Ecco cosa nascondeva la Red Bull Racing nel T-Tray!

Ecco cosa nascondeva la Red Bull Racing nel T-Tray!

Si tratta di un "boomerang" in carbonio in grado di far muovere lo splitter con una deformazione programmata

Il segreto c’era, ma è stato tenuto abilmente nascosto per tutta la stagione. Ecco il disegno Effe 1 Tech della Red Bull Racing che mostra il particolare che probabilmente permetteva al T-Tray della RB9 di sollevarsi verso l’alto quando il carico verticale che veniva applicato allo splitter era superiore ai 200 kg. Lo diciamo subito: questa soluzione è stata dichiarata legale dai commissari tecnici della FIA che l’hanno verificata nel corso della stagione 2013, perché non infrangeva alcuna norma del regolamento, anche se forse non ne rispettava lo spirito. BOOMERANG IN CARBONIO Di che si tratta? Di una sorta di “boomerang” realizzato in materiali compositi che è stato montato fra lo skid-block e il T-Tray. Altre squadre in quel punto hanno adottato molle molto più semplici perché il fondo resistesse alle verifiche della FIA (la flessione massima è di 5 mm con il carico di 200 kg verificati in tre punti) ed evitasse che la “tavola” (che non è più in legno) potesse rompersi sfregando violentemente nel passaggio sui cordoli. COME ALZARE IL “BECCO” Quello è stato il punto della monoposto campione del mondo più tenuto d’occhio per tutta la stagione, perché solo alzando leggermente il “becco”, mentre la monoposto era in movimento, era possibile avere la minore altezza da terra dello splitter senza però rovinare lo skid-block sull’asfalto (l’eccessivo consumo della tavola, infatti, determinerebbe una squalifica). C’E’ ANCHE L’ASSETTO RAKE Grazie al Frick è stato possibile adottare l’assetto picchiato (gli inglesi lo chiamano Rake) con l’ala anteriore che quasi strisciava terra, mentre il posteriore era più alto di 80 mm per aumentare il volume di aria nel diffusore che era sigillato ai lati dalla “minigonna termica” frutto dell’effetto soffiante degli scarichi. TANTE SPECULAZIONI DURANTE L’ANNO Nel corso del mondiale si sono fatte molte speculazioni su come Adrian Newey riuscisse a far flettere il T-Tray secondo una deformazione programmata e studiata con cura al CFD. C’è chi ha parlato di un fantomatico effetto mass damper e chi sosteneva l’esistenza di materiali che potevano deformarsi grazie al calore. Le riprese di una termo-camera della FIA, infatti, avevano messo in evidenza che proprio nell’area dello splitter della RB9 si generava un’alta temperatura che avrebbe potuto permettere al tirante che lega il T-Tray alla scocca di collassare, allungandosi, ma senza registrare il prevedibile consumo del “pattino” che, invece, avrebbe giustificato l’inusuale incremento di calore per il continuo sfregamento sulla pista. LA TEORIA DI GARY ANDERSON La teoria portata avanti da Gary Anderson, ex dt della Jordan, era stata ritenuta credibile anche dai tecnici della FIA che hanno provveduto a controllare al Gp dell’India se il T-Tray della Red Bull Racing subisse delle deformazioni una volta che il tirante era surriscaldato da una fonte di calore, mentre era sottoposto al carico previsto dal legislatore. E, invece, non è successo proprio niente, lasciando tutti di sasso, perché puntualmente si sono smontati i dubbi sulla regolarità della RB9. LO SCATTO MISTERIOSO In occasione dell’ultimo Gp del Brasile, invece, il pezzo che è rimasto sempre “impacchettato” fra il T-Tray e lo skid block della Red Bull Racing è stato beccato da un fotografo che ha colto l’attimo in cui è calata l’attenzione dei meccanici di Milton Keynes. E la voluminosa “balestra” in carbonio non è passata inosservata: si tratta di un particolare piuttosto grande che è apertamente in antitesi con lo stile progettuale di Adrian Newey, un fanatico della miniaturizzazione dei singoli elementi della monoposto e che cerca sempre il massimo risparmio di peso. Insomma, in F.1 non si monta niente che non abbia un riflesso diretto sulle prestazioni. LA BALESTRA ALZA IL PRIMO PEZZO DELLO SKID BLOCK? A cosa serve la “balestra” in carbonio? Come premessa va detto che la “tavola” che fa da fondo alla chiglia della monoposto non deve essere in un unico pezzo, ma è possibile dividerla in tre parti. Questa scelta è stata fatta giustamente per risparmiare: si sostituisce solo il pezzo che riporta dei danni strisciando sui cordoli. Il primo pezzo, quello che comprende lo splitter deve essere di almeno 1000 mm. Adrian Newey pare che riesca a farlo ruotare di qualche millimetro verso l’alto nella parte anteriore grazie al boomerang in materiali compositi che agisce proprio come una molla ma con poco carico. Come potete notare nell’immagine che pubblichiamo la balestra in carbonio circa a metà è tenuta da un interessante sistema di fissaggio che consente una flessione determinata prima di inchiodarsi. Anzi, per essere più precisi, forse sarebbe meglio definire il movimento del primo pezzo dello skid block come una piccola una rotazione verso l’alto. CI SONO ALTRI SEGRETI NELLA RB9? È interessante notare, oltre all’arcuatura del boomerang, anche la forma a delta della parte anteriore: il genio inglese, infatti, riesce a ripartire il carico su tutta la larghezza dello splitter, evitando le deformazioni che si potrebbero generare agendo solo in un punto: in questo modo si ottiene una stabilità nel movimento del T-Tray invidiabile in una zona nevralgica della monoposto. Va anche detto che fra la tavola e il fondo la Red Bull Racing ha inserito una “pelle” di un paio di millimetri che sembra di kevlar. Potrebbe essere utile a chiudere tutti i buchi o come isolante termico. Chissà se è tutto qui o c’è ancora dell’altro nascosto nella RB9? Diavolo di un Newey…
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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Mark Webber , Sebastian Vettel
Articolo di tipo Ultime notizie