficoltà Renault

Le responsabilità Red Bull nelle difficoltà Renault

I capi di Milton Keynes hanno attaccato duramente i francesi di Viry Chatillon, ma...

Proviamo ad affrontare la questione da un’ottica diversa dal solito, dopo che il “bombardamento” sembra essersi placato: la Red Bull ha messo la sordina con le polemiche che sono piovute addosso alla Renault dopo il deludente debutto della RB11 a Melbourne per problemi di potenza e affidabilità della power unit francese. Il sesto posto di Daniel Ricciardo non risponde alle ambizioni dei “bibitari”.

"Abbiamo accettato uno sviluppo del motore… last minute - ha ammesso Cyril Abiteboul, managing director di Renault Sport F1 all’Equipe – e per questo abbiamo aggirato i nostri processi di qualità e di validazione al banco che normalmente usiamo. Sono stati questi cambiamenti che hanno causato i problemi di Melbourne e ora cerchiamo di provi rimedio per Sepang. Voglio ricordare che produciamo motori di F.1 da 37 anni e sappiano cosa dobbiamo fare…”.

I francesi sono stati feriti dalle dure accuse di Milton Keynes: "Abbiamo vinto insieme per anni, e ora stiamo vivendo dei problemi insieme - ha insistito Abiteboul - Finora abbiamo seguito le direttive della Red Bull, ma chiaramente il telaio e il motore sono due universi completamente diversi. Ciascuno dovrebbe fare il suo lavoro in pace”.

Ma in realtà cosa sta succedendo? Non tutti sanno che molte parti elettriche della power unit Renault sono studiate dalla Red Bull Technology a Milton Keynes e prodotte in Austria alla Magna Styr. Viry Chatillon, per esempio, compra il pacco delle batterie da Red Bull Technology e lo rivende ai team clienti: Red Bull Racing e Toro Rosso!

Insomma è evidente che c’è un circolo vizioso nel quale è difficile attribuire precise responsabilità. L’anno scorso, con il vituperato 6 cilindri turbo Energy realizzato da Rob White, dopo un avvio difficile, la Red Bull Racing aveva vinto tre Gp con Daniel Ricciardo, ma per i vertici di Milton Keynes lo sforzo prodotto da Renault Sport F1 non era abbastanza, per cui è stata condivisa una ristrutturazione che è stata portata avanti da Cyril Abiteboul non solo in Francia.

Sembra che la Red Bull abbia assunto del personale in Gran Bretagna mettendo in piedi un dipartimento destinato ai motori che si occuperebbe della simulazione di certi componenti, come se le competenze necessarie ci siano solo in UK e non in Francia. Il bello è che questo reparto sarebbe stato allestito con i finanziamenti di Renault!

Non solo, ma i “bibitari” hanno imposto come consulente di Viry Chatillon Mario Illien, lo svizzero ex motorista della Mercedes, fuori dal giro della Formula 1 da qualche anno. L’elvetico in novembre si è messo all’opera per rifare la camera di combustione e adottare un turbo compressore più grande.

Le modifiche non sono state studiate in Francia, ma alla AVL in Austria, provocando la stizzita reazione dei tecnici transalpini che si sono sentiti esautorati. Ma alla resa dei conti i dati delle prove al banco hanno rivelato che la testa di Illien andava peggio di quella originale Renault.

Alla Renault, allora, hanno deciso di tenersi quanti più gettoni di sviluppo era possibile (ne possono usare ancora 12 su 32) per riprendere in mano il progetto che è rimasto indietro di quattro mesi. Appare evidente quanto anche la Red Bull sia responsabile della situazione imbarazzante in cui si è venuta a trovare la Casa francese.

Il rapporto fra le parti si è deteriorato, ma in una riunione che si è tenuta a Milton Keynes un paio di giorni fa, Helmut Marko avrebbe ufficializzato che Dietrich Mateschitz non ha alcuna intenzione di uscire dalla Formula 1, ma vuole un’altra power unit, mettendo così la sordina alle dichiarazioni di Christian Horner che ha voluto lanciare delle provocazioni molto forti dopo la delusione australiana.

Ma il personaggio più agitato della situazione è Adrian Newey che ha minacciato di non mettere più mano alle monoposto di F.1 (dedicandosi alle barche) se non arriverà un propulsore competitivo o un adeguato cambiamento di regole. Mateschitz sarebbe attratto dall’idea di realizzare un proprio motore in Austria o entrare in partnership con un altro Costruttore (Audi?), ma dovrà aspettare fino al 2017.

Nel frattempo va gestito il presente: su insistenza di Mario Illien i tecnici francesi hanno “omologato” un compressore decisamente più grande che adesso genera gravi problemi di guidabilità e di riempimento.

La RB11 di Adrian Newey ha un lay out più estremo della STR10 di James Key, ma solo due decimi separano le monoposto “cugine”, con la Toro Rosso in mano a due piloti promettenti ma debuttanti. E Daniil Kvyat non si è nemmeno schierato al via della gara per un problema idraulico al cambio

Come uscirne? Tanto Red Bull Racing che Toro Rosso si alternano al banco dinamico dell’AVL a Graz: le macchine a grandezza naturale possono essere provate sul tappeto rotante (pare che costi 200 mila euro alla settimana) per cercare di varare le prossime evoluzioni di motore, e per sfruttare al meglio i 12 gettoni che sono ancora utilizzabili.

Mentre Red Bull e Renault si prendono per gli stracci, si parla della trattativa dei francesi per rilevare la Toro Rosso. Helmut Marko ha ammesso che i contatti ci sono: i “bibitari” potrebbero restare sulla monoposto che diventerebbe gialla come sponsor se gli venisse garantita la possibilità di crescere un giovane pilota del vivaio.

Abiteboul, accompagnato da Bob Bell, nuovo consulente Renault, ha già visto le strutture di Faenza. La Casa francese “spernacchiata” da Milton Keynes non piace affatto all’orgoglioso presidente del Gruppo transalpino, Carlos Ghosn: aspettiamoci delle sorprese…

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